Giornata delle zone umide: alla scoperta di stagni e lagune

ESCURSIONI guidate, convegni, azioni di volontariato, birdwatching, citizen science. Un week-end ricco di iniziative in tutta la penisola quello che promuovono Legambiente e Wwf per la Giornata Mondiale delle zone umide, che si celebra ogni anno il 2 febbraio, per ricordare la firma della Convenzione di Ramsar del 1971 nata per proteggere gli ecosistemi e sottoscritta da 170 Paesi.

Paludi, torbiere, distese di acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata sono luoghi che, oltre ad accogliere e conservare una ricca diversità biologica di uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, pesci e invertebrati, garantisce risorse di acqua e cibo e svolge una funzione di mitigazione ai cambiamenti climatici.

Domani si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale delle zone umide Gli ambienti più minacciati eppure più ricchi di La campagna — WWF Italia (@WWFitalia) Si stima che a questi ambienti sia legato circa il 12% delle specie animali presenti nel nostro Pianeta e il 40% della biodiversità, considerando anche le specie vegetali. Uno dei gruppi tassonomici più rappresentativo in questi ambienti è quello degli uccelli: a livello mondiale, su 9.895 specie esistenti, 878 (pari al 9%) sono strettamente legate alle zone umide. Nel nostro Paese la percentuale di uccelli acquatici presenti nelle zone umide è ancora più alta: 192 specie (31%) su 621, la maggior parte delle quali migratrici. Domani iniziative in tutta Italia: passeggiate, visite guidate, birdwatching e citizen science, per valorizzare queste aree fondamentali per biodiversità e mitigazione cambiamenti climatici. ?????? — Legambiente Onlus (@Legambiente) In Italia queste aree sono 65, per un totale di 82.331 ettari. Sono anche tra gli ecosistemi più a rischio del pianeta. La pressione antropica e il riscaldamento globale ne mettono sempre più a rischio gli equilibri delicati e complessi, basti pensare che nell’ultimo secolo, oltre il 64% delle zone umide sono ormai scomparse.

L’evento è un’occasione per ricordare che le zone umide ci difendono da alluvioni e inondazioni, assorbono gas serra e sono i più ricchi in assoluto di biodiversità. Il Wwf ha raccolto 2.000 segnalazioni e pubblicato i risultati della campagna One Million Ponds: sono almeno 200 le piccole zone umide a rischio per il loro cattivo stato ecologico su cui bisogna intervenire subito con azioni di tutela e riqualificazione, oltre 850 quelle in buono stato, che possono essere valorizzate. Il censimento svolto dall’associazione ha consentito di raccogliere ben 1.957 segnalazioni online e da comitati locali su questi ambienti naturali di transizione – dove terra e acqua si incontrano – tra i più a rischio del Pianeta, che sono straordinari bacini di vita per l’avifauna e per specie endemiche di anfibi, pesci, piante e insetti come rane, salamandre, libellule e ninfee e fondamentali serbatoi di CO2.

Le 1.957 aree umide rilevate dal Wwf (il 68% delle quali hanno dimensioni al di sotto dei 1.000 mq) sono state individuate nel nostro Paese per la maggior parte (65%) in zone dove è rilevante la pressione di attività antropiche: il 52% sono in zone agricole e il 13% in aree urbane, mentre il 34% in aree ancora in un buon grado di naturalità.

Almeno il 90% delle zone umide, ricorda l’associazione ambientalista, sono scomparse nell’ultimo secolo nella sola Europa. Secondo la Commissione europea, fra il 1950 e il 1985 si sono registrate le perdite maggiori: in Francia (67%), Italia (66%), Grecia (63%), Germania (57%) e Olanda (55%).  Dei circa 3 milioni di ettari originari, all’inizio del ventesimo secolo, in Europa, ne restavano meno della metà, 1.300.000 ettari.

“Raggiugere entro il 2027 l’obiettivo del buono stato ecologico delle acque  stabilito dalla Direttiva Quadro Acque (sottoposta ad una consultazione europea sino al prossimo 4 marzo) costituisce un primo importante impegno da concretizzare attraverso un utilizzo efficace ed efficiente da parte dei due ministeri dell’Ambiente e delle politiche agricole e delle Regioni dei fondi europei, primo fra tutti quelli della Pac 2014-2020  con i Piani di Sviluppo Rurale (Psr) e da perseguire anche con una pianificazione urbanistica che dedichi attenzione alla progettazione e qualificazione, non solo dell’edificato, ma degli spazi liberi, delle aree naturali urbane  e della rete ecologica dei grandi e piccoli centri”.

Il 2 febbraio è la Giornata Mondiale delle zone umide che celebra l’adozione della Convenzione Internazionale per la tutela delle zone umide firmata in questo giorno del 1971 a Ramsar in Iran. Quest’anno l’attenzione è sul clima: “we are not powerless againist climate change”. Le zone umide, infatti, sono tra i primi ambienti a subire gli effetti dell’effetto serra se le temperature cresceranno ancora di 2-3 gradi, se le precipitazioni si ridurranno del 25% e il livello del mare s’innalzerà.

Tutto questo quando il 90% di questi ambienti sono scomparsi nell’ultimo secolo nella sola Europa. Secondo la Commissione europea, fra il 1950 e il 1985 si sono registrate le perdite maggiori: in Francia (67%), Italia (66%), Grecia (63%), Germania (57%) e Olanda (55%).  Dei circa 3 milioni di ettari originari, all’inizio del ventesimo secolo ne restavano meno della metà, 1.300.000 ettari.Le zone sono acquitrini, paludi o torbiere o acqua libera, sia naturali che artificiali, temporanee o permanenti, tanto con acqua ferma che corrente, dolce, salmastra o salata, incluse le zone di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non superi i sei metri, considerate “acque di transizione” nella Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE).


Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente

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