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Grotte, vicoli e ceramica. Grottaglie, un altro modo di scoprire la Puglia

“Oltre cent’anni fa si mangiava tutti nello stesso piatto, le stoviglie se lo potevano permettere solo i nobili. E soprattutto si pativa la fame. Così, mio nonno pensò di disegnare un galletto al centro del piatto, per vantarsi, in tempi di povertà, di “trovare sempre nu galluzz ogni giorno”. Franco Fasano, ceramista ed erede dell’azienda storica Nicola Fasano, racconta le origini del famoso galletto che identifica la ceramica pugliese nel mondo. Lo fa, mentre con mano ferma, muove il pennello dipingendo di rosso la cresta del piccolo e rampante pennuto e di blu cobalto la coda piumata. Il risultato coinvolgente, impeccabile, dissimula l’infinita pazienza del lavoro, la cura del particolare, la vena sotterranea di una creatività che corre parallela a quella della passione e passa attraverso la capacità manuale. Da sempre, a , ogni pezzo è unico ed ha la sua storia che trascende dalla semplice produzione per divenire un’opera d’arte.

È questa una città di antica tradizione ceramica, l’unico centro ceramico pugliese insignito del marchio D.O.C., dove le sfumature dal verde al giallo, dall’arancione al blu, prendono forma e lucentezza in anfore, vasi, ciotole e, appunto, piatti, oltre ai capasoni (tipici orci molto grandi usati per conservare l’olio e il vino). E anche i racconti, legati a questa decorazione, sono diversi e cambiano di bottega in bottega. Girando lungo la Gravina di San Giorgio, dove proliferano i laboratori (un vero e proprio“quartiere delle ceramiche”, con i forni per cottura ricavati direttamente nella roccia di antichi ambienti ipogei, un tempo adibiti anche a frantoi), si ascoltano altre versioni come quella legata allo sposo che durante il pranzo nuziale traeva auspici riguardo la futura prole, svuotando il “piatto reale”. Se trovava dipinto il galletto, il primogenito della novella coppia sarebbe stato un maschietto. Vale la pena entrare a curiosare, ascoltare questi artigiani che, di volta in volta, rivelano la propria terra meravigliosa e ricca di usanze millenarie, oltre che fare acquisti per portare a casa un souvenir insolito. Tra questi la Pupa baffuta. La leggenda locale racconta di un suddito che volle ribellarsi allo ius primae noctis, il diritto di trascorrere la prima notte di matrimonio in compagnia della sposa che il signorotto esercitava sui novelli sposi. Il marito che non voleva rassegnarsi a questo sopruso si travestì da donna e si recò al Palazzo per giocare un brutto tiro al feudatario ma dimenticò di tagliarsi i baffi e fu scoperto. O ancora ?il Pumo (pumo de’ fiuri), un manufatto ceramico che ricorda il bocciolo di un fiore stilizzato o cardo, simbolo augurale di prosperità. Alzando lo sguardo verso i balconi, se ne vedono tanti, lisci o arricchiti con foglie di acanto, messi quasi a protezione delle famiglie e delle loro abitazioni. La partenza è sempre la materia, l’argilla, un materiale duttile e plasmabile che ha mille potenzialità, un materiale espressivo, che si muove e si trasforma a seconda di chi lo manipola, estratta in gran quantità nelle cave, prossime alla città.


Fonte: http://www.repubblica.it/


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