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“Camminare per cambiare il mondo”: dalle storiche proteste all'attività fisica ideale in tempo di pandemia

Non tutti i potenziali camminatori hanno uguale accesso a percorsi da poter fare a piedi. Secondo una ricerca condotta dal Trust for Public Land, circa 100 milioni di abitanti negli Stati Uniti non dispongono di un parco entro una distanza da casa di 10 minuti a piedi. Ad agosto è stata approvata una legge per stanziare fondi per parchi e spazi verdi con l’obiettivo di favorirne la salvaguardia, le infrastrutture e l’accesso.

Camminare non è semplicemente un’azione fisica, ed è sempre stato così. Camminare rasserena. Camminare stimola e affina la mente. L’atto del camminare è democratico, anche se l’accesso a luoghi sicuri dove praticarlo non è sempre garantito, come sanno molti membri delle comunità afroamericane e ispaniche. La libertà è l’essenza del camminare e tutti dovrebbero poter godere di quella libertà di partire e tornare a piacere, di camminare senza meta e, come ha scritto il romanziere Robert Louis Stevenson, di “seguire questa o quell’altra strada, a seconda dell’ispirazione”.

Un toccasana durante la pandemia

La pandemia ci ha privati di molte cose. Non solo della vita e dei mezzi di sussistenza, ma anche della capacità di agire. Ci sentiamo intrappolati, impotenti. Ci sono molte cose che non possiamo fare. Però possiamo camminare.

Con la giusta predisposizione mentale, ogni camminata è un pellegrinaggio, una porta spalancata su novità e rivelazioni. Molti progressi sono avvenuti quasi per caso, mettendo un piede davanti all’altro. Scappiamo via dai problemi. Camminiamo verso le soluzioni.

Mentre lavorava al suo Canto di Natale, Charles Dickens camminava per 25-30 km per le stradine di Londra, rielaborando la trama nella mente, mentre la città dormiva. Beethoven trovò l’ispirazione mentre passeggiava nella verde Wienerwald fuori Vienna, Nietzsche nelle Alpi svizzere. “Non credete ad alcuna idea che non sia stata concepita all’aria aperta e dal libero movimento”, disse il ferale filosofo.

La scrittrice Louisa May Alcott faceva regolarmente lunghe camminate nella campagna vicino alla sua casa di Concord. Talvolta si univa a lei il collega scrittore e trascendentalista Henry David Thoreau. Insieme trascorrevano ore a gironzolare (Thoreau amava quella parola) nei prati e nei campi del Massachusetts rurale, prendendo parte alla loro “porzione di infinito”, secondo le parole stesse di Thoreau.

Jean-Jacques Rousseau li supera tutti. Camminava regolarmente per 30 km in un solo giorno. “Non riesco quasi a pensare quando sto fermo”, diceva “Il mio corpo deve essere in movimento per rendere attiva la mia mente” (mentre camminava appuntava i suoi pensieri, piccoli e grandi, sulle carte da gioco che portava sempre con sé).

I benefici di una passeggiata

Studi recenti confermano l’intuizione di Rousseau. La nostra mente raggiunge il massimo della creatività alla velocità di 4,8 km all’ora, ovvero la velocità di una passeggiata a passo moderato. In uno studio gli psicologi dell’Università di Stanford Marily Oppezzo e Daniel Schwartz hanno diviso i partecipanti in due gruppi: camminatori e sedentari. Quindi hanno somministrato un test progettato per misurare il “pensiero divergente”, una componente importante della creatività. Hanno scoperto che il pensiero creativo era “costantemente e significativamente” maggiore nel gruppo dei camminatori rispetto al gruppo dei sedentari. E non è neppure necessario camminare a lungo per stimolare la creatività: sono sufficienti dai 5 ai 16 minuti.

Quando camminiamo, ipotizzava lo psicologo Colin Martindale, entriamo in uno stato di “attenzione defocalizzata”. Chi si trova in questo stato non è distratto, almeno non nel senso che normalmente attribuiamo a questa parola. È piuttosto contemporaneamente focalizzato e non focalizzato. Vediamo di più quando camminiamo, come fa notare l’autore Edward Abbey nella sua biografia Deserto solitario: “Dall’auto non si vede niente; devi scendere da quel maledetto arnese e camminare”.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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