Andy Warhol e la zuppa Campbell’s: non è stata sua l’idea?

Grazie alle 32 tele Campbell’s Soap, Andy Warhol raggiunge la popolarità e diventa il principale riferimento della Pop Art. Ma siamo sicuri che l’idea originale sia venuta proprio a lui?

Come Mary Quant e la minigonna o Leonardo da Vinci e la Monnalisa, Andy Warhol e la zuppa Campbell sono indissolubilmente legati. Inevitabile l’associazione rapida, immediata l’immagine dei barattoli di latta a ripetizione che colpisce ancora oggi al . Proprio grazie a questa sua opera del 1962, Warhol diventa il principe della Pop Art. E se non fosse stata sua l’idea originale?

Closeup della Campbell’s Tomato Soup. (Photo Credit James Keyser/The LIFE Images Collection/Getty Images).

Le 32 zuppe Campbell

Da modesto illustratore commerciale a autore, editore, pittore e regista di successo: Warhol deve tutto all’opera Campbell’s Soup Cans, rivela . 32 tele in polimero sintetico su tela, ciascuna grande 51x41cm, raffiguranti tutte le varietà dei barattoli di zuppa Campbell allora in commercio. Ognuna in cornici individuali e disposte su un’unica fila proprio come i prodotti esposti sugli scaffali dei supermercati: shock per il pubblico e per la critica, che non sa come reagire, ancora dietro all’espressionismo astratto americano in voga sin dal dopoguerra. 

In compenso, quel banale soggetto commerciale realizzato attraverso un processo semi-meccanizzato di Warhol rimane a lungo al centro di dibattito, andando così a contribuire alla notorietà dell’artista e a spingere il suo messaggio innovativo. La visione positiva della cultura ordinaria, l’allontanarsi dalla grande arte così come si era finora conosciuta e l’espressione finalmente individuale fanno delle zuppe Campbell di Andy Warhol la grande provocazione al mondo dell’arte. Warhol cambia definitivamente il modo di apprezzare l’arte, la rappresentazione diviene più importante di ciò che vi viene rappresentato, il risultato è una vera e propria rivoluzione.

Andy Warhol “Campbell Soup Cans”esposte nel 2002 al Museum of Modern Art Queens, Long Island City, Queens, NY. (Photo credit Matt Campbell/AFP/Getty Images).

Zuppe Campbell: di chi è l’idea?

Nel 1961, Warhol è convinto di poter raggiungere il successo con quadri ispirati ai fumetti, ma l’attenzione viene rapita da Roy Lichtenstein e il suo Look Mickey, lasciandolo disilluso, ma soprattutto a corto di idee. Qui entra in gioco l’amica interior designer e esperta di arte Muriel Roberta Latow, che gli vende per 50 dollari sia l’dea di dipingere banconote che barattoli Campbell’s; pare ci sia un assegno firmato dall’artista il 23 novembre 1961. Questa è la versione più accreditata come descritta dall’amico Ted Carey presente all’accaduto, raccolta nella biografia Pop: The Genius of Andy Warhol di David Dalton e Tony Scherman.

Altre genesi vengono dalle dichiarazione di Robert Indiana, l’artista pop conosciuto per l’opera LOVE: «Conoscevo Andy molto bene. Il motivo per cui dipinge lattine di zuppa è che gli piaceva la zuppa», oppure da Marcel Duchamp, uno dei punti di riferimento dell’arte dadaista e del cubismo: “Se prendi una lattina di Campbell’s Soup e la ripeti cinquanta volte, non ti interessa l’immagine retinica. Ciò che ti interessa è il concetto di mettere cinquanta lattine di zuppa Campbell su una tela”. Un’altra versione più recente arriva da Warhol stesso, che in un’intervista del 1985 per The Face cita i fiori di latta che sua madre creava come una delle sue ispirazioni. O più semplicemente l’artista di Pittsburgh ama consumare la zuppa Campbell – !

In definitiva, l’idea nasce dall’esigenza di Andy Warhol di creare qualcosa di innovativo. Lichtenstein, Rosenquist, Oldenburg avevano già iniziato a lavorare su soggetti reali estratti dalla cultura commerciale, la visione di Latow arriva al momento giusto così come il supporto del commerciante d’arte Irving Blum di Los Angeles, che convince Warhol a esporre sulla West Coast lontano dalla sua New York con l’esca delle star hollywoodiane, grande passione dell’artista. Il debutto avviene alla Ferus Gallery il 9 luglio 1962 – paradossalmente è la stessa data in cui la catena Walmart apre il suo primo supermercato e gli Stati Uniti conducono il primo nuclear test sull’oceano pacifico… boom. Si apre un nuovo capitolo per la storia dell’arte americana, nasce ufficialmente il Pop(ular), Warhol diventa Warhol.

Andy Warhol davanti alla sua opera “Marilyn Monro” alla Tate Gallery, Millbank, Londra (Photo Credit PA Images via Getty Images)

Warhol oggi, dove

Sono pochi gli artisti che possono vantare un tale riconoscimento universale e Andy Warhol con la provocazione dei barattoli Campbell ha centrato in pieno l’obbiettivo. Attraverso la sua personalità eccentrica e la sua volontà di sperimentare tecniche artistiche non convenzionali, Warhol ha contribuito a espandere il ruolo dell’artista nella società e ha compreso il crescente potere delle immagini nella vita contemporanea anticipando il successo dei social media. Tremendamente attuale, la curiosità e l’ammirazione intorno alle opere e alla vita privata stessa di questo artista bizzarro e geniale non si placano nemmeno oggi, infatti. 

Era dal 1989 che gli Stati Uniti non dedicavano una retrospettiva a Warhol e oggi è finalmente possibile scoprire di più su questo personaggio eclettico e fragile allo stesso tempo andando a visitare “Andy Warhol – From A to B and back again” al fino al 31 marzo 2019. Senza dover prendere un aereo, attualmente alla è stata allestita fino al 28 aprile un’eccezionale mostra curata da Maurizio Vanni intitolata “Andy Warhol. L’alchimista degli anni Sessanta” con 140 opere originali.


Fonte: https://www.lacucinaitaliana.it/

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