Scoperto il segreto degli iceberg verdi

Le foto degli iceberg ce li mostrano solitamente di colore bianco o azzurro. La natura è capace però anche di creare meravigliosi iceberg verdi, caratteristica che è possibile ammirare solo in Antartide.

Anche se la letteratura scientifica da un secolo a questa parte è piena di relazioni su questi blocchi di ghiaccio color smeraldo, nessuno sinora aveva ancora spiegato in maniera adeguata da dove provenivano. Ora un gruppo di ricercatori ha finalmente risolto il caso.

In base al loro lavoro l’insolita tonalità sembra essere il risultato di due distinti processi. Innanzitutto bisogna che si formino degli iceberg privi di bolle d’aria alla base delle piattaforme di ghiaccio che si sporgono in mare. Allo stesso tempo la polvere di roccia giallo-rossastra antartica si deve depositare sulla superficie.

“E’ un po’ la versione antartica di quando mischiamo la vernice gialla con quella blu per fare il verde”, dice , glaciologo della University of Liverpool che non ha preso parte allo studio.

Il ghiaccio dei ghiacciai tende ad avere una tinta azzurrognola in quanto assorbe i raggi di luce

rossa dalla lunghezza d’onda più lunga, facendo riflettere verso i nostri occhi i raggi blu con una lunghezza d’onda più corta 

Se il ghiaccio presenta delle bolle d’aria, la luce che lo attraversa sarà costretta però a cambiare continuamente direzione, rendendo più probabile il suo ricomparire in superficie dopo un breve tragitto. Ciò ne riduce l’assorbimento e porta ad un effetto di sbiancamento. Al contrario, in alcune zone dell’Antartide il ghiaccio è così compresso che è totalmente privo di bolle d’aria. Ciò obbliga la luce ad un percorso più lungo all’interno del ghiaccio e pertanto ai nostri occhi ci appare incredibilmente limpida e di un azzurro brillante.

Un iceberg verde emerge nella neve vicino a un gruppo di pinguini imperatori. Fotografia di Peter Layt / Australian Antarctic Division

In molti resoconti gli iceberg verdi vengono descritti come translucidi e ciò ha suggerito ai ricercatori che al loro interno siano privi di bolle, il che ci fornisce un’indicazione sulla loro origine.

L’acqua di mare a volte si può congelare sotto la parte inferiore della piattaforma di ghiaccio. Quando accade si crea uno spesso strato di ciò che è conosciuto come ghiaccio marino. A differenza del ghiaccio presente in superficie, che intrappola l’aria, quello marino si forma sotto una maggiore pressione, dove l’aria è più solubile e pertanto tende ad essere privo di bolle. 

Questi iceberg trasparenti di color verde intenso devono quindi essere forgiati dal ghiaccio marino. Ciò era già stato accertato negli anni ’80 grazie a dei campioni raccolti da e dai suoi colleghi sulla piattaforma di ghiaccio Amery. La colorazione verde, tuttavia, rimaneva incomprensibile.

Il gruppo di Warren sospettava che fosse dovuta al carbonio organico disciolto, microscopici residui di vita marina. Questo materiale ha un colore giallastro e mescolandosi con l’azzurro intenso avrebbe senz’altro creato una sfumatura verde. A quel tempo non si era in grado di quantificare la quantità di carbonio organico disciolto pesente nei campioni di ghiaccio. Usarono però delle tecniche per renderlo fluorescente per confermarne l’esistenza.

Il risultato del loro fu ampiamente ripreso al tempo, ma il loro successo fu di breve durata. Nel 1996, durante la seconda spedizione di Warren nell’ambito dell’Australian Antarctic Program, il suo gruppo scoprì molti altri blocchi di ghiaccio tinto di verde. Questa volta poterono campionare in modo appropriato il carbonio organico disciolto, verificando che le loro quantità nei ghiacci azzurri erano simili a quelle presenti nei ghiacci verdi e per di più troppo esigua per poter influire sul colore del ghiaccio.

Nel 2016 condotto dall’oceanografa , allora dipendente della University of Tasmania e ora passata alla  University of Southampton ha scoperto casualmente le parti mancanti del puzzle. All’interno di diverse carote di ghiaccio della piattaforma di Amery il ghiaccio marino conteneva fino ad un numero di elementi di ferro 500 volte maggiori rispetto al ghiaccio in superficie.

Gli ossidi di ferro sono componenti comuni del terreno e delle rocce e questo studio suggerisce che vengano erosi mano a mano che il ghiaccio scivola inevitabilmente lungo le rocce dell’Antartide Orientale. 
Sinistra: Un “iceberg di giada” galleggia come una nave aliena nelle acque dell’Antartide. Destra: Bande di ghiaccio verde e bianco conferiscono a questo “iceberg di giada” un aspetto insolito. Fotografie di Stephen Nicol

Il sedimento polverso che ne risulta, chiamato anche “farina di roccia”, arriva quindi infine sino in mare dove la sostanza occasionalmente si congela alla base delle piattaforme di ghiaccio, saldandosi al ghiaccio marino che rompendosi va a formare gli iceberg. Quando ciò succede gli ossidi di ferro tendono ad avere colore giallo o rosso.  

“Il ghiaccio filtra la luce rossa e gli ossidi di ferro quella blu, quindi l’unica luce solare che può attraversare il ghiaccio e che viene rifratta dall’iceberg è quella verde”, spiega Warren.

Nel suo ultimo , il suo gruppo di ricercatori ha calcolato di quanto ferro c’è bisogno affinché il colore del ghiaccio cambi da blu a verde, scoprendo che la quantità trovata nel ghiaccio marino di Amery è sufficiente.

Anche se si tratta di una spiegazione basata su prove indirette e occorreranno dunque ulteriori ricerche sul campo per consolidare questo modello, Lea ammette che questo meccanismo “è una soluzione davvero elegante in grado di spiegare le osservazioni fatte”.
 


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/

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