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Come gli animali si preparano per l’autunno

È ufficialmente arrivato l’autunno, il che – per gli umani – in genere significa rintanarsi in casa in vista delle festività. Per molti animali, invece, è una stagione di intensi preparativi per l’inverno che incombe. Dai cervi agli uccelli fino agli orsi, per molte specie le giornate che si accorciano scatenano una frenetica raccolta ci cibo, ricerche di partner e molto altro.

Studiare questi comportamenti in natura permette agli scienziati di capire meglio come gli animali si siano adattati alle sfide ambientali – come resistere a temperature rigide – e come questa resilienza possa aiutarli in vista delle sfide in arrivo, ad esempio temperature in aumento con i cambiamenti climatici.

Ecco alcune specie che, quando le foglie iniziano a cadere, danno inizio a preparativi frenetici.

I bramiti dei cervidi
In inglese il termine rut significa “essere bloccati” ma, per la famiglia dei cervidi – compresa la specie più grande, l’alce – vuol dire che è arrivata la stagione degli accoppiamenti. Da settembre a metà ottobre i solitari maschi di alce – una specie che spazia attraverso l’America del Nord, il Canada, l’Alaska e l’Europa settentrionale – cercano altri maschi per combattere e guadagnarsi l’accesso alle femmine.

È un aumento del testosterone a far sì che cada il velluto, la pelle morbida e pelosa che copre il palco degli alci, rendendo le corna armi appuntite da brandire nei combattimenti. 

Circa 40 anni di ricerche nel Denali National Park, in Alaska, hanno mostrato che sono i maschi vittoriosi – in genere quelli più grossi e di rango maggiore – ad essere responsabili dell’88% degli accoppiamenti. Le femmine danno alla luce i piccoli in primavera, in genere a partire da fine maggio. 

Il riposo degli uccelli
Mentre gli uccelli migrano a Sud per l’inverno, diverse specie fanno dei pit stop autunnali lungo il viaggio. Dopo aver lasciato le aree del Nord-ovest Pacifico e degli Stati Uniti medio occidentali, specie come il piccolo svasso si raccolgono in grandi numeri per nutrirsi e fare la muta presso il lago Mono, in California, e il Gran Lago Salato, nello Utah. Tra le altre specie che fanno pausa nei siti di stop over troviamo il gabbiano di Franklin nelle Grandi Pianure, l’anatra sposa nei Grandi Laghi, piovanelli maggiori e trampolieri lungo diverse spiagge.

I piovanelli maggiori migrano ogni anno dall’Artico verso l’emisfero meridionale e ritorno, percorrendo quasi 2.500 chilometri alla volta per poi fermarsi a riposare, nutrirsi e fare la muta nei siti di stop over, tornando negli stessi anno dopo anno.

Orsi resilienti
Durante l’autunno, gli orsi del Nord America sono molto impegnati in un processo chiamato iperfagia: mangiano e bevono il più possibile per guadagnare peso in vista della lunga ibernazione invernale. 

Per un essere umano un lungo periodo di inattività e obesità avrebbe serie conseguenze sulla salute, ma un recente studio su Communication Biology ha mostrato che – durante i mesi autunnali e invernali – i geni dei grizzly sono regolati diversamente proprio per gestire queste condizioni.

Durante l’ibernazione, ad esempio, i geni vengono espressi in modo tale da ridurre la sensibilità all’insulina, far sì che il livello di zuccheri nel sangue resti normale e che questi vengano impiegati dal cervello, che ne avrà bisogno nel corso del lungo sonno. Questo consente anche ai grossi mammiferi di metabolizzare il grasso durante l’ibernazione – gli umani non sanno farlo – sottolinea Joanna Kelley, co-autrice dello studio, genetista evolutiva alla Washington State University.

Coccinelle golose
Esistono circa 5.000 specie di coccinelle e molte – come le coccinelle arlecchino asiatiche, invasive in Nord America – con l’arrivo dell’autunno “saranno all’ingrasso mangiando migliaia di afidi e altre prede morbide”, spiega Mike Raupp, entomologo della University of Maryland. Dopo questo banchetto gli insetti si riuniscono, spesso in grandi numeri, ed entrano in uno stato dormiente per superare il lungo inverno.

Le coccinelle hanno una predilezione per le fessure negli affioramenti rocciosi, ma non è raro si riuniscano sui muri delle case pensando “questo sembra proprio uno splendido e spazioso strato roccioso”, aggiunge Raupp. Questi cumuli di coccinelle spesso non vengono notati dai predatori, ma se un animale affamato dovesse vederle e non prestar attenzione all’avvertimento dei loro colori brillanti, gli insetti potrebbero iniziare un’autoemorragia: dalle loro articolazioni inizia a fluire della puzzolente emolinfa, il “sangue”, lasciando nella bocca del predatore un sapore disgustoso.

Uccelli in ibernazione
Alcuni uccelli sono impegnati a volare a Sud per l’inverno, mentre nel Nord America occidentale e in Messico il succiacapre di Nuttall resta a casa. Questa specie è l’unico uccello di cui sappiamo che va in torpore, uno stato simile all’ibernazione durante il quale può abbassare la temperatura del proprio corpo a 5°C. 

Questi succiacapre “si ibernano” come nidificano: sul terreno, dove il loro color marrone chiazzato li rende quasi invisibili. come i mammiferi, raggiungono il peso massimo prima di entrare in torpore, spiega il biologo Mark Brigham della University of Regina nel Saskatchewan. Durante la sua ricerca, in Arizona, Brigham ha scoperto che i succiacapre in ibernazione si mettono in direzione Sud-Ovest, probabilmente per far sì che il sole pomeridiano li scaldi integrando il metabolismo corporeo. 

Brigham è anche co-autore di uno studio, pubblicato quest’anno su Oecologia, che mostra come la durata media del torpore sia di circa cinque giorni. Un esemplare particolarmente assonnato, tuttavia, vi è rimasto per ben 45. Dateci un telecomando: vediamo se riusciamo a batterlo.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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