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La “tragica convivenza” di plastica e plancton: un’insidiosa e crescente minaccia per l’oceano

Liittschwager ha versato l’acqua su dei vassoi per fotografarne da vicino il contenuto. Le sue foto rivelano un mondo in cui i movimenti del plancton si intrecciano a quelli della plastica. Piccoli pesci larvali galleggiano accanto a pezzetti di plastica colorata e fili da pesca. Alcune immagini sono così fitte che è difficile distinguere cosa è vivo da cosa non lo è. 

Le immagini possono sembrare opere colorate di arte oceanica astratta, ma questi campioni rivelano un’insidiosa e crescente minaccia per l’oceano: la microplastica, ovvero i frammenti di plastica di meno di cinque millimetri di dimensione, si trova in tutti gli oceani del mondo. Scorre nei fiumi dell’entroterra e raggiunge le cavità più profonde dell’oceano. La microplastica è il risultato della decomposizione dei rifiuti di plastica in particelle quasi invisibili, a causa dell’usura e della luce ultravioletta.

Gli scienziati stanno cercando di capire come le microplastiche potrebbero nuocere all’uomo e alla vita marina. Nel 2017 uno studio ha rivelato che le acciughe scambiano la plastica per cibo, probabilmente attirate dal profumo delle alghe che ricoprono i rifiuti. Poiché questi piccoli pesci vengono mangiati da pesci più grandi, più in alto nella catena alimentare, gli scienziati temono che possano finire anche sulla nostra tavola. Uno studio pubblicato lo scorso ottobre ha rilevato che la microplastica è già presente nel 90% del sale da cucina.

“La plastica è un materiale formidabile”, afferma Liittschwager “ma l’idea di realizzare qualcosa di monouso è assurda”.

Negli ultimi due decenni, Liittschwager è stato scioccato dalle immagini della plastica che deturpa le meraviglie naturali. Nel 1994, era una spiaggia disseminata di rifiuti alle Hawaii, zona in cui alcune delle coste si trovano all’estremità della “Grande Chiazza di Immondizia” del Pacifico. Dieci anni dopo, si trovava su una remota isola hawaiana con scienziati che cercavano di capire perché i pulcini di albatro morissero prematuramente. Un’autopsia del contenuto dello stomaco ha rivelato la presenza di tappi di bottiglia e altri pezzi di plastica.

Come la descrive Liittschwager, la sua missione è semplicemente documentare la realtà. “Vorrei che la gente vedesse di persona quello che ho visto io”, afferma.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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