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“Ogni settimana ingeriamo microplastiche pari al peso di una carta di credito”

OGNI settimana ci mangiamo una carta di credito. E’ l’immagine, forte, con cui i ricercatori dell’Università di Newcastle in Australia hanno provato a riassumere la quantità di microplastiche che ingeriamo a livello globale nell’arco di sette giorni: in media 5 grammi di plastica, lo stesso peso di una carta di credito che riposa nel nostro portafogli. 

Con oltre che ogni anno finiscono negli oceani e migliaia di organismi marini a rischio il problema dell’inquinamento da plastica negli ultimi anni è salito ai primi posti nelle battaglie ambientali da risolvere tanto che, dall’ sino al Canada, decine di Paesi hanno scelto di bandire in futuro le plastiche monouso. Uno dei problemi maggiori relativi alla plastica è che questo materiale, di durata centenaria, nel tempo tra degrado, acqua e correnti si trasforma in “microplastiche”, particelle più piccole di cinque millimetri. Ora diversi studi stanno certificando che queste , capaci di viaggiare via acqua ma anche via aria, stanno penetrando non solo nei liquidi che beviamo ma chiaramente anche nei nostri alimenti e nel nostro organismo. 

”The problem of plastic pollution in the ocean is even worse than anyone feared. There’s actually more microplastic 1,000 feet down than there is in the Great Pacific Garbage Patch.”— Greta Thunberg (@GretaThunberg) Secondo gli scienziati di Newcastle, che hanno da poco pubblicato uno sul tema commissionato dal Wwf, in media ingeriamo ogni settimana circa 2000 particelle di microplastiche. In un altro recente studio, realizzato dall’Università di Victoria in Canada, si ipotizza addirittura che un consumatore medio ogni anno ingerisca oltre 50mila particelle di microplastica.New study finds we could be ingesting 5 grams of plastic a week due to , equivalent to the weight of a credit card. How much plastic are you eating? — WWF ?? (@WWF) Possono “arrivare” a noi da ovunque: dalle microfibre artificiali dei vestiti sintetici alle microsfere dei cosmetici, sino appunto a pezzi più grandi di plastica che si decompongono e confluiscono nell’acqua, ingeriti da pesci o altri animali. Altri studi raccontano che le microplastiche sono state trovate ad esempio nelle acque in bottiglia, birra, sale, e verdure. 

La ricerca commissionata dal Wwf, che ha analizzato 52 studi esistenti sul tema delle microplastiche, sostiene che in media una persona potrebbe ingerire 1.769 particelle di plastica ogni settimana soltanto bevendo acqua (imbottigliata o dal rubinetto). Va specificato, chiaramente, che la cifra cambia a seconda del Paese e della fonte d’acqua: ad esempio sono più soggetti alle microplastiche Stati Uniti o India rispetto a Unione Europea o Indonesia. Un altro recente studio sostiene infatti che gli fra 74mila e 121mila particelle di microplastiche ogni anno. Dopo l’acqua, a contribuire all’ingestione di plastica, ci sono i molluschi: consumarli può portare fino a 182 microplastiche a settimana nel nostro corpo. 

“These findings must serve as a wake-up call to governments. Not only are plastics polluting our and waterways and killing life – it’s in all of us and we can’t escape consuming plastics. Global action is urgent and essential to tackling this crisis,” – — WWF ?? (@WWF) Con tutte queste microplastiche in corpo ora ci si chiede quali effetti potrebbero avere per la nostra salute. Ad oggi, sia le cifre sulla concreta ingestione di questo materiale sia sulle conseguenze, per stessa ammissione dei ricercatori, sono molto limitate e poco si conosce sugli effetti reali o futuri. “C’è ancora molta incertezza, sono necessarie ulteriori ricerche per capire l’impatto a lungo termine dell’esposizione da plastica sull’uomo” ha affermato Richard Lampitt del National Oceanography Centre del Regno Unito.


Fonte: https://www.repubblica.it/ambiente


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