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    Orso M49: primo raid dopo la fuga, quattro capre sbranate

    Primo raid dell’orso M49 dopo la fuga, la seconda in un poco più di un anno, avvenuta esattamente due settimane dal recinto del Casteller nella periferia di Trento. Il plantigrado più ricercato d’Italia nei confronti del quale pende sia l’ordine di cattura che si abbattimento (nel caso diventasse pericoloso per l’uomo) da parte della Provincia Autonoma di Trento, avrebbe sbranato due pecore e due capre (quest’ultime sono state soppresse) a malga Agnelezza in Val di Fiemme nella zona di passo Manghen.Ambiente LEGGI TUTTO

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    Caldo nell'Artico, collassa una piattaforma di ghiaccio grande come Manhattan

    OTTAWA – Non c’è più. E’ crollata e sparita nelle acque dell’Oceano Artico l’ultima piattaforma di ghiaccio intatta canadese, Milne, ai margini dell’isola di Ellesmere. A causare il collasso, i cambiamenti climatici e gli effetti di un’estate molto calda, hanno spiegato gli scienziati. Risalente a più di 4mila anni fa, la Milne Ice Shelf, è stata l’ultima piattaforma di ghiaccio intatta del Paese fino alla fine di luglio, quando uno studioso dei ghiacci Artici ha notato dalle foto satellitari che aveva perso circa il 43% del suo ghiaccio. L’area della piattaforma si è ridotta di circa 80 kmq: per avere un’idea della grandezza, basti pensare che l’isola di Manhattan copre circa 60 kmq.”Le temperatura dell’aria al di sopra del normale, i venti al largo e il mare aperto di fronte la piattaforma glaciale sono tutti gli ingredienti della ricetta che ha portato a questo collasso”, ha spiegato il Canadian Ice Service. “Sono enormi pezzi di ghiaccio, della grandezza di intere città”, ha aggiunto Luke Copland, glaciologo all’University of Ottawa, che fa parte del team che studia la piattaforma glaciale di Milne. “Quella era la piattaforma di ghiaccio più grande rimasta intatta e si è di fatto disintegrata”. Condividi   LEGGI TUTTO

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    I climatologi: dal lockdown un impatto trascurabile sul clima

    Uno studio pubblicato sulla rivista Nature da un lato conferma un dubbio più volte espresso da scienziati e scienziate in questi mesi di crisi pandemica, dall’altro mostra l’unica strada da seguire per contrastare il cambiamento climatico. In breve, l’improvvisa riduzione delle emissioni di gas-serra e il crollo degli inquinanti atmosferici durante il blocco ha avuto, purtroppo, un impatto del tutto trascurabile sul contenimento dell’aumento della temperatura globale. Ma lo studio insiste invece sulla importanza delle scelte politiche che verranno fatte nei prossimi mesi. A dirlo è un team internazionale a cui capo è il climatologo Piers Forster della Università di Leeds, Gran Bretagna. E dunque, no: i mesi in cui il Pianeta Terra si è fermato non sono stati un aiuto significativo sul riscaldamento globale. E anche se alcune misure e restrizioni rimarranno in vigore fino alla fine del 2021, senza ulteriori interventi politici e strutturali non otterremo nessun cambiamento importante nelle temperature. I ricercatori e le ricercatrici sono giunti a questa conclusione anche grazie ai nostri telefoni cellulari e i dati sulla mobilità disponibili dai sistemi Apple e Google. In un periodo di restrizioni senza precedenti sul lavoro e sui viaggi a causa del Covid-19 i trasporti sono stati infatti la causa principale della riduzione delle emissioni. I dati sulla mobilità disponibili tra febbraio e fine giugno 2020 hanno così consentito una rapida valutazione delle emissioni di 10 gas serra e inquinanti atmosferici. Lo studio ha coperto un totale di 123 paesi, che sono poi quelli responsabili del 99% delle emissioni globali di CO2 da combustibili fossili. Insieme ai dati sui trasporti ha impiegato una serie di ipotesi per stimare come i cambiamenti delle emissioni dovute al lockdown si siano tradotti in cambiamenti di temperatura, giungendo così a definire l’effetto diretto del blocco globale sul clima. Il risultato, che per certi versi era prevedibile, è assai deludente, sopratutto se si pensa a quanto ci è costato: “L’impatto diretto della pandemia sulle temperature è trascurabile: anche con alcune misure che rimarranno in vigore fino alla fine del 2021, le temperature globali saranno solo circa 0,01°C inferiori a quanto si prevede entro il 2030”, dicono i ricercatori. Il lockdown è stato duro, certo, ma di troppo breve durata per influire sul clima. E chiaramente non è la strada che nessuno proporrebbe. A diminuire l’impatto è anche l’azione opposta di alcuni aerosol prodotti dalle nostre attività. Secondo i climatologi sarà infatti difficile vedere un effetto della pandemia sul clima prima del 2030 a causa sì della natura temporanea dei cambiamenti delle emissioni durante il lockdown, ma anche della riduzione degli aerosol di zolfo che invece tendono ad abbassare le temperature. E quindi, non c’è soluzione? Secondo i climatologi è vero l’opposto: la strada da seguire è nelle scelte che seguono la crisi. Gli scienziati aggiungono che proprio il drastico blocco sopratutto nel campo dei trasporti, un fermi-tutti che non ha mai avuto precedenti nella storia, si sta rivelando un faro nella nebbia per le decisioni future. Il lockdown e il crollo delle emissioni mostrano infatti la svolta possibile: l’inclusione di misure di politiche climatiche, che abbiano un forte stimolo verde, come parte di un piano di ripresa economica con un forte potrebbe impedire più della metà del riscaldamento aggiuntivo previsto entro il 2050 secondo le politiche attuali. Se sceglieremo una ripresa che investe fortemente nei combustibili fossili è probabile ( > 80% di probabilità) che supereremo i 2°C di aumento della temperatura media globale entro il 2050. Ma, dicono i ricercatori, “se invece investiremo in politiche verdi, destinando circa l’1,2% del PIL globale in tecnologie a basse emissioni di carbonio e includendo misure di politica climatica, potremmo prevenire circa 0,3°C di riscaldamento aggiuntivo entro il 2050”. Che non è poco. Perché, proseguono, “questo ci darebbe una buona possibilità (circa il 55% di probabilità) di rimanere al di sotto dell’obiettivo di temperatura di 1,5°C proposti negli accordi di Parigi.” Ciò che faremo oggi deciderà dunque se potremo mantenere l’aumento di temperatura al di sotto di 1,5°C di aumento rispetto ai valori preindustriali. Quel grado e mezzo farà la differenza tra affrontare una serie di problemi ambientali gestibili e una situazione che potremmo non essere in grado di gestire senza mettere a rischio la nostra società. È dunque sempre più chiaro che se un lockdown non ha un impatti sul clima, le possono avere invece le scelte che si compiono di seguito.  LEGGI TUTTO

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    La geologa: “La Terra si riscalderà ancora. Va tolto il carbone dalla nostra economia”

    Potrebbe, per favore, spiegare ai lettori di Repubblica quale è il suo titolo, di cosa si occupa e cosa l’ha spinta a fare questa professione?”Mi chiamo Maureen Raymo, sono professore presso la Columbia University e direttore del Lamont-Doherty Earth Observatory dove studio i depositi dei fondali oceanici per capire come il nostro clima sia cambiato nel passato. Ho cominciato in questo campo perché quando ero una studentessa amavo sia l’oceano che le montagne e studiare la geologia marina mi ha permesso di fondere queste due passioni”.Sappiamo che le temperature stanno aumentando sul nostro pianeta e che abbiamo superato la soglia di 400 ppm per le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera. Questi valori sono stati osservati nel passato e, se così, quando?”E’ importante capire che bisogna andare indietro fino a tre milioni di anni fa per trovare valori di concentrazioni di CO2 nell’atmosfera prossimi a quelli di oggi. I motivi per cui i livelli di CO2 sono così alti sono legati all’attività dell’uomo e la combustione di combustibili fossili. Nel passato ci sono voluti decine di migliaia, o forse più, di anni per raggiungere gli stessi valori. In questo caso erano i vulcani a pompare l’anidride carbonica nell’atmosfera ma, di nuovo, ad un passo molto piu’ lento di quello dei nostri giorni. Le temperature globali quando i livelli di CO2 erano simili a quelli di oggi erano molto più alte di quelle odierne”.Se capisco bene la Terra si sta ancora adattando alle concentrazioni di CO2 nell’atmosfera e dobbiamo aspettarci un ulteriore riscaldamento. “Certo! La Terra si sta riscaldando a causa dell’aumento di concentrazioni di CO2 per raggiungere, eventualmente, i valori di temperatura registrati nel passato. E la Terra continuerà a riscaldarsi anche quando, forse un giorno, smetteremo di immettere gas serra nell’atmosfera. E’ un po’ quando vuoi scongelare del cibo in un forno e spegni il forno: anche se il forno è spento la pietanza all’interno continuerà a scongelarsi per un po’. Lo stesso accadrà alla Terra, anche se dovessimo spegnere tutte le fonti di CO2 domani”.Quali erano i livelli dei mari quando le concentrazioni di anidride carbonica erano simili a quelle di oggi?”Questo è uno dei maggiori aspetti della mia ricerca negli ultimi dieci anni e, solo ora, stiamo cominciando ad avere delle risposte. Sarei felicissima di poter fornire una risposta esatta ma esistono fattori che ci limitano a tale riguardo. Uno di questi fattori è legato al fatto che le zone costiere sono state soggette ad innalzamenti e abbassamenti legati ai movimenti dei continenti e della terra stessa. Riuscire a separare quanto sia dovuto a tali movimenti, e quanto all’innalzamento dei mari dall’analisi dei fossili che collezioniamo, è ancora un problema. Di sicuro possiamo dire che il livello dei mari era molto più alto di quello di oggi, verosimilmente di almeno dieci metri. Inoltre, se guardiamo ai periodi più recenti, quando la temperatura globale era “solo” di alcuni gradi più alta dei valori odierni, il livello dei mari era perlomeno 5 metri più alto di oggi. Per esempio: circa 125mila anni fa la maggior parte della Florida era sottacqua”.Cosa si può fare a proposito?”Ovviamente ci sono molte azioni che possono essere intraprese ma, dal mio punto di vista, la priorità è la rimozione del carbone nella nostra economia. E’ un problema politico e sociale e mi impegno ogni giorno della mia vita, sia personale che professionale, affinché la nostra società vada in questa direzione”.Un’ultima domanda: lei è stata la prima donna a ricevere  uno dei massimi riconoscimenti nel campo della geologia e si batte tutti i giorni per i diritti delle minoranze e delle donne nei settori scientifici. Quali consigli si sente di dare alle lettrici e ai lettori di Repubblica a tale proposito?”Mi sento di dire a tutti i giovani scienziati, alle donne e a coloro che appartengono a minoranze di qualunque genere che il mondo scientifico è affascinante e incredibile. Tuttavia, il percorso accademico può essere molto arduo a causa di coloro che cercano di ostacolare la carriera di quelli che appartengono alle minoranze tramite l’esercizio del loro potere. Ai giovani, alle donne e a coloro che appartengono alle minoranze dico “Perseverate, siate sicuri di voi stessi, non siete degli impostori come vogliono farvi credere. Le grandi scoperte nel mondo scientifico sono spesso ottenute da giovani scienziati. Perciò, non mollate!”  LEGGI TUTTO