Vestirsi di latte, la nuova frontiera eco-fashion

Vestirsi di latte, la nuova frontiera eco-fashion
Vestirsi di latte, la nuova frontiera eco-fashion
Vestirsi di latte, la nuova frontiera eco-fashion
Vestirsi di latte, la nuova frontiera eco-fashion
Vestirsi di latte, la nuova frontiera eco-fashion

Eco-fashion is the new black. Dai capi tinti con prodotti della terra  fino alla prima o al bando delle pellicce di animali da parte dei grandi brand rappresentano tutti importanti sforzi del mondo moda verso un approccio green e responsabile. Riuscire a trovare delle soluzione alternative per alleviare lo sfruttamento del nostro pianeta ormai verso il collasso è una missione che il marchio italiano DueDiLatte ha preso a cuore con successo. Oggi, trasformare un bicchiere di latte in una T-shirt è una magia finalmente possibile.

Dall’idea di ieri alla realizzazione di oggi

L’originalità non sta tanto nella concezione quanto nella sua realizzazione. All’inizio del secolo scorso, il chimico tedesco Frederick Todtenhaupt ha la geniale intuizione di lavorare sui sottoprodotti del latte per ottenere un sostituto della seta, purtroppo senza risultati. Risultati che vengono invece ottenuti dall’ingegnere Antonio Ferretti nel 1930, che mette a punto la trasformazione della caseina in fibra di latte. Qualche anno dopo, l’azienda torinese SNIA Viscosa produce tessuto a base di latte con fama anche internazionale. Sfortunatamente i lati negativi, come la poca resistenza e l’insufficiente morbidezza, sorpassano la soluzione a favore di nuove alternative di origine sintetica. Ciò nonostante, l’idea non può essere scartata: la proteina presente nella lana è molto simile come struttura a quella della caseina, ci deve essere un modo per venirne fuori. Oggi, a pensarci, è Antonella Bellina, amministratore delegato e direttore creativo dell’azienda toscana che crea collezioni di abbigliamento in pregiato filato di latte ottenuto grazie ad innovative tecniche di bioingegneria.

Dal latte al tessuto: sì pregi, no difetti

I nuovi processi messi a punto per estrarre la fibra hanno compiuto grandi passi avanti per il minor inquinamento. La fibra di latte si ottiene dalla lavorazione della caseina attraverso un sistema di riciclo che richiede soltanto 2 litri d’acqua per ogni chilo di prodotto, nessun agente chimico e zero sprechi finali o scarti di produzione; insuperabile se comparato ai 50 litri di acqua necessari per la produzione di 1 kg di cotone! Inoltre, il latte impiegato per la trasformazione in fibra è il prodotto di eccedenza di industrie alimentari e cosmetiche destinato a essere smaltito come rifiuto, quindi non ci sono coltivazioni o allevamenti intensivi. Non è solo l’aspetto eco a essere soddisfatto: dalla fibra di latte DueDiLatte ha sviluppato  per realizzare capi di abbigliamento che donano benessere. Infatti rilasciano un prezioso effetto idratante che dona benessere e protegge la pelle, anche la più delicata. Il marchio toscano unisce la fibra di latte con preziose fibre naturali come il cotone o il micromodal per produrre tessuti e capi interamente realizzati in Italia, confermando il latte come scelta di stile green chic. Persino il latte di riso viene impiegato per la fibra di rose, paragonabile al cashmere per flessibilità e morbidezza.

Presente e futuro

100% naturale, vellutato, resistente, ipoallergenico, antibatterico, traspirante, leggero e idratante: da provare. Per ora, si trovano T-shirt unisex in selezionati negozi italiani, ma l’intenzione è di proporre in un futuro prossimo anche abbigliamento da bambino in un’ottica di espansione sul resto dell’Europa. In una recente , Antonella Bellina ha spiegato: «Abbiamo iniziato cinque anni fa, ma i primi tre anni sono stati dedicati alla ricerca e allo sviluppo in laboratorio. È solo a partire dallo scorso anno che il mercato sembra aver capito cos’è il tessuto prodotto a base di latte e i vantaggi che offre». Inoltre, ha anticipato lo sviluppo di una collezione speciale in collaborazione con un importante brand italiano, senza però rivelare altri dettagli. Restiamo in trepidante attesa.


Fonte: https://www.lacucinaitaliana.it/

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