consigliato per te

  • in

    Coronavirus: perché gli anziani hanno meno probabilità di “rispondere al vaccino”

    In secondo luogo, l’invecchiamento del timo può anche complicare lo sviluppo di un vaccino per la pandemia. I vaccini forniscono istruzioni al nostro sistema immunitario, che i linfociti T aiutano a inoltrare. Intorno ai 40-50 anni di età, il timo ha già esaurito la maggior parte delle proprie riserve del tipo di linfociti T in grado di apprendere come riconoscere patogeni sconosciuti, e “addestrare” altre cellule immunitarie a combatterli. Molti vaccini basano la loro efficacia proprio su tali linfociti T.
    La COVID-19 impone ai ricercatori di fare più attenzione che mai alla modalità di azione dei vaccini negli anziani. Moderna Therapeutics, ad esempio, che ha pubblicato i primi risultati della fase uno di sperimentazione del suo nuovo vaccino mRNA, sta avviando una sperimentazione di fase due specifica per adulti di 55 anni e oltre.
    “Fino a poco tempo fa lo sforzo della comunità scientifica nello sviluppo dei vaccini era mirato a salvare la vita dei più giovani” afferma Martin Friede, coordinatore della ricerca per la produzione e distribuzione dei vaccini dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “I soggetti che hanno più bisogno del vaccino potrebbero in realtà essere quelli per i quali il vaccino potrebbe non funzionare”.
    La sperimentazione sugli individui più anziani è fondamentale, perché non invecchiamo tutti nello stesso modo, aggiunge Friede. Non si tratta solo del timo: mentre alcuni giocano a golf, altri magari hanno difficoltà anche solo a camminare, e queste differenze nella vitalità individuale si possono tradurre in differenti risposte al vaccino.
    I produttori di farmaci possono modificare i vaccini per aumentare le probabilità di efficacia negli anziani, ma introdurre queste modifiche — e farle accettare agli scettici nei confronti dei vaccini — può essere complicato.
    Stimolare sistemi immunitari invecchiati
    Nel trattamento dell’influenza, i produttori di vaccini hanno maturato una certa esperienza con l’“immunosenescenza”, ovvero la disfunzione del sistema immunitario in fase di invecchiamento. Le persone più anziane sono più vulnerabili al virus, e i vaccini antinfluenzali tipicamente proteggono di meno proprio i soggetti in questa fascia di età.
    Per risolvere il problema, il colosso dei vaccini Sanofi Pasteur, ad esempio, ha creato un vaccino antinfluenzale chiamato Fluzone per soggetti di 65 anni e oltre, che contiene quattro volte la dose di antigene immunostimolante, un componente molecolare di un patogeno che può attivare la produzione di anticorpi nell’organismo. Uno studio del 2014 ha rilevato che la versione a dose più elevata è stata più efficace del 24% rispetto alla dose normale.
    Un altro modo per aumentare l’efficacia dei vaccini antinfluenzali per gli anziani è l’uso di adiuvanti, ingredienti aggiuntivi che aumentano l’azione immunostimolante del vaccino. Il vaccino Fluad, ad esempio, contiene l’adiuvante MF59, che è parzialmente derivato dallo squalene, un olio naturale prodotto dalla pelle e dalle piante.
    Gli adiuvanti sono stati usati per circa un secolo nello sviluppo dei vaccini, non solo per l’influenza o per gli anziani. Ma anche quelli più testati e collaudati sono stati accusati di essere pericolosi dai no vax.
    Un adiuvante a base di squalene chiamato AS03 dell’azienda farmaceutica GSK, ad esempio, è stato usato in un vaccino sviluppato per la pandemia di influenza suina del 2009. Il vaccino fu ritirato dal mercato dopo la segnalazione di casi di narcolessia in Scandinavia, e non è mai stato ammesso sul mercato statunitense. Uno studio del 2014 su 1,5 milioni di persone condotto del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie non rilevò alcun collegamento tra il vaccino contro la pandemia e la narcolessia, tuttavia i gruppi di no vax hanno continuato a incolpare l’adiuvante, sostenendo che provocasse una reazione immunitaria eccessiva.
    I medici temono che questa disinformazione sugli adiuvanti potrebbe portare le persone a essere indecise in merito alla vaccinazione contro la COVID-19. LEGGI TUTTO

  • in

    Sulle tracce dei ghiacciai – Pre-spedizione Alpi 2020 – Dispaccio 3

    Sulle tracce dei ghiacciai – Pre-spedizione Alpi 2020 – Dispaccio 2

    Sulle tracce dei ghiacciai: dopo 10 anni il progetto taglia il traguardo con la spedizione Alpi 2020

    Sulle tracce dei ghiacciai – Pre-spedizione Alpi 2020 – Dispaccio 1

    Sulle tracce di Alfredo Corti

    Valtellina, Gran Zebrù, Adamello, seguendo le tracce di Vittorio Sella e della Grande Guerra LEGGI TUTTO

  • in

    Sulle tracce dei ghiacciai – Pre-spedizione Alpi 2020 – Dispaccio 2

    Sulle tracce dei ghiacciai: dopo 10 anni il progetto taglia il traguardo con la spedizione Alpi 2020

    Sulle tracce dei ghiacciai – Pre-spedizione Alpi 2020 – Dispaccio 1

    Sulle tracce di Alfredo Corti

    Valtellina, Gran Zebrù, Adamello, seguendo le tracce di Vittorio Sella e della Grande Guerra

    Pre-spedizione “Alpi 2020”: i confronti in Valle D’Aosta LEGGI TUTTO

  • in

    Sulle tracce dei ghiacciai – Pre-spedizione Alpi 2020 – Dispaccio 1

    Sulle tracce dei ghiacciai: dopo 10 anni il progetto taglia il traguardo con la spedizione Alpi 2020

    Sulle tracce di Alfredo Corti

    Trailer del documentario “Sulle tracce dei ghiacciai – Caucaso 2011”

    Valtellina, Gran Zebrù, Adamello, seguendo le tracce di Vittorio Sella e della Grande Guerra

    Pre-spedizione “Alpi 2020”: i confronti in Valle D’Aosta LEGGI TUTTO

  • in

    Pre-spedizione “Alpi 2020”: i confronti in Valle D’Aosta

    A novembre del 2018 ho iniziato ufficialmente la ricerca iconografica per la spedizione “Alpi 2020”, l’ultima prevista nel mio progetto “Sulle tracce dei ghiacciai”. Da subito ho avuto conferma che la quantità di fotografie storiche dei ghiacciai disponibili nei tantissimi archivi era enorme. Prevedendo quindi di coprire l’intero arco alpino ho pensato di organizzare, nell’estate 2019, una pre-spedizione.
    Avendo concentrato le prime ricerche iconografiche sulle Alpi occidentali oggi mi trovo finalmente sul campo in Val d’Aosta alla ricerca dei luoghi da cui Jules Brocherel, Vittorio Sella, Umberto Montarin e altri fotografi hanno immortalato i grandi ghiacciai che a fine ‘800 invadevano le valli dei versanti sud del monte Bianco e del monte Rosa.
    Nei giorni scorsi con il compagno d’avventura e filmaker Federico e l’amico e geologo Andrea abbiamo identificato diverse prospettive di fotografie storiche del ghiacciaio della Brenva a pochi passi dal traforo del monte Bianco. Naturalmente inutile sottolineare come il paesaggio sia cambiato drasticamente in questi ultimi 100 anni, non solo riguardo la fronte del ghiacciaio che oggi si trova centinaia di metri più in alto, ma anche riguardo tutta la zona circostante.
    Il paese di Entreves che allora era costituito da poche case intorno alla chiesa circondato da campi coltivati, oggi, se pur mantenendo un bellissimo centro storico, vede diverse strutture turistiche, la partenza della funivia Skyway, ma soprattutto i grandi piazzali asfaltati necessari per gestire il grande flusso di auto e tir all’entrata del traforo del monte Bianco, che hanno totalmente cambiato il volto del paesaggio.
    Dopo la prima bella giornata soleggiata il meteo peggiora e ci concentriamo nella ricerca di altri punti da cui scattare fotografie che ritraggono sia il paese sia la fronte del ghiacciaio della Brenva. Le grandi cascate che precipitano giù dalla falesia, sotto la fronte del ghiacciaio, ci impressionano per la loro enorme quantità di acqua, risultato dell’ablazione del ghiacciaio in questo periodo in cui lo zero termico è oltre i 4000 metri. LEGGI TUTTO

  • in

    Trailer del documentario “Sulle tracce dei ghiacciai – Caucaso 2011”

    Sulle tracce dei ghiacciai: dopo 10 anni il progetto taglia il traguardo con la spedizione Alpi 2020

    Trailer del documentario “Sulle tracce dei ghiacciai – Ande 2016”

    Trailer del documentario “Sulle tracce dei ghiacciai – Himalaya 2018”

    Cosa succede quando il tetto del mondo si scioglie?

    La strategia per combattere il cambiamento climatico: costruire un ghiacciaio LEGGI TUTTO

  • in

    Trailer del documentario “Sulle tracce dei ghiacciai – Ande 2016”

    Trailer del documentario “Sulle tracce dei ghiacciai – Himalaya 2018”

    Sulle tracce dei ghiacciai: dopo 10 anni il progetto taglia il traguardo con la spedizione Alpi 2020

    La riduzione dei ghiacci diminuisce la disponibilità globale di acqua dolce

    Come cambierà la montagna

    Nives Meroi e Romano Benet, la coppia di alpinisti che ha scalato le montagne più alte della Terra LEGGI TUTTO