I risultati del restauro della tomba di Tutankhamon

Quando Howard Carter aprì la tomba di Tutankhamon, nel 1922, effettuò una serie di scoperte che avrebbero catturato l’immaginazione del mondo e scatenato tra il pubblico di appassionati una duratura storia d’amore nei confronti della camera funeraria del “faraone bambino”, vissuto circa 3300 anni fa, e dei suoi ricchi tesori.

Quasi un secolo dopo, un team di scienziati ha ora completato il più importante studio, ad oggi, sulla tomba: un progetto decennale di che ha risolto alcuni enigmi, ma che ha anche sollevato nuove questioni sul futuro di uno dei più famosi monumenti del mondo.

Nel corso del convegno che si sta tenendo a Luxor in questi giorni, sono stati rilasciati i risultati del progetto, sviluppato dal Ministero egiziano delle Antichità e dal Getty Conservation Institute di Los Angeles.
Il lavoro su una struttura di 110 m², portato avanti da una dozzina di restauratori alla volta, è iniziato nel 2009 e si sarebbe dovuto concludere nel 2014; tuttavia, a causa dei problemi scaturiti dalla

rivoluzione in Egitto del 2011, ha avuto una battuta d’arresto nel 2013.

 “Chiunque vada nella Valle dei Re vuole visitare la tomba di Tut”, dice Neville Agnew, .  Lunghe fasi di documentazione, diagnosi e prognosi delle condizioni della tomba sono state fondamentali per delineare un piano di azione per il futuro: “Cosa succederebbe se non facessimo niente? Ci siamo interessati di tutte le attività, passate, presenti e future, e di come affrontarle nel migliore dei modi”.

Un restauratore spazza via delicatamente la polvere che si è accumulata sulle superfici dipinte della tomba di Tutankhamon.

Misteriose macchie marroni
Tra i segni distintivi della tomba ci sono piccole “lentiggini” marroni diffuse su tutta l’estensione delle pitture parietali. Già presenti quando Carter entrò nella camera funeraria ed esaustivamente documentate dalle fotografie dell’epoca, queste “macchie misteriose” sono sempre state fonte di curiosità e preoccupazione. Cosa sono esattamente? E, soprattutto, si stanno moltiplicando?

Uno studio sulle macchie ha riscontrato un’alta concentrazione di acido malico, un sottoprodotto metabolico di alcuni funghi e batteri, che ne ha confermato l’origine microbica. L’analisi del DNA dei campioni prelevati dalle pareti ha individuato generi di organismi moderni, come Bacillus e Kocuria, ma l’osservazione al microscopio elettronico non ha rilevato la presenza dei microrganismi originari che hanno causato le macchie.

I ricercatori hanno ipotizzato che, a causa della morte inaspettata di Tutankhamon, la preparazione della tomba sia avvenuta di fretta e le pareti appena intonacate sarebbero state subito dipinte mantenendo un’umidità sufficiente a far proliferare microbi nell’ambiente caldo-umido della camera appena sigillata. Tuttavia, i restauratori sono sicuri che i funghi “siano morti” e che non crescano da molto tempo, come dimostra la comparazione delle foto scattate all’apertura della tomba con quelle attuali.

Visto che le macchie sono considerate parte della storia della tomba, Agnew ha affermato che non saranno rimosse né coperte da pittura. Ma non è sempre stata questa l’opinione degli esperti: in passato, infatti, per timore che potessero diffondersi, le macchie sono state campionate e trattate con biocidi.

Un dipinto murale raffigura la mummia di Tutankhamon trasportata da 12 uomini che indossano fasce bianche a simboleggiare il lutto.

Polvere appiccicosa
Uno dei problemi più seri nella tomba è stata la costante presenza di polvere. La fine polvere del deserto, calpestata e portata all’interno della struttura da circa 500/1000 visitatori al giorno, si aggrappa a tutte le superfici ed è ancora più tenace quando assorbe l’umidità del respiro umano.

Anche se i guardiani potrebbero pulire il sarcofago coperto dal vetro al centro della stanza, non c’è alcun rimedio esente da danni collaterali per i sottili veli di polvere che si accumulano sui fragili dipinti.

Così, i restauratori hanno elaborato un meticoloso piano per affrontare il problema a lungo termine istallando un sofisticato sistema di filtraggio dell’aria e ventilazione che impedisce una eccessiva diffusione del particolato nell’ambiente. Il ricambio regolare dell’aria ha anche stabilizzato la temperatura e il livello di umidità della tomba che, in passato, potevano fluttuare di molto.

Curiosamente il team ha scoperto anche nuove maledizioni: dopo aver rimosso la vecchia piattaforma pavimentale della camera funeraria, i ricercatori si sono sorpresi nel trovare, tra mucchietti di spazzatura, fogli di carta in cui si invoca Tutankhamon per protezioni e per maledire altre persone.

I ricercatori esaminano i dipinti murali, antichi di 3.300, anni della tomba di Tutankhamon.
Le “lentiggini” marroni sui dipinti sono anche qui ben visibili.

Pericoli futuri
Anche se si è conclusa la più completa ispezione della storia della tomba di Tutankhamon, rimangono ancora molte domande sul futuro. L’impatto a lungo termine della polvere resta un mistero. Infatti, non è chiaro come la polvere – composta soprattutto da calcio, magnesio, alluminio e fosforo – possa interagire chimicamente con i minerali dei pigmenti per un periodo di tempo più ampio.

Inoltre, i pericoli fisici delle crescenti inondazioni legate ai cambiamenti climatici sono un’altra incognita che, secondo Andrew, non sono mai stati presi in considerazione. Sebbene la tomba di Tutankhamon sia al riparo da alluvioni dirette, è scavata nella stessa roccia argillosa porosa delle altre sepolture della Valle dei Re e, se le tombe adiacenti dovessero inondarsi, l’acqua potrebbe penetrare dalle pareti e letteralmente strappare gli intonaci dipinti, afferma Lori Wong, restauratrice del Getty.

Il turismo resta la più grande minaccia immediata per la tomba. Nonostante l’esistenza di una a pochi chilometri di distanza (nei pressi della Casa di Howard Carter), non è chiaro se il governo egiziano abbia intenzione di restringere l’accesso alla struttura originale per la maggior parte del pubblico, diminuendo così il flusso di entrate garantite.

Ad esempio, la Francia ha scoperto che la chiusura dei siti preistorici di Lascaux e Chauvet e l’indirizzamento dei turisti verso le repliche non hanno avuto ripercussioni sull’interesse della gente verso i monumenti rupestri. Non è un caso che la replica delle grotte di Lascaux abbia attirato circa 260.000 visitatori solo nel 2017.

Il muro ovest della camera funeraria raffigura un estratto del Libro di Amduat o “Ciò che è negli inferi”. Dodici babbuini-divinità rappresentano le dodici ore della notte attraverso cui il sole viaggia prima della sua rinascita all’alba.

“Conosciamo l’impatto della presenza umana sul nostro patrimonio”, dice Pascal Terrasse, presidente del , una replica della Grotta di Chauvet visitata da circa 2000 persone al giorno. “Quando sono disponibili nuove tecnologie per la tutela del patrimonio, chi gestisce luoghi storici deve farvi affidamento. Abbiamo realizzato la più grande caverna artificiale del mondo grazie a tecniche digitali che ci hanno permesso un risultato molto realistico”.

Agnew spera che tutto il lavoro di restauro effettuato nella tomba di Tutankhamon si traduca almeno in una maggiore consapevolezza per coloro che la visiteranno in futuro. “Bisogna ricordare che si dovrebbe avere un atteggiamento umile e interessato nel visitare una tomba”, conclude Agnew. “Non è uno spettacolo bizzarro, ma l’ultima dimora di un re e dovremmo avvicinarci con riverenza. Ma è un risultato difficile da ottenere in quest’epoca di turismo di massa”.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/

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