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Impronte digitali a scuola, i presidi scrivono a Mattarella: “Una grave schedatura di massa”

ROMA – I presidi alzano il livello di opposizione e scrivono al presidente della Repubblica: le impronte digitali agli ingressi della scuola sono una decisione “grave e assurda, da accantonare”. La lettera è partita due giorni fa. L’ha scritta il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, inviandola “dopo aver registrato la freddezza con la quale il Governo ha accolto le nostre richieste e segnalazioni”. Nel testo si segnala alla più alta carica dello Stato “il carattere di assoluta gravità di alcuni provvedimenti contenuti nel Decreto concretezza”.

Innanzitutto, ” per la verifica della presenza, sul posto di lavoro, di tutti i dipendenti pubblici contrattualizzati, con l’esclusione dei soli insegnanti”. Per Giannelli, la misura “presenta una massiva violazione della privacy, in quanto coinvolge oltre due milioni e mezzo di persone”, e qui si riferisce ai dipendenti pubblici, “ed è molto sproporzionata rispetto al dichiarato e pienamente condivisibile scopo: evitare condotte disoneste come quelle dei cosiddetti ”. Secondo Anp questi comportamenti “riguardano una irrisoria percentuale di lavoratori e andrebbero combattuti conferendo ai dirigenti adeguati poteri gestionali”. I controlli biometrici sono, invece, “una schedatura di massa senza precedenti che non migliorerà la produttività delle amministrazioni pubbliche e, al contrario, favorirà demotivazione e inefficienza”.

Nella lettera si spiega che per i dirigenti – scolastici e no – “la misura è del tutto insensata: si tratta di personale senza orario di lavoro e la cui valutazione dipende solo dai risultati ottenuti. La conoscenza del tempo trascorso in ufficio, quindi, non ha nulla a che fare con la trasparenza”.

Nello specifico caso dei presidi, poi, “la cosa è ancora più assurda: per la prima volta, da quando esiste l’organizzazione del lavoro, si sovverte il principio di gerarchia sottoponendo il capostruttura a un controllo da cui è esclusa la maggior parte del personale in servizio. Aggiungo che”, scrive Giannelli, vista l’equiparazione del dirigente scolastico al datore di lavoro a fini antinfortunistici, “dovrebbe semmai avere lui contezza delle effettive presenze in un istituto scolastico”. Il ministro Marco Bussetti in un primo tempo aveva infatti motivato la decisione della ministra Giulia Bongiorno con la necessità di conoscere i presenti all’interno di una struttura grande e complessa come una scuola. L’Anp stima in 100 milioni di euro i costi necessari per acquistare e installare i dispositivi di controllo biometrico nei plessi, costi da attribuire direttamente al sistema scuole visto che il provvedimento dovrà essere “senza oneri aggiuntivi per lo Stato”. Continua la lettera: “Ai dirigenti scolastici, gravati da un carico di responsabilità e competenze che quasi non ha eguali nello scenario della pubblica amministrazione, si vuole ora imporre un controllo insensato e irragionevole con un accanimento che non ha precedenti e con grave lesione della loro autorevolezza”. Citando lo stesso Mattarella, Giannelli scrive: “La scuola italiana ha bisogno di competenza, qualità, spirito di servizio, innovazione e cultura, non certo di accendere inutili conflitti o di screditare il prestigio di chi, da sempre, profonde impegno e professionalità ad esclusivo vantaggio dei cittadini”.

La lettera si chiude con la richiesta al presidente della Repubblica di un intervento affinché “la proposta di verifiche biometriche venga accantonata durante l’imminente passaggio nell’aula del Senato”. Evidenziando elementi di incostituzionalità in quel passaggio del Decreto concretezza, Anp “non esclude ricorsi alla magistratura”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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