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    Andy Casagrande, il cineasta subacqueo che non teme gli squali: “Gli squali sono importanti per il nostro pianeta”

    Come nasce la tua passione per gli squali?
    Sono nato con la passione per gli squali. O almeno mi piace pensarlo. Il mio primo contatto è stato a sette anni quando li ho visti per la prima volta in tv. Sono rimasto completamente conquistato. Da allora ho trascorso tutta la mia vita a studiarli e filmarli cercando di ispirare le persone a prendersene cura e a comprenderne l’importanza per il pianeta.
    Che ricordi hai del tuo primo incontro con uno squalo?
    Il mio primo incontro è stato sulla Grande Barriera Corallina in Australia quando mi sono imbattuto in uno squalo pinna bianca del reef. Sono rimasto piuttosto sorpreso da quanto fosse piccolo, cauto e apparentemente spaventato dalla mia presenza.
    Come è cambiata la ricerca nel tempo?
    La ricerca sugli squali è progredita nel corso degli anni in contemporanea con l’evoluzione rapida e continua della tecnologia. Credo fortemente nell’utilizzo della cinematografia e della tecnologia all’avanguardia per illustrare in modo rivoluzionario la conservazione delle specie.
    Che cosa ti ha portato nella Polinesia Francese?
    Su suggerimento della biologa marina e amica Kori Garza, sono andato a Tahiti alla ricerca del più grande squalo tigre del pianeta. Kamakai, lo squalo tigre che seguiamo nel documentario, va nella Polinesia Francese perché è l’habitat perfetto per tutti i tipi di squali, dalle specie più grandi a quelle più piccole. LEGGI TUTTO

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    La Giornata Mondiale Del Leone

    Un nuovo studio sull’evoluzione del leone riaccende la speranza per il futuro dei grandi felini

    Animali. Leoni

    National Geographic Photo Ark svela la 10.000a specie

    Gli animali possono essere creativi? Pigcasso, il maiale pittore, crea il caso

    Gli animali dell’Amazzonia si guardano allo specchio LEGGI TUTTO

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    Il preoccupante declino degli squali grigi del reef nel mondo

    Ripristinare cospicue popolazioni di squali non significa solo creare spazio per il recupero di questi animali. Anche la gestione delle attività di pesca è un fattore chiave, come imporre limiti di cattura e limitare le attrezzature da pesca che nuocciono agli squali. Questo nuovo studio, afferma Graham, “evidenzia l’importanza” di questo tipo di azioni.
    Regolando più attentamente le modalità di pesca degli squali e riducendo il numero di squali catturati accidentalmente, le popolazioni avranno più possibilità di riprendersi, aggiunge.
    Anche la comunicazione e la sensibilizzazione svolgono un ruolo fondamentale, afferma Carlee Jackson, ricercatrice di squali presso la Nova Southeastern University. “In molti Paesi il consumo della carne di squalo è una pratica comune, ma non è mai producente dire che questo sia ‘sbagliato’” afferma Jackson.
    Invece, far capire alle popolazioni di tutto il mondo quanto siano importanti gli squali per la salute degli oceani è un passo fondamentale. All’interno di questo processo potrebbe essere utile passare dalla pesca a un ecoturismo incentrato sugli squali e sulle barriere coralline in cui vivono.
    “Questo è positivo anche per le popolazioni locali, perché più squali vivi significano più introiti dalle attività di immersione per i turisti”, afferma Sala, “mentre uno squalo morto si può vendere solo una volta”. LEGGI TUTTO

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    Come organizzare i “Giochi olimpici” a casa con i più piccoli

    A fine Luglio erano previsti i Giochi Olimpici estivi 2020, ma il COVID-19 ha cambiato tutto.
    Tuttavia anche se le Olimpiadi sono state posticipate al 2021, i bambini possono comunque assaporare lo spirito di competizione amichevole e culturale organizzando le “Olimpiadi in giardino”. Cimentarsi in giochi provenienti da altri Paesi, come quelli riportati qui di seguito, potrebbe essere un’ottima occasione per scoprire nuove culture, un’attitudine utile nella vita dei bambini.
    “Crescendo, i bambini possono sviluppare dei pregiudizi”, afferma Julie Jones, presidente della Sezione Smoky Mountain del CISV USA (Children’s International Summer Villages, Villaggi estivi internazionali per bambini, NdT), un’organizzazione non profit che si dedica all’educazione e al sostegno della pace. “Ma quando entrano in contatto fin da piccoli con altre culture scoprono che le persone sono uguali in tutto il mondo, e che abbiamo molti più punti in comune che differenze”.
    Allora…che i giochi abbiano inizio!
    Korbo, o gioco del cerchio e del bastone (Etiopia): diamo il via alle “Olimpiadi in giardino” con un gioco del cerchio che risale all’antica Grecia, patria delle prime Olimpiadi conosciute. Gli antichi greci facevano rotolare i cerchi per aumentare la forza; questa versione a due giocatori, originaria dell’Etiopia, stimola sia le abilità di lancio che di puntamento. I giocatori si alternano nel ruolo di tiratore e lanciatore. Quando il tiratore fa partire un hula hoop su una superficie piatta, il lanciatore prova a colpire il cerchio con una palla. Segna un punto se colpisce il cerchio senza fermarlo e due punti se invece riesce a fermare la sua corsa. LEGGI TUTTO

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    Self Talk positivo, cos'è e a che cosa serve

    Rimedi alternativi
    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 04-08-2020

    Come invertire la tendenza della mente a produrre critiche e pensieri negativi in modo progressivo

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    Sanihelp.it – 
    Tutti noi, anche solo ogni tanto, abbiamo quello che potrebbe essere definito come un dialogo interiore, che riempie la nostra mente e che, in molti casi, ci porta a percepire la nostra vita e le nostre azioni in modo negativo.
    Eppure, esiste un modo diverso per utilizzare la mente e anche questa sorta di dialogo, un modo che è stato chiamato Self Talk Positivo.
    Questa tecnica, che viene usata anche a scopi realmente terapeutici, utilizza il nostro dialogo interiore in modo positivo, allo scopo di ridurre l’impatto di alcuni disturbi e di aumentare la nostra sicurezza e l’autostima.
    Il metodo si basa sul presupposto per il quale i nostri pensieri possono avere un effetto positivo o negativo su di noi, e che cercare di aumentare le parole positive che diciamo a noi stessi possa essere un’ottima pratica, anche nel caso in cui si soffra di disturbi specifici.
    Ecco quali sono gli effetti positivi legati al Self Talk:
    ·       Riduzione dello stress
    Avendo un dialogo interiore positivo sarà possibile affrontare nel modo giusto anche le difficoltà di ogni giorno, senza farsi sopraffare e senza incolparsi per qualsiasi cosa.
    Questo consentirà anche di avere una maggiore chiarezza mentale, che darà la possibilità di affrontare i problemi nel modo giusto.
    ·       Riduzione dell’ansia
    L’ansia è spesso auto alimentata dai nostri pensieri. Andando ad invertire la tendenza alla negatività nei propri pensieri quotidiani sarà anche possibile ridurre l’impatto dell’ansia sulla nostra vita quotidiana.
    A dimostrare l’efficacia di questa tecnica sono stati anche alcuni studi.
    ·       Aumento dell’autostima
    Anche l’autostima risente spesso del dialogo interiore negativo che tanti iniziano ad ingaggiare fin dal risveglio.
    Il Self Talk positivo, invece, può portare a migliorare l’autostima, a sentirsi più sicuri nella vita di tutti i giorni e anche nello svolgimento delle proprie attività, come accade sul posto di lavoro.
    Ma come poter iniziare un percorso di inversione di tendenza rispetto al Self Talk negativo?
    Come prima cosa bisognerà identificare i propri pensieri negativi, individuandoli e cercandone le radici.
    Pian piano si dovrà imparare a concentrarsi su ciò che di positivo ci circonda, sulle nostre qualità e su ciò che ci rende felici.
    Si dovranno, quindi, cercare di sostituire i classici pensieri negativi con ciò che, invece, possa portare a maggiore serenità, felicità e sicurezza.
    Ovviamente, il percorso non sarà immediato, ma potrà portare a grandi risultati.

    FONTE – CONFLITTO DI INTERESSI:Dr Josh Axe© 2020 sanihelp.it. All rights reserved.

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    Il futuro incerto dei rari “orsi dei ghiacciai” dal manto bluastro

    “Alcuni di questi orsi attraversano il campo di ghiaccio, altri attraversano a nuoto il fiordo” afferma Lewis. Ma generalmente le peculiarità del territorio creano “isole funzionali all’interno delle quali le popolazioni si sviluppano e diventano geneticamente distinte l’una dall’altra”. Questi orsi dai colori insoliti vivono solo nel sud-est dell’Alaska e nella punta della confinante Columbia Britannica.
    Ciò che più ha sorpreso Lewis, tuttavia, è la mancanza di orsi dei ghiacciai che vivono o migrano attraverso le zone meno impervie di questa regione, come nella penisola Chilkat.
    “L’area in cui non sono presenti orsi dei ghiacciai è quella che presenta meno barriere per la libera circolazione degli animali. Le montagne non sono molto alte, i ghiacciai non sono molto estesi”, afferma Lewis, il cui studio è stato pubblicato di recente sulla rivista Ecology and Evolution. “È davvero interessante che non ci siano orsi dei ghiacciai in quella zona”.
    Uno dei motivi, suggerisce, è che il ghiaccio potrebbe aiutare gli orsi dei ghiacciai a sopravvivere, il che non fa ben sperare poiché i ghiacciai dell’Alaska si stanno sciogliendo in questo che è il luogo della Terra in cui il surriscaldamento sta avvenendo più rapidamente.
    Orsi di colori diversi 
    Gli “orsi dei ghiacciai” sono stati descritti per la prima volta dagli scienziati occidentali nel 1895: uno dei predecessori di Lewis è stato tra i primi a tenere traccia dei loro stanziamenti all’interno del parco nazionale. Dopo che Lewis si è unita allo staff della riserva di Glacier Bay nel 1998, ha ereditato la mappa con i foglietti adesivi che segnano gli avvistamenti e i rilevamenti degli orsi dei ghiacciai all’interno e nei dintorni del parco, e sono stati pochi e rari.
    Nonostante siano presi di mira dai cacciatori per la loro caratteristica pelliccia, gli orsi dei ghiacciai rappresentano lo 0,4% degli orsi neri cacciati legalmente nel sud-est dell’Alaska dal 1990 al 2018, secondo lo studio. Non esistono altre stime della loro popolazione.
    Quando alcuni orsi dei ghiacciai sono arrivati a Juneau, nel punto più a sud del loro areale, nei primi anni 2000, e hanno iniziato a rovistare nei bidoni della spazzatura, Lewis e altri hanno deciso di avviare uno studio su questi animali poco conosciuti.
    In un periodo di 12 anni, i ricercatori hanno raccolto centinaia di campioni di pelo e tessuti di orso nero – alcuni tra questi ultimi erano di orsi cacciati – in un’area di 110.000 chilometri quadrati all’interno e nei dintorni del parco nazionale. Hanno preso nota del colore degli orsi e di dove venivano trovati. Poi hanno analizzato il DNA e utilizzato metodi statistici per capire la relazione che c’era tra gli esemplari, che ha portato a identificare le 10 popolazioni isolate.
    L’assenza di mescolanza tra le popolazioni potrebbe essere uno dei motivi del ridotto numero di esemplari, afferma Dave Garshelis, ricercatore scientifico di fauna selvatica presso il Dipartimento delle risorse naturali del Minnesota e co-presidente del Bear Specialist Group, istituito dalla Commissione per la sopravvivenza delle specie nell’ambito dell’Unione internazionale per la conservazione della natura.
    Allo stesso tempo, questo isolamento dalle altre popolazioni di orsi neri “più comuni” ha anche contribuito alla conservazione del particolare colore insolito dell’orso dei ghiacciai, afferma Garshelis.
    Questo perché probabilmente sono uno o più geni recessivi a causare questo “polimorfismo cromatico”, come viene chiamato, e l’incrocio con altri orsi neri lo porterebbe presto a scomparire.
    Mutazioni genetiche simili sono alla base di altre mutazioni cromatiche, tra cui quella degli orsi cinnamomo nel Nord America occidentale e gli orsi kermode chiamati anche “orsi spirito” bianchi nella zona costiera della Columbia Britannica. Tutti questi polimorfismi appartengono alla stessa specie, quella dell’orso nero americano (Ursus americanus). LEGGI TUTTO

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    Foto del giorno: Luglio 2020

    Gli abitanti del villaggio si riuniscono presso una pompa dell’acqua a Nimshong, nel Bhutan, proprio all’interno del Parco Nazionale Jigme Singye Wangchuck nelle Black Mountains. Quando questa foto è stata pubblicata nel 2008, l’elettricità e il servizio telefonico erano per lo più non disponibili qui e la strada più vicina era a mezza giornata a piedi. LEGGI TUTTO