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L’invenzione dell’aranciata

Sono stati gli americani a inventare l’aranciata (ma non quella che pensate). Prima della Fanta, però, è nata l’Aranciata San Pellegrino. Correva l’anno 1932

Correva l’anno 1924 quando Ezio Granelli, allora proprietario dell’azienda produttrice dell’acqua San Pellegrino dà il via ai lavori per inventare una nuova bibita rinfrescante. Il commendatore, imprenditore di larghe vedute, investe in ricerca e sviluppo e otto anni dopo, nel 1932, presenta al pubblico alla Fiera Campionaria di Milano, l’Aranciata San Pellegrino.

Un po’ di succo d’arancia, un pizzico di zucchero e acqua: la formula sembra facile, tanto che è la stessa della ricetta casalinga dell’aranciata, fatta tradizionalmente nelle case italiane dell’epoca proprio allo stesso modo. Ma l’idea è quella di aggiungere acqua frizzante, la San Pellegrino, e di imbottigliare il prodotto.
Nei primi anni del Novecento in America, la patria delle bibite gassate, era già apparso a livello locale un prodotto simile, l’Orange Crush, e non bisogna dimenticare che nel 1927 era cominciata la commercializzazione anche in Italia della Coca Cola. Ma è grazie alla San Pellegrino che nasce l’aranciata come la conosciamo oggi, e con essa l’iconica bottiglietta, la clavetta, tonda e buccellata come un’arancia, che da allora è indissolubilmente legata all’idea stessa di aranciata. Il prodotto piacque tantissimo e non solo in Italia, visto che da subito venne esportata all’estero, dove divenne sinonimo di made in Italy.

L’Orangina (anzi, oranginà, per dirla alla francese) è nata dopo, nel 1935, mentre per la Fanta bisogna aspettare sino agli anni della Seconda Guerra Mondiale quando lo stabilimento della Coca Cola in Germania resta tagliato fuori dagli approvvigionamenti causa embargo della segreta ricetta, e per non chiudere si inventa un prodotto nuovo, dolce e gassato e aromatizzato con la frutta di volta in volta disponibile. Nasce la Fanta, che solo nel 1960 viene acquisita come brand della Coca Cola Company americana.

L’Aranciata oggi

L’Aranciata San Pellegrino da allora è cambiata poco: senza conservanti e prodotta nel rispetto della materia prima tutta italiana. I fornitori sono infatti indicati in etichetta, si parte solo da vera frutta e il contenuto di arance è del 20%. Negli anni all’aranciata si sono aggiunte la limonata, il vhinotto, l’aranciata amara e nel 2019 si inaugura un restyling della storica clavetta di vetro e nasce anche la linea bio, una ricetta con arance e limoni 100% italiani da agricoltura biologica, zucchero grezzo di canna biologico e aromi naturali d’arancia e limone.


Fonte: https://www.lacucinaitaliana.it/


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