7 invenzioni di donne che ci hanno cambiato la vita in cucina

Diamo un colpo in più ai luoghi comuni e ricordarci che molte invenzioni sono state concepite dall’intelligenza di donne geniali… rendendoci la vita in cucina molto più semplice!

Dalla pila elettrica di Alessandro Volta alla radio di Guglielmo Marconi passando per il telefono di Meucci sembra che le invenzioni rivoluzionarie siano state ideate solo da uomini… e le donne? Approfittiamo di marzo, il Women’s Month, per dare un colpetto in più ai luoghi comuni e ricordarci che diverse scoperte scientifiche o innovazioni tecnologiche sono state concepite dall’intelligenza di donne geniali. Scienziate o studiose, ma anche casalinghe, che hanno stravolto in positivo la nostra vita quotidiana attraverso il loro approccio visionario. Le donne che hanno influenzato il progresso grazie a grandi idee sono tante, tantissime, semplicemente meno note: come i tergicristalli di Mary Anderson o il primo software per computer di Grace Murray Hopper. Girl power, arguzia e cervello sono gli ingredienti speciali che hanno permesso a donne uniche di  avere l’intuizione giusta per rendere più semplice la vita di tutti i giorni, specialmente in cucina.

La lavastoviglie di Josephine Cochrane

Ogni sera quando torniamo stanche dal lavoro oppure dopo una felice domenica conviviale, la lavastoviglie è il piccolo miracolo domestico che ci salva. Dobbiamo ringraziare Josephine Garis Cochrane che nel 1886 brevetta la prima lavastoviglie costituita da un sistema di pompe azionato manualmente. Dopo circa sette anni di prove e miglioramenti, la macchina viene esposta al World’s Columbian Exposition di Chicago ottenendo un successo tale da indurre l’inventrice ad aprire la sua fabbrica, la Garis-Cochran Dish-Washing Machine Company, acquisita poi dalla Whirlpool Corporation. Non pensiamo a lei come una desperate housewife di fine secolo, Josephine Cochrane era una ricca socialite americana che amava organizzare cene e stufa di vedere le sue preziose stoviglie lavate grossolanamente in grossi recipienti d’acqua o rompersi nelle mani di maldestri domestici, ha messo a frutto la sua necessità. Santa subito.

Il sacchetto di carta di Margaret Knight

A volte ci sono oggetti di uso quotidiano che diamo per scontati, proprio come i sacchetti di carta. Poi c’è quel guizzo geniale in più che vede oltre: proprio come ha fatto Margaret Knight nel 1860 progettando una macchina per produrre sacchetti di carta a fondo piatto, utilissimi e senza tempo. A (pre)vedere l’importanza dell’invenzione è Charles Annan, che corre a depositare il brevetto prima dell’inventrice originaria, la quale si vede costretta a intentare causa. L’uomo, forte della misoginia del tempo, sostiene la sua ragione affermando che nessuna donna avrebbe potuto ideare qualcosa di così tanto complesso. Fortunatamente, Margaret Knight è riuscita a dimostrare che il prototipo fosse suo a suon di avvocati, prove e schizzi. Non si è certo fermata: nei registri americani si trovano ben 87 brevetti a suo nome ed è parte della National Inventors Hall of Fame dal 2006.

La pattumiera a pedale e il frullatore elettrico di Lillian Gilbreth

Cominciamo dalla fine: Lillian Gilbreth è la prima donna a entrare nella National Academy of Engineering, ovvero la prestigiosa accademia nazionale di ingegneria degli Stati Uniti d’America. Chiamata anche la Lady Of Engineering, impiega gli studi di psicologia per migliorare la produttività gestionale, anche a casa. Madre di 12 figli e mente brillante, studia i gesti essenziali della quotidianità per poi applicarli all’ingegneria e inventare strumenti importanti come la pattumiera a pedale e il frullatore elettrico. Ogni volta che riusciamo a buttare qualcosa nonostante le mani occupate o prepariamo uno smoothie, è lei che dobbiamo ringraziare!

Il frigorifero moderno di Florence Parpart

L’impiego del freddo per la conservazione alimentare è una pratica consolidata da secoli, ma il passaggio dalle ghiacciaie al frigorifero come lo conosciamo oggi è relativamente recente. Il primo brevetto della macchina frigorifera risale al 1851 ed è depositato dal statunitense John Gorrie, poi surclassato negli anni 10 del Novecento dal primo frigorifero domestico realizzato nel 1915 da Alfred Mellowes. Persino Albert Einstein, insieme a Leó Szilárd, se ne occupa inventando un frigorifero senza parti in movimento nel 1930. Per fortuna, dai registri dei censimenti e dalle domande di brevetto del governo degli Stati Uniti, si evince un nome femminile: Florence Parpart. È suo il brevetto del 1914 per il frigorifero moderno, che rende la ghiacciaia obsoleta per chi può usufruire della corrente elettrica. Pare fosse fidanzata con un bravo elettricista, che la assiste nella progettazione del primo prototipo. Poi sarà grazie alla sua pionieristica visione di marketing tra campagne pubblicitarie e partecipazione a fiere, a realizzare il sogno.

La gelatiera di Nancy Johnson

Immaginate quanto doveva essere duro e faticoso il lavoro con la spatola a mano nelle vecchie sorbettiere refrigerate con la miscela di ghiaccio e sale. Basta inserire una manovella sopra il contenitore della sorbettiera per girare il composto e la fatica scompare: questo il pensiero geniale di Nancy Johnson, americana di Philadelphia. ed ancora assolutamente attuale, anche dopo l’avvento delle gelatiere elettriche.

Il mocio di Joy Mangano

Interpretata da Jennifer Lawrence nel film che le hanno dedicato nel 2015, Joy Mangano è la perfetta incarnazione del sogno americano. Classe 1956, newyorkese nata da genitori italo americani, mamma single con tre figli, oggi imprenditrice di successo. Grazie al suo pragmatismo (e alla sua laurea in economia aziendale), nel 1990 inventa il , conosciuto in Italia come lo straccio per pavimenti con secchio che consente di essere strizzato senza bagnarsi le mani. Un’intuizione geniale spinta da attività intraprendenti come le televendite che ha reso Joy Mangano milionaria. “Sono un inventore. Quando sto progettando un prodotto, tutto ciò che ho in mente è, come potrà semplificarti la vita? Immagino che sia solo il modo in cui guardo le cose“, semplifica lei.


Fonte: https://www.lacucinaitaliana.it/

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