Parco del Delta del Po, la conservazione della biodiversità

Giardino botanico di Porto Caleri

Tutti conoscono i siti patrimonio dell’umanità UNESCO, in Italia più di 50, dai trulli di Alberobello fino alle Dolomiti, passando per i Sassi di Matera e le aree archeologiche di Pompei ed Ercolano.
Ma più in sordina, meno note agli stessi italiani, sono le riserve UNESCO MAB: Man and Biosphere, L’uomo e la biosfera, nate come programma scientifico nel 1971 per promuovere un rapporto equilibrato tra l’essere umano e l’ambiente che lo ospita. Tutelando la biodiversità senza rinunciare allo sviluppo, ben ponderato, del territorio. 

La difficoltà di quest’equilibrio è evidente.

Per tradizione – sbagliando – si è portati a pensare che la natura abbia valore solo laddove sfruttata, o perlomeno quando “serve” a qualcosa di immediato e percepibile. Ed è nelle aree ibride, dove natura ed esseri umani si incontrano più spesso, che si inserisce il programma MAB. Il messaggio è chiaro: se l’ambiente sta bene, questo si trasmette a chi lo vive e alle attività economiche che sostiene. 

Il network mondiale MAB conta oggi 686 riserve della biosfera e 17 sono in Italia. Una di queste, a cavallo tra Veneto ed Emilia Romagna, è il Delta del Po: unico delta naturale sul territorio italiano, ha 120.000 abitanti ed è un luogo tra terra e mare dove l’azione del fiume – con i suoi depositi alluvionali e inondazioni – e un importante intervento umano – con bonifiche e regimazione delle acque – hanno plasmato un’area che affianca zone umide paradisi del birdwatching e “orti di mare”, barene e lagune, valli da pesca e da caccia e terreni coltivati.  ()


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/

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