in

Global Strike for Future, il 15 marzo manifestazioni in oltre mille città

Prima sono stati ignorati, poi sono stati accusati di essere manovrati da potenze straniere interessate a destabilizzare l’Occidente (leggi la Russia), ora i governi di mezzo mondo, Europa in testa, si vedono costretti a fare i conti con un movimento che pare avere la forza e l’impeto di un fiume in piena.

Sono oltre mille le città del Pianeta dove venerdì 15 marzo sono previste manifestazioni studentesche per chiedere politiche adeguate a contenere il riscaldamento globale di fine secolo “ben al di sotto dei 2 gradi Celsius” come auspicato dalle conclusioni scientifiche recepite dall’Accordo di Parigi sul clima.

Tutto è iniziato qualche mese fa su iniziativa di un’adolescente svedese, Greta Thunberg, rimasta sconvolta dagli incendi devastanti e dalle temperature record che lo scorso anno hanno colpito il suo paese. La ragazza ha deciso quindi di manifestare ogni venerdì sotto il Parlamento di Stoccolma per protestare contro la scarsa ambizione delle attuali politiche sul clima.

Un sassolino che, grazie anche alla e

, nel corso delle settimane ha provocato una valanga. Davanti ai potenti del mondo riuniti nella località svizzera, la giovane svedese ha spiegato: “Occorre agire immediatamente per il clima, come se la vostra casa fosse in fiamme. Dovete entrare nel panico. Risolvere la crisi climatica è la sfida più grande e complessa che l’umanità abbia mai affrontato. La nostra civiltà viene messa in discussione da un sistema che consente ad un piccolissimo numero di persone di continuare ad accumulare enormi ricchezze”.

Nel corso delle ultime settimane manifestazioni del “Global Strike For Future”, o i cosiddetti , venerdì in cui gli studenti hanno disertato la scuola per chiedere provvedimenti più efficaci nel contrasto dei cambiamenti climatici, si sono svolti in oltre  80 paesi, dagli Stati Uniti all’Iran, dal Giappone all’Australia, dall’India all’Europa.

Ora dopo questa lunga “marcia di avvicinamento”, venerdì prossimo mobilitazioni sono previste in contemporanea in oltre mille città, Italia compresa, dove gli appuntamenti in programma sono circa un centinaio.

Riuscirà questo movimento a incidere veramente sulla politica e a far sentire il fiato sul collo ai governi? Avrà successo lì dove i tanti appelli degli scienziati e dei movimenti ambientalisti tradizionali hanno fallito? Abbiamo chiesto una valutazione ad un esponente di lungo corso dell’ecologismo italiano come , ex presidente di Legambiente, ex senatore del Pd e autore del volume edito da Carocci .

Che impressione le farà vedere venerdì così tanti giovani in piazza?
“Sono molto contento. Questo movimento è una novità di grande rilievo nella società. Porta una ventata di aria fresca in un dibattito politico che pareva fossilizzato su questa dicotomia sovranisti vs europeisti conservatori. Spariglia le carte con l’irruzione sulla scena di una nuova generazione. L’esito finale naturalmente non è scontato e la reale capacità di incidere sarà da verificare. Ma è sicuramente già una prima forte risposta, un’alternativa che ci ricorda come in Europa esistono anche fenomeni diversi da quello dei gilet gialli francesi che hanno invece monopolizzato l’attenzione”. 

Politici e media sembrano essere stati colti di sorpresa.
“Sono mesi che le manifestazioni vanno avanti prima nel resto del mondo e ora finalmente anche in Italia, ma la stampa le ha ignorate a favore di altri avvenimenti. Anche la politica se ne è accorta tardi, ma questi ragazzi vogliono essere autonomi e non vogliono permettere a nessuno di mettere il cappello sulla loro protesta”.

Alcuni politici, tra cui persino la Merkel, si sono spinti a insinuare lo zampino della propaganda russa dietro il successo travolgente del movimento.
“Sì, ma poi la cancelliera tedesca si è resa conto di aver detto una sciocchezza e ora appoggia con convinzione questi ragazzi.”

Oltre che la politica, a dire il vero anche le tradizionali associazioni ambientaliste sembrano essere state spiazzate e ora vengono tenute alla larga.
“Sì, gli scioperi climatici del venerdì sfuggono a qualsiasi tutela e hanno rimesso in discussione molte comode certezze dell’ambientalismo tradizionale. Io stesso mi sento in fondo un bersaglio di questo movimento e sono consapevole di un mio quantomeno parziale fallimento in quanto militante ecologista di lungo corso. Non siamo riusciti a dare alle istanze ambientali in Italia una rappresentanza politica stabile, in questo senso il nostro paese è un caso unico al mondo”.

Malgrado questa sensazione di fallimento, sulla scia di una lunga esperienza di battaglie, alcune anche vittoriose come quella contro il nucleare, crede di poter dare qualche consiglio a questi ragazzi?
“Credo che il movimento, nato con forti connotati di globalità, dovrà prendere in considerazione come collegarsi con le mobilitazioni locali, che sono quelle che spesso riescono ad ottenere i risultati migliori, devono capire come legare le aspirazioni mondiali per un Pianeta diverso alle istanze locali”.

Lei oltre che ambientalista storico è anche uno storico dell’ambientalismo: nota analogie tra il “Global Strike For Future” e movimenti ecologisti del passato come i No Nuke o i No Global?
“No, quelli erano fortemente ideologizzati. I No Global in particolare erano spinti poi da paure in parte irrazionali. Quelle di questi ragazzi sono paure molto reali perché il riscaldamento globale ci sta già colpendo duramente e i suoi effetti sono ben visibili. Questo movimento rispetto a quelli del passato a mio avviso ha una maggiore dose di aspirazioni e una minore di reazione”.

Non possedere adeguati riferimenti ideologici e basarsi prevalentenemente sulla mobilitazione via social network può essere però anche un limite di cui prima o poi bisogna pagare il conto: viene da pensare alle difficoltà del M5S, a quelle della attuale sinistra europea o alle “primavere arabe”. Esiste  una insidia simile anche per questi ragazzi?
“No, non credo. Non avere una ideologia consolidata non significa non avere un’ideologia. Questo movimento è portatore di una profondità di pensiero e nei loro obiettivi, come quello di un mondo alimentato al 100% da energie rinnovabili, non c’è nulla di naiv. Diversi paesi ci stanno arrivando. Questo è un movimento pragmatico, che tra l’altro può appoggiarsi ad un parallelo movimento che sta attraversando l’economia mondiale. Ci sono crescenti forze economiche che condividono gli obiettivi di questi giovani. Sono fortemente realisti, nel senso che sembrano essere i primi a prendere seriamente atto dei cambiamenti in corso: quelli del clima come quelli del paradigma ecomomico”.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/


Tagcloud:

Fabrizio Corona, le scuse a Barbara D’Urso al 'Live’, lei lo perdona: 'Mio figlio però non lo so…'

'Mattino 5', Emanuela Tittocchia: 'Mi sono in un certo senso innamorata di un ragazzino di 11 anni'