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Eliminare ogni rifiuto è possibile. Intervista a Tom Szaky, CEO di TerraCycle

Quanto hanno influito le tue origini sulla tua idea di sostenibilità?

Sono nato a Budapest nel 1982. Nel 1986 è avvenuto il disastro di Chernobyl. La mia famiglia ha avuto la possibilità di trasferirsi prima in Europa occidentale e poi in Canada, dove sono cresciuto. Il Canada ha un profondo spirito ecologico di cui mi sono accorto trasferendomi negli Stati Uniti per il college, dove vivo tuttora quando non sono in viaggio per il mondo.
Un momento chiave è avvenuto proprio in Canada quando io e mio padre abbiamo trovato una tv abbandonata nella spazzatura davanti al nostro appartamento. Non potevamo credere ai nostri occhi. Non solo la tv funzionava ma era a colori. Un evento che ha contribuito a creare la mia idea di sostenibilità.

Come inizia la storia di TerraCycle?

La storia di TerraCycle inizia dalla domanda di un mio docente durante una lezione di economia: “Qual è lo scopo del business?”. Ma la risposta  “generare profitto” non è stata di ispirazione per me. Ho scelto così di creare un business che mette “lo scopo” al primo posto. Le feci dei vermi sono state una delle prime soluzioni in cui sono inciampato. Un mio amico stava cercando di far crescere delle piante nel seminterrato ma gli escrementi dei vermi le hanno fatte stare subito bene. Ho scoperto così un fertilizzante naturale che mi ha permesso di lanciare TerraCycle.

Come funziona il processo di raccolta e trasformazione dei rifiuti?

La prima questione da risolvere sul riciclo è capire cosa rende qualsiasi oggetto riciclabile. Abbiamo iniziato da un flusso di rifiuti cercando di immaginare come collezionarli e processarli. Prima di tutto, è stato fondamentale prendere in considerazione i costi economici e convincere gli stakeholders affini alla tematica a pagare per il costo del riciclo di quel flusso di rifiuti. Ma come potevamo portare più valore che costi e rendere il business possibile? Abbiamo fornito la raccolta e la distribuzione dei rifiuti, dalla plastica alle gomme da masticare, per oltre venti paesi.

Che cosa significano le parole “spreco” e “riciclo” per te?

I rifiuti sono una sfortunata anomalia ambientale che abbiamo creato negli ultimi settanta anni. Negli anni Trenta non avevamo la relazione con gli oggetti che abbiamo oggi.  Il concetto di “spazzatura” è un’idea moderna e un sintomo evidente della nostra dipendenza dal consumo.

Come hai convinto le grandi aziende a passare dalla plastica monouso ad alternative riutilizzabili?

Il vantaggio per le compagnie consiste nell’adottare il concetto di sostenibilità rappresentando la soluzione al problema della spazzatura. L’obiettivo è catturare l’attenzione delle compagnie consumistiche attraverso l’innovazione aggiornando la qualità, i materiali, le funzioni e il packaging in modi che prima non eravamo in grado di considerare. Quando acquisti un oggetto, paghi anche la confezione. Ma se la confezione è riutilizzabile, l’oggetto ha un altro valore.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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