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Università di Bologna, quel concorso che non trova i commissari: 14 docenti si sono dimessi

BOLOGNA – C’è un concorso all’Alma Mater, tormentatissimo, che non trova la parola fine. Esattamente a Ingegneria, dove l’ultimo colpo di scena l’hanno scritto i commissari: ben 14, professori di Scienza delle Costruzioni in cattedra in tutt’Italia, hanno rinunciato all’incarico. E il risultato di quella raffica di dimissioni è che all’oggi una commissione non c’è. Tutti si dicono indisponibili a giudicare i candidati, e a rimanere bloccata è questa vicenda che si trascina da quattro anni, tra battaglie legali e sofferenze, che hanno provocato un terremoto nel dipartimento di Ingegneria civile, chimica ambientale e dei materiali (Dicam): lo stesso del rettore Francesco Ubertini. Un caso spinoso, finito ora sul tavolo del ministro all’università Marco Bussetti.

Il caso scoppia quando una ricercatrice viene esclusa dal concorso per due posti da associato nella materia di Scienza delle Costruzioni. Tre sono i candidati, vincono gli altri due, lei fa ricorso al Tar, che lo rigetta. Il Consiglio di Stato invece l’accoglie, rilevando ogni volta un comportamento delle commissioni in violazione della par condicio nella valutazione, ai danni della ricercatrice. Per ben tre volte i giudici in appello annullano gli atti valutativi della commissione e prescrivono di rifare tutto.

Nell’ultima sentenza il Consiglio di Stato fissa pure i criteri cui deve attenersi la commissione per i giudizi, pena il commissariamento. L’Ateneo si muove, dunque, secondo le indicazioni dei giudici. A marzo 2019 nomina una nuova commissione composta da tre membri, stavolta tutti esterni all’Alma Mater. Professori della materia del concorso, coi titoli per fare i commissari. Ma i primi tre docenti incaricati rinunciano, contestando il fatto che i giudici abbiano già indicato i criteri di valutazione, sempre cambiati dalle precedenti commissioni e sempre a svantaggio della ricercatrice.

L’università accoglie le dimissioni e ne nomina altri tre. Niente da fare: no grazie, ci dimettiamo. Risposte tutte uguali, nella maggior parte dei casi i professori si trincerano dietro al fatto che c’è poco tempo, 15 giorni secondo la sentenza, per una nuova valutazione. E di tre nomine in tre si è arrivati a metà maggio a ben 14 docenti che hanno rinunciato all’incarico, mentre uno declina affermando di non aver ricevuto comunicazione dall’Ateneo.

Surreale. Mai visto. Al punto che l’avvocata Lucia Annicchiarico, che segue il ricorso della ricercatrice esclusa, scrive al ministro Bussetti e al sottosegretario Lorenzo Fioramonti per chiedere “un controllo di legalità” sulla vicenda. Oltre alla lettera, inviata nei giorni scorsi, parte un nuovo ricorso in cui viene chiesto ai giudici di sostituirsi all’amministrazione universitaria: “È venuto meno il rapporto di fiducia, chiediamo che sia il Consiglio di Stato a nominare direttamente la ricercatrice nel ruolo di associata e solo in subordine un commissario ad acta”, spiega la legale.

“I tre candidati interni stanno vivendo una situazione di estrema incertezza che va risolta: questo impasse ci mette in difficoltà anche nella gestione dei corsi”, osserva il direttore del dipartimento Alberto Montanari. “Dopo la terza sentenza abbiamo pensato di avvalerci solo di commissari esterni: abbiamo fornito all’Ateneo una prima lista di nove nomi, poi una seconda di altri nove. Ora siamo arrivati agli ultimi tre: se si dovessero dimettere anche loro, dovremmo chiamare docenti dall’estero o di settori affini. Intanto il dipartimento ha deliberato ulteriori due posti da associato per interni, per contribuire a risolvere la situazione. Ma non sarà sufficiente se prima non si sblocca questa storia che vede coinvolti tre candidati che stimo, persone che lavorano da una vita con noi. La situazione che s’è creata è complessa e inusuale: va trovata una soluzione che garantisca imparzialità nei giudizi e tempi brevi”.


Fonte: https://www.repubblica.it/scuola


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