in

Thomas Dambo, l’artista danese che trasforma i rifiuti in troll

Diciassette teste sono allineate sugli scaffali del magazzino di Copenaghen, dove Thomas Dambo ha trascorso il periodo della . “Ma non li ho uccisi, li sto solo preparando per il mio prossimo progetto” afferma ridendo il simpatico scultore danese, che si è autoproclamato “attivista dell’arte del riciclaggio” ed è noto per le sue installazioni esterne di troll giganti creati con legno di recupero. 

Queste enormi teste, alte da uno a due metri con espressioni comiche ma leggermente spaventose (sbadigli a bocca aperta, sguardi ad occhi spalancati), saranno presto montate su corpi ugualmente enormi per l’ultima installazione di Dambo, “The Great Troll Folk Fest” (la grande festa del popolo dei troll, NdT).

Nei prossimi mesi, con l’aiuto di volontari e del suo staff (e di finanziamenti tramite donazioni private), assemblerà e installerà 10 figure in tutto. Questi colossali giganti alti dai 4,5 ai 6,5 metri saranno “nascosti” negli spazi verdi meno conosciuti in tutta la Danimarca, incluse alcune piccole isole vicino a Copenaghen e qualche parco fuori dalle rotte turistiche. L’artista lascerà degli indizi sulla loro posizione sui social media. “È una specie di caccia al tesoro, un regalo per le famiglie danesi, che potrebbero essere tristi di non poter andare in vacanza quest’estate”, afferma Dambo. “I troll ci aiutano a ricordare che abbiamo dei posti meravigliosi praticamente dietro casa”.

Dal 2014, Dambo ha costruito decine di creature in legno di ispirazione folclorica in : un tizio con la barba seduto a Christiana, l’enclave hippie di Copenaghen, i troll fratello e sorella “persi” nei Pinecrest Gardens della Florida, una serie di giganti di legno (uno che suona il flauto) fuori da Seoul, in Corea del Sud. Tutti sono fatti con materiali di scarto recuperati nei luoghi in cui vengono costruiti: il compensato che ha protetto gli edifici da un uragano diventa un “guardiano dell’isola” a Culebra, Portorico, rami e ramoscelli caduti si trasformano nei ciuffi di capelli dei troll in Danimarca.

“Voglio che le persone sappiano che i rifiuti hanno un valore” afferma Dambo. “E i troll fanno questo, e mi aiutano anche a raccontare storie, come le leggende con cui sono cresciuto.” 

I troll, la storia delle origini 

Per tutti coloro che vivono o visitano la Scandinavia, i troll sono ovunque e in nessun luogo, nascosti nei boschi e ampiamente descritti nella letteratura e nel turismo di questa regione.

Molto prima che i troll fossero trasformati in guerrieri ecologici da Dambo (o in animazioni color pastello nel film Trolls World Tour), apparvero nella vecchia mitologia e poesia norrena nell’Islanda del XII secolo. “Potevano essere grandi e brutti oppure belli e gentili, ma in ogni caso rappresentavano “gli altri” per eccellenza, un po’ simili a noi, ma diversi e più pericolosi”, afferma Jonas Wellendorf, professore associato di Norreno antico all’Università della California, a Berkeley. 

I troll avevano una duplice lezione da impartire all’umanità: in primo luogo, che il mondo sconosciuto oltre le mura del villaggio o del castello poteva essere non sicuro e potenzialmente pericoloso; e in secondo luogo, che il rischio dell’esplorazione dello stesso poteva portare conoscenza e ricchezza. “Se ti avventuri nella loro natura selvaggia, molto probabilmente tornerai con qualcosa di prezioso: oro, esperienza”, afferma Wellendorf. “I troll rappresentano una minaccia, ma se sei coraggioso puoi ottenere qualcosa da loro”.

Nella letteratura antica e nella narrazione, i troll erano spesso mostri violenti e spaventosi, intelligenti guardiani che dimoravano nelle montagne, tra le rocce o nel cuore della foresta. Pensiamo alle huldre, ammaliatrici norvegesi dalla lunga coda che adescano gli uomini per sottometterli al loro volere, o a Grendel, l’“orribile demone” e la “creatura dall’umore terribile” del Beowulf in antico inglese (ambientato in Scandinavia e basato sul ). Attrici in abiti rossi interpretano le prime, in allegre apparizioni per i turisti in sosta sulla storica ferrovia Flåm della Norvegia.

Con ‘Billy Goats Gruff,’ i troll guadagnano fama mondiale 

I troll sarebbero forse rimasti un fenomeno solo scandinavo, se non fosse stato per due studiosi di folclore di Oslo del XIX secolo, Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe, che raccolsero e pubblicarono molte fiabe tradizionali nel Norske Folkeeventyr (Norse Folktales – Racconti popolari nordici, NdT) nel 1840.

In questa raccolta, i personaggi di troll creduloni compaiono in diversi titoli di storie, come Boots and the Troll e Three Billy Goats Gruff (Asbjørnsen, raffigurato austero e con i basettoni, è commemorato con una statua nel parco St. Hanshaugen di Oslo; a pochi chilometri di distanza, la tomba di Moe nel cimitero di Vestre Aker è adornata con un suo busto). I libri, ispirati dai fratelli Grimm, furono presto tradotti in quasi tutte le lingue del pianeta.

Ma l’aspetto forse più significativo è che le Norse Folktales hanno dato ai troll una nuova veste grazie all’artista Theodor Kittelsen, il più importante tra i vari illustratori di famose collane. I suoi orchi dai capelli selvaggi e dal naso adunco erano molto più buffi e avvicinabili dei misteriosi estranei di un tempo. I suoi dipinti e disegni di troll, gnomi e altri esseri fantastici sono esposti al Kittelsen Museum presso il Cobalt Works, un complesso con spazi sia al chiuso che all’aperto che ci parla di cultura e storia, a un’ora di macchina a est di Oslo.

La popolarità delle fiabe ha aperto la strada alle statue di troll gioiosi che si trovano ormai all’esterno di quasi tutti gli hotel e bar della Norvegia rurale, oltre alla miriade di raffigurazioni con sorrisi dai denti sgangherati che pullulano nei negozi di souvenir. All’Hunderfossen Family Park di Lillehammer, tra le attrazioni per bambini ispirate alle fiabe c’è un troll alto quasi 14 metri che “tiene” il ristorante Trollsalan (la trollsuppe, per fortuna, è solo stufato di manzo) e un diorama di Billy Goats Gruff.

La natura e l’uomo 

“Ce ne sono molti di questi troll, kitsch e divertenti, per turisti, ma non hanno molto a che fare con la mitologia norrena”, afferma il regista norvegese André Øvredal, il cui falso documentario Troll Hunter del 2010 esplora a fondo il mondo dei più tradizionali mostri di stile medievale. “Sono cresciuto ascoltando storie sui troll, ed erano sempre creature davvero spaventose e violente che avrebbero potuto strapparsi un braccio a vicenda”.

Ha evocato quel tipo di troll nel suo film a basso costo, girato nelle foreste intorno a Oslo e nella regione settentrionale di Dovre, dove dice che le montagne incontaminate e i fiordi “ti fanno sentire come se fossi nella terra dei troll; questo luogo, dove il mondo naturale si scontra con quello dell’uomo, è il set ideale per un classico film di mostri”. Nel documentario di Øvredal, l’invasione del territorio dei troll non è di buon auspicio per la sfortunata troupe.

Ma l’arte di Dambo ha un approccio diverso: usa giocosamente la mitologia per riavvicinare l’uomo alla natura. I suoi troll “interagiscono” con i turisti e il mondo circostante in modo stravagante, come il troll “Hector Protector” sulla riva di Culebra, che tiene una lanterna, diventando una specie di faro. Nel quartiere artistico di Wynwood Walls a Miami, un altro gigante di si appoggia su un’auto rovesciata: la sfrontata dichiarazione di Dambo contro i combustibili fossili.

I vari tocchi artistici – gli enormi lobi delle orecchie, progettati per attirare gli uccelli nidificanti e le bocche spalancate, pensate in modo che i bambini ci possano entrare e uscire – rendono questi esseri più amichevoli dei loro antenati norreni. Dambo spera che questi Golia fatti di assi di legno di vecchie case e bancali tenuti insieme da punti metallici e chiodi possano portare la gente a ripensare le tematiche di sostenibilità e ambiente.

 “Voglio utilizzare i rifiuti per trasformarli in qualcosa che apra gli occhi e la mente delle persone”, dice. “Se continuiamo a gettare via il mondo, prima o poi avremo un mondo senza montagne, senza boschi”. E i troll non avranno un posto dove vivere.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml

Alena Seredova per la prima volta in spiaggia con la figlia neonata Vivienne: foto

Scuola, record di cattedre vacanti: sono 85.100