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L'Università di Pescara non cambia giudizio sul concorso, il Tar si rivolge alla Procura

ROMA – I giudici amministrativi, stanchi di non essere ascoltati dalle università italiane, ora scelgono di girare le carte dei concorsi contestati direttamente in procura. Lo ha fatto, lo scorso 7 gennaio, il Tribunale amministrativo di Pescara. E’ storia ordinaria e ripetuta quella che racconta dell’indifferenza degli atenei del Paese . In particolare, l’Università di Chieti-Pescara già nell’aprile 2018 era stata avvisata per un concorso di Medicina considerato dal Tar locale irregolare: “Avete 15 giorni di tempo per provvedere al riesame dei titoli dei candidati e formare una commissione diversa, fatta di docenti esterni ed estratti a sorteggio”. Ora la situazione di scontro – che, va detto, nel tempo si è riproposta a Firenze, Pisa (Statale), Roma (Tor Vergata), Cosenza e Catania – ha conosciuto una crescita d’intensità.

Concorso di Statistica economica, posto da ricercatore a tempo determinato. Agnese Rapposelli, che a sua volta ha una lunga storia di ricorsi nei confronti dell’ateneo Gabriele D’Annunzio (tre concorsi, tutti contestati), ha già ottenuto ragione dal Tar di Pescara con una prima ordinanza. Le ragioni del suo ricorso – la Rapposelli aveva perso di misura – hanno trovato soddisfazione. I tre giudici avevano scritto: per quella prova “la commissione è stata composta da membri in maggioranza interni, due appartengono al medesimo Dipartimento di Economia e la terza, pur di altra università, è stata titolare nell’ultimo triennio di insegnamenti a contratto presso quel Dipartimento”. L’Autorità anticorruzione chiede, invece, membri a maggioranza esterna. Ancora, la commissione del concorso ha valutato in modo generoso un convegno del futuro vincitore assegnandogli 0,3 punti quando un assegno di ricerca offerto alla seconda candidata pesava per soli 0,6 punti: “Un giudizio illogico”. Per quest’ultima poi, la Rapposelli, cinque articoli pubblicati su una rivista in Fascia A non sono stati considerati degni del punteggio più alto perché in un secondo momento l’editore era uscito dalla collocazione in prima fascia. Una discreta forzatura.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml

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