Sanremo 2019: le ricette per gustarsi al meglio il Festival

Parte il festival della canzone italiana. Andiamo a scoprire i piatti tradizionali sanremesi. E magari, perché no, portiamoli sulle nostre tavole mentre ci godiamo l’esibizione degli artisti

Succede ogni anno. Coloro che la televisione non la accendono da non si sa quando tirano fuori l’antenna bianca e la attaccano a quella scatola nera in salotto che è buona solo a prendere polvere: è l’effetto Sanremo, il festival della canzone italiana che terrà banco nelle conversazioni di tutti i giorni per una settimana e, forse, anche di più. Lo guarderemo ogni sera, da soli e in compagnia, e insieme familiarizzeremo con le ventiquattro canzoni in gara, con i padroni di casa, con gli ospiti e tutto l’ambaradan. Con molta probabilità lo vedremo a tavola, consumando un pasto caldo e discorrendo fra una portata e l’altra di quanto sia bello il vestito di quella cantante e di quanto sia sciatta la pettinatura di quell’altra lì.

Claudio Baglioni, conduttore di Sanremo 2019, con i vincitori di Sanremo giovani: da sinistra Einar e Mahmood @Instagram (https://www.instagram.com/p/BrsXWgsH_9X).Claudio Baglioni, conduttore di Sanremo 2019, con i vincitori di Sanremo Giovani: da sinistra Einar e Mahmood @Instagram (https://www.instagram.com/p/BrsXWgsH_9X).

La cucina tradizionale di Sanremo

Per i sanremesi doc, però, il Festival è anche una cartolina per promuovere la cittadina e, soprattutto, la sua cucina, ricca di piatti che profumano di tradizione lontano un miglio. Ce n’è per tutti i gusti. Come la Sardenaira, meglio conosciuta come l’antica pizza di Sanremo, fatta con salsa di pomodoro, capperi e acciughe, e perfetta se abbinata alla famosa Torta Verde, con il riso e le verdure di stagione racchiuse in un sottile strato di sfoglia. Una ricetta semplice e facile da replicare anche dall’altra parte d’Italia, quella in cui il mare si vede solo su Internet e l’umidità regna sovrana un giorno sì e l’altro pure. Più caratteristica è, invece, la Buridda, fatta con totani, polipi e calamari, e lo Stoccafisso Brandacujun, mantecato con le patate e condito con aglio e olio extravergine d’oliva. Prelibatezze che, se lontane dal porto, potrebbero essere più difficili da preparare, ma che ci restituirebbero la genuinità della cucina sanremese, resa ancora più appetitosa con la concomitanza del Festival.

Al di là delle classiche trofie al pesto e dei ravioli di borragine, una varietà selvatica di spinaci, è il caso di segnalare anche le verdure dell’orto ripiene di magro, impreziosite da erbe aromatiche per dare un sapore in più alla pietanza. A proposito di carne, non vorremmo certo dimenticarci del coniglio con le olive, un altro must preparato rigorosamente in umido e innaffiato con il Vermentino. Insomma, che sia pesce (gamberi, branzini, orate, gallinelle, naselli…), pinoli, rosmarino e olive taggiasche, Sanremo offre molto di più dei grandi successi della musica italiana. E chissà che, con questa sessantanovesima edizione, a qualcuno non venga in mente di proporre un piatto tipico sanremese per ognuna delle cinque serate della kermesse. Con buona pace dei cittadini e dei cantanti in gara che, fra una prova e l’altra, un pesce spada in umido se lo faranno di sicuro.


Fonte: https://www.lacucinaitaliana.it/

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