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Meraviglie acquatiche in mostra a Venezia

Sunset Stingray
Himantura fai, Pastinaca. Polinesia Francese. Fotografia di Renee Capozzola

Perché fare fatica e sfidare i pericoli dei mari se si può viaggiare senza rischi al riparo di un grande ombrello? Lo scatto di un granchietto che si fa trasportare attaccato ai tentacoli di un polmone di mare racconta uno dei tanti segreti svelati nella mostra Abissi, aperta fino al 27 ottobre al Museo di Storia Naturale di Venezia.

L’esposizione, a cura dell’associazione Abissi Underwater Photo Venice dei fotografi subacquei Davide Barzazzi e Agnese Zane, presenta 33 scatti spettacolari selezionati tra 400 foto inviate da 100 fotografi di 16 paesi di tutto il mondo.

Le immagini sono esposte nella cosiddetta Galleria dei cetacei, che ospita, sospesi sul soffiffo, i grandi scheletri di una balenottera comune e di un giovane capodoglio.

Tra le curiosità in mostra c’è lo scatto del polipo coperta, chiamato così per una membrana che unisce i tentacoli che assomiglia proprio a una trapuntina colorata. Tuttavia la particolarità sta nel fatto che in questa specie il maschio è grande due centimetri, mentre la femmina arriva a due metri.

Il mondo degli abissi racconta anche di esemplari di maschi che, pur di non mettere in pericolo la futura progenie, girano per le profondità con la bocca strapiena di uova, come un pesce del genere Opistognathus.

Non manca una sezione dedicata all’impatto della plastica nei mari, come rivela la foto di una medusa i cui tentacoli sono ricoperti di filamenti di celluloide.

La particolarità dell’esposizione, giunta alla dodicesima edizione, è quella che gli scatti vincitori sono decisi dal pubblico, che può esprimere le proprie preferenze direttamente al Museo di Storia Naturale o sulla pagina Facebook. La scelta è davvero difficile perché ogni scatto racconta la storia di una creatura affascinante e sconosciuta la cui vita dipende anche da noi e dal nostro rispetto dei mari.

Per informazioni: il


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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