L'allarme dei professori di Geografia: “Materia Cenerentola nelle scuole”

Si sono sfidati cercando il fiume Mississipi e le isole Aleutine sul mappamondo “muto”. Ha vinto chi ha costruito l’itinerario migliore per raggiungere le città di dieci personaggi famosi e chi ha riconosciuto più luoghi da una foto. Quattrocento studenti di una sessantina di istituti, medie e superiori, in Italia hanno partecipato ai campionati interregionali e italiani della Geografia all’istituto Zaccagna di Carrara. “Peccato che il ministro Bussetti non sia venuto, la sua segreteria non ha nemmeno risposto ai nostri inviti”, osserva Riccardo Canesi, insegnante e voce del coordinamento “Sos geografia”.

Il professore ha scritto al ministro per mostrare la “voglia” di geografia dei ragazzi. E per rilanciare il problema: la materia è relegata a poche ore nei programmi scolastici, praticamente assente nei licei dove si fa “Geostoria”, “ma a parte due-tre cartine, di fatto s’insegna storia”, commenta Canesi. “Vorremmo che il ministro ci ascoltasse, chiediamo attenzione da parte dei decisori politici, la geografia ti dà gli occhi per leggere e interpretare il mondo, serve e le relazioni che ci sono tra problemi come i cambiamenti climatici e le migrazioni”.

Insomma una disciplina Cenerentola nelle scuole. Come non dovrebbe essere secondo gli insegnanti. Dopo la rivolta degli storici quando è sparita la traccia specifica di storia alla Maturità, anche i geografi tornano all’attacco tra l’altro alla vigilia della Notte europea della geografia che si celebra venerdì 5 aprile. Canesi presenta il conto dei tagli attuati ai tempi della riforma Gelmini: nei professionali, con la riforma, ora le ore saranno due a settimana, ma nei tecnici industriali e nautici si studia geografia per una sola ora sola a settimana e per un solo anno nel biennio. Solo nei tecnici commerciali e del turismo si arriva a tre ore. “E’ vergognoso, mortificante anche per chi l’insegna” insiste Canesi rilanciando il dibattito che già gli accademici avevano sollevato: due terzi dei corsi di laurea spariti in dieci anni.

I professori di geografia raccontano di una materia che non è più limitata a sapere quanto è alto il monte Bianco o quanto è lungo il Po. “Importante, ma la disciplina punta ad altro, alla comprensione della realtà”, conclude Canesi. “Non ci meravigliamo poi degli strafalcioni, del fatto che si pensi, erroneamente, che l’Italia sia il paese che accoglie più profughi o del fatto che i più non conoscono nemmeno gli stati membri dell’unione europea. E’ il risultato della mancanza di diffusione della cultura geografica a cominciare dalle scuole. Cosa a cui vorremmo si ponga rimedio”.


Fonte: http://www.repubblica.it/scuola

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