C'è vita sull'isola che non c'era: Hunga Tonga, un paradiso a rischio

ALGHE, piante, uccelli e minuscoli organismi: c’è vita sull’isola nata dal nulla. Per la prima volta, dopo quattro anni dalla sua nascita, un gruppo di ricercatori e studenti ha messo piede sull’isola chiamata Hunga Tonga-Hunga Ha’apai (Hunga Tonga), formata nel 2015 da un vulcano sottomarino. Un luogo incredibile emerso fra due isole già esistenti nel Pacifico, nell’area di Tonga, composto per lo più da rocce vulcaniche e di cui fino allo scorso ottobre si conosceva pochissimo.   Le poche informazioni che si avevano arrivavano dalle osservazioni delle immagini satellitari che sembravano descrivere un luogo piatto (ma non era così) nato fra le due isole in un punto dove prima c’era soltanto il mare. Un posto ideale, spiegheranno poi i ricercatori, per comprendere dalla Terra quello che potrebbe avvenire – in termini per esempio di falde acquifere – su . Per molto tempo però, a causa della potenza delle onde e dall’impossibilità di atterrare sull’isola con altri veicoli, nessuno era riuscito a mettere piede su quel territorio. Land Ho! Visiting a Young Island – 31 JAN 2019. The island in Tonga, has no official name & is referred to by the combined names of its neighbors, Hunga Tonga-Hunga Ha’apai (HTHH).IMAGES: Dan SlaybackSupport proposed — Jeannie Curtis (@VolcanoJeannie) Lo scorso ottobre però lo scienziato Dan Slayback del Goddard Space Flight Center della Nasa (Greenbelt, Maryland) insieme ai ricercatori e studenti della barca South Pacific della Seas Association (Sea) sono riusciti ad approdare e a visitare quell’isola che finora avevano visto soltanto dallo spazio. Lo scopo della visita era ottenere più nozioni possibili su come rare isole vulcaniche prendono forma e su come possa crescere la vita laddove prima non c’era. Inoltre quella di Hunga Tonga, una delle pochissime isole di tali dimensioni nate negli ultimi 150 anni, era una opportunità incredibile per la ricerca scientifica decisa a studiare questi paesaggi che, più di altri al mondo, assomigliano a quelli di pianeti lontani come per esempio Marte.  “Eravamo tutti come ragazzini emozionati” ha raccontato Dan Slayback in un blog della Nasa. Lo scienziato spiega che la maggior parte del territorio era composto da rocce vulcaniche appuntite, sulle cui caratteristiche erosive hanno condotto vari studi, e che l’isola “non era così piatta come sembrava dal satellite”. Sono poi state effettuate varie misurazioni, foto e analisi con il gps per ricostruire l’isola in 3D in modo da mapparla completamente. Ad entusiasmare tutta la spedizione è stata però soprattutto la presenza della vita riscontrata sull’isola. Piante, fiori, macchie di vegetazione nate probabilmente grazie agli escrementi di uccelli che diffondono i semi, ma anche gruppi di uccelli marini come le sterne e perfino un barbagianni.  Vita che però, ricordano gli stessi ricercatori, potrebbe durare poco: le isole vulcaniche in alcuni casi durano pochi anni prima di essere sommerse e anche quella tongana sembra andare incontro a un triste destino. “L’isola sta erodendo molto più rapidamente di quanto immaginassi” spiega Slayback. “Ci siamo concentrati sull’erosione della costa meridionale dove le onde si infrangono, cosa che sta già succedendo velocemente”, continua lo scienziato raccontando che “l’isola sta pian piano tornando giù”. Con il permesso delle autorità tongane la spedizione ha raccolto minerali, rocce, reperti vari ed effettuato centinaia di misurazioni per studiare evoluzione e vita dell’isola che non c’era. Tutto il gruppo sa però che presto l’atollo potrebbe sparire. La speranza di Slayback e degli altri è quella di tornarci “al più presto” per poter effettuare nuovi studi prima che “sia completamente sommersa”.


Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente

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