Gastronomia Yamamoto, la cucina delle nonne (giapponesi) a Milano

La vera cucina giapponese washoku, caratterizzata da ricette della tradizione tramandate di mamma in figlia

Quando un cuoco ti parla di un suo posto del cuore, la tentazione di provarlo è ancora più forte. Questa volta, il consiglio è arrivato da Sauro Ricci, chef-antropologo del ristorante vegetariano Joia, 1 stella Michelin. L’indirizzo in questione è la gastronomia Yamamoto, nascosta in una vietta della vecchia Milano, dietro la centralissima piazza Missori. A dire la verità, avevo già tentato un paio di volte di prenotare un tavolo, ma senza qualche giorno di anticipo è missione quasi impossibile. Perché, a poco più di un anno dall’apertura, la gastronomia Yamamoto ha già un suo pubblico di fedelissimi, davvero eterogenei per stile ed età, cui si aggiunge uno zoccolo duro di clienti giapponesi che qui ritrovano i sapori più genuini della cucina di casa. Sushi, sashimi e roll sono banditi, in favore della washoku, la cucina tradizionale giapponese, le cui ricette preparate quotidianamente da mamme e nonne del Sol Levante sono state riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

A pranzo, è il momento del teishoku

Il menù del pranzo viene servito su un vassoio e si compone di un piatto principale, a scelta, accompagnato da zuppa di miso, riso bianco e piccoli assaggi dei contorni del giorno: in Giappone si chiama teishoku ed è il pasto tipico della popolazione, che lo consuma almeno una volta a settimana. Tra le proposte, il ka-ree, una specie di curry con spezie, carne e verdure, e il tonjiru, una zuppa calda con verdure e carne di maiale, cui si possono aggiungere gli udon, gli spaghettoni di grano tenero, tipici della cucina giapponese. I meno avventurosi possono ripiegare sul trancio di salmone grigliato al sale o sulla bistecca alla wa-fu, servita tagliata e condita con una deliziosa salsa di soia, burro e frutta. Da provare assolutamente è l’una-don, un letto di riso con l’anguilla più buona che io abbia mai assaggiato, e il sandwich con la cotoletta di maiale e salsa tonkatsu, molto gettonato. Altri piatti allettanti sono il sake don, pezzetti di salmone cotto e uova di trota, serviti su riso caldo, o la wakame salada, un’insalata di alghe e verdure, così bella da vedere (oltre che buona) che rappresenta in pieno l’estetica giapponese che cerca, anche in cucina, l’armonia di gusti e colori. In abbinamento ai piatti, sono ottimi sia il tè sia la birra Echigo al riso, ma ci sono anche sake al calice e vini italiani.

Un ambiente rilassante

L’ambiente è molto accogliente e rilassante, merito anche del gusto minimal degli arredi, fatti di mobili dai colori naturali e dalle linee semplici di tono scandinavo, ma soprattutto dalla cordiale accoglienza di Aya Yamamoto e di sua mamma Shih Chy, sempre sorridenti e generose di spiegazioni e consigli. All’ingresso, c’è una piccola saletta con qualche tavolino, dove sorseggiare un tè, e il bancone con le specialità pronte per l’asporto (ecco perché si chiama gastronomia), tra cui campeggiano le bento-box, ovvero la risposta giapponese alla schiscetta, il pranzo da asporto dei milanesi; un breve corridoio porta alla piccola sala ristorante con la cucina parzialmente a vista, regno dei cuochi Yasushiro Masumoto (ex chef dello storico ristorante Osaka di corso Garibaldi) e del giovane Himeno Shun. A cena, l’offerta si amplia di qualche piatto, l’atmosfera si fa più tranquilla, la soddisfazione rimane massima.

Gastronomia Yamamoto
Via Amedei 5, Milano
Tel. 02.36741426
Prezzi: sui 25 euro, tutto compreso


Fonte: https://www.lacucinaitaliana.it/

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