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Metti una sera a Como…

Sulle sponde del lago si è sempre stati bene, ma solo ora a Como ci sono locali grandi e piccoli, con attenzione al cibo e al vino. Ecco la nostra selezione per una buona cena in città

Al pari di Varese e Lecco, Como non ha mai goduto di buona fama tra i gourmet: anche quelli locali hanno sempre guardato a Milano – che resta meta importante, ovviamente – e al Canton Ticino che è a due passi (reali) con i suoi ristoranti di alto livello, anche se carissimi per un italiano. Poi è evidente che migliori locali – o almeno i più suggestivi – si trovavano (e in parte si trovino ancora) nelle località affacciate sulle due sponde del lago. Basti pensare a Blevio, che vanta lo stellato Berton al Lago (all’interno di Il Sereno Hotel); a Torno, che da pochi mesi ospita il Mandarin Oriental che ha preso lo spazio del Casta Diva e ha un ristorante splendido, L’Aria, affidato a Vincenzo Guarino o, ancora, il Villa Lario Restaurant a Pognana Lario, con Michele Tamburrino ai fornelli. Come, sulla sponda opposta, ci sono Materia a Cernobbio – stellato da un anno e che ha nel talentoso Davide Caranchini un valore sicuro – e l’emergente Filo del Filario Hotel a Lezzeno, del giovane Alessandro Parisi. Sino a spingersi a Bellagio, dove officia il geniale Ettore Bocchia allo stellato Mistral di Villa Serbelloni.

Pesce d’acqua dolce e montagna

Ma torniamo in città dove, per fortuna, da un paio di anni la musica è cambiata: cuochi e patron giovani hanno preso in mano la situazione, creando nuovi locali o rimettendo in ordine quelli storici, talvolta rivisitando la tradizione che ha una doppia anima: il pesce di acqua dolce, lavarello, persico fritto o con il risotto, agoni in preparazioni particolari come il carpione e i missoltini (agoni essiccati e conservati, poi fatti rivivere alla griglia); e la montagna con i suoi formaggi e la piccola selvaggina. Oggi a Como ci sono posti di rilievo con idee interessanti o il recupero della storia, sconosciuta persino a molti abitanti. La nostra selezione segue questo filo, sempre più vivace, che punta a farvi passare una bella serata a Como.

Tornato a casa dopo lunghe e importanti esperienze all’estero, Mirko Gatti ha creato uno spazio nordico e minimale, perfetto per la sua visione di cucina naturale e del territorio basata su bio, fermentazioni e, in parte, sul foraging. Esperienza interessante e divertente, con tanti piatti vegetali.

Il nome è illuminante. In dialetto significa: tira, molla, mescola. In questo posticino si lavora con passione, servendo buoni piatti quasi tutti tipici lombardi e in porzioni abbondanti. Grande cordialità e il piacere per il neofita di scoprire la cucina del territorio.

Uno dei primi ristoranti rooftop della città: stile internazionale, atmosfera intima, vista spettacolare. Lo chef Stefano Mattara non ha paura di osare tra piatti bio, la rivisitazione della tradizione locale – vedi il pesce persico che diventa ripieno di una bomba appoggiata su mandarini cinesi e pomodoro a crudo – e un dessert fatto interamente di verdure dell’orto.

Certo non sono più i tempi in cui Paolo Lopriore dipingeva  le sue visioni, ma il ristorante nel grande parco dello Sheraton Hotel è un approdo sicuro per una cena senza strappi. In regia in giovane Andrea Casali che si destreggia bene sui due degustazione, di mare e di terra.

La location, giustamente da stellato Michelin, è splendida, con sale e cortile ospitati in un palazzo del Quattrocento. L’ideale per gustare una grande cucina ittica (ma non solo) d’ispirazione mediterranea, che trova la massima espressione nel degustazione di mare. Lo chef è l’esperto Franco Caffara. Cantina importante, servizio perfetto.

Piacevole sorpresa a pochi passi dal Duomo, con poche settimane di attività. È il magister bistrot and cocktail bar animato dallo chef Carmelo Sciarrabba e dal bartender Alessandro Lucchini. Piatti diretti – lombardi e mediterranei – e buona mixology animano un ambiente piacevole e giovane.

Ha cambiato sede ma non l’insegna: al The Market Place – nomen omen – si fa cucina internazionale, in un ambiente di stile nordico. Davide Maci, comasco giramondo, ha tecnica e talento. Non c’è un piatto banale e non teme la contaminazione: Capasanta, daikon, chutney di lime e scalogno, cipollotto, salsa al burro bianco, caviale. Un antipasto che spiega tutto.

Il locale crea il feeling giusto, ma sono la cucina di Federico Beretta e i vini (eccellenti) della compagna Elisa Forlanelli a colpire al cuore: si parte sempre dalla tradizione e dal territorio per arrivare a piatti  come il lavarello quasi in carpione con la sua bottarga. Ben tre i degustazione.


Fonte: https://www.lacucinaitaliana.it/


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