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Nelson Mandela ha combattuto l’apartheid ma la sua opera non è ancora terminata

La Defiance Campaign catapultò il programma dell’ANC e Mandela al centro dell’opinione pubblica, mentre proseguiva la protesta per i diritti dei neri. Dopo aver scontato la pena, Mandela continuò a guidare le proteste contro il governo e, nel 1956, insieme ad altre 155 persone, fu accusato di tradimento. Nel 1961 fu scagionato e visse in clandestinità per 17 mesi dopo il processo.

Nel corso del tempo Mandela arrivò a credere che la resistenza armata fosse l’unico modo per porre fine all’apartheid. Nel 1962 lasciò brevemente il Paese per ricevere un addestramento militare e ottenere sostegno per la causa, ma poco dopo il suo ritorno fu arrestato e condannato per aver lasciato il Paese senza permesso. Quindi, mentre si trovava in prigione, la polizia scoprì documenti relativi al piano di Mandela per una guerriglia urbana. Così accusarono lui e i suoi compagni di sabotaggio.

Mandela e gli altri imputati nel successivo processo di Rivonia sapevano che sarebbero stati sicuramente condannati a morte e giustiziati. Quindi trasformarono il loro processo-farsa in una testimonianza, divulgando la loro lotta contro l’apartheid e la sfida al sistema giudiziario che opprimeva i sudafricani neri. Quando toccò a Mandela parlare a nome della difesa, tenne un discorso lungo quattro ore.

“La mancanza di dignità umana subita dagli africani è la diretta conseguenza di una politica di supremazia bianca”, disse. “La nostra lotta ha una portata realmente nazionale. È una lotta per il popolo africano, ispirata dalle nostre stesse sofferenze e dalla nostra esperienza. È una lotta per il diritto di vivere”. Mandela era impegnato nell’ideale di una società libera, e affermò: “se sarà necessario, è un ideale per cui sono pronto a morire”.

Gli anni di prigionia

Mandela non fu giustiziato, ma nel 1964 venne condannato all’ergastolo. Gli veniva concessa solo una visita di 30 minuti con un’unica persona ogni anno e poteva inviare e ricevere solo due lettere all’anno. Imprigionato in condizioni dure, lavorava in una cava di calcare e, nel corso del tempo, ottenne il rispetto dei suoi carcerieri e dei compagni di prigione. Gli venne concessa la possibilità di lasciare il carcere in cambio della garanzia che l’ANC avrebbe rinunciato alla violenza, ma rifiutò.

Nel corso dei 27 anni di prigionia Mandela divenne il prigioniero politico più famoso al mondo. Le sue parole erano bandite in Sudafrica, ma era già l’uomo più famoso del Paese. I suoi sostenitori protestavano per la sua liberazione e la notizia della sua incarcerazione agitò gli attivisti anti apartheid di tutto il mondo.

Nel 1960 alcuni membri delle Nazioni Unite iniziarono a chiedere sanzioni nei confronti del Sudafrica, richieste che si fecero più pressanti nei decenni successivi. Alla fine il Sudafrica era diventato un pariah a livello internazionale. Nel 1990, in risposta alle pressioni internazionali e alla minaccia di una guerra civile, il nuovo Presidente del Sudafrica, F.W. de Klerk, si impegnò a mettere fine all’apartheid e liberò Mandela dal carcere.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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