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    Università, effetto sconti: immatricolazioni in crescita

    ROMA – Dice il ministro Gaetano Manfredi che il temuto crollo delle iscrizioni all’università non c’è stato. I dati completi arriveranno a metà ottobre, ma i segnali sulle immatricolazioni – le iscrizioni al primo anno – sono incoraggianti. Anche al Sud. “Abbiamo un aumento delle matricole tra il 5 e il 10 per cento nel Mezzogiorno”. In particolare si sta verificando un fenomeno inedito: “Alcuni giovani, che prima cambiavano regione, ora tentano di restare nel territorio di appartenenza. Vale soprattutto per i neo-immatricolati”. Il Covid starebbe mitigando la migrazione al Nord dei diplomati.Il ministro dell’Università ha dettagliato un caso: “A Catania l’incremento delle iscrizioni è del 5 per cento”. In generale, Manfredi ha attribuito la buona risposta delle famiglie italiane alle politiche di sconto attuate dal governo: “Abbiamo innalzato la No tax area nelle università al di sopra dei 20-25mila euro, quasi la metà degli studenti in corso non pagano tasse o le pagano in modo estremamente ridotto”.repIntervista LEGGI TUTTO

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    Università, Manfredi: “Da lunedì ricominciano le lezioni, ma in aula solo con la mascherina”

    ROMA – Ricominceranno lunedì le lezioni all’università. E tutti gli studenti dovranno indossare la mascherina anche quando sono seduti in aula. “Quasi tutti gli atenei stanno riprendendo, alcuni hanno iniziato, la maggior parte riprende lunedì prossimo”, spiega il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi. “C’è un modello misto che prevede una occupazione delle aule al 50% e in contemporanea la didattica a distanza per raggiungere i fuorisede e gli stranieri ma anche coloro che non sono in grado di seguire le lezioni per vari motivi. Si è cercato di privilegiare le matricole che hanno bisogno di una guida più robusta ma stiamo cercando di garantire il massimo della sicurezza convivendo con la pandemia”. Manfredi sottolinea che “tutte le aule sono state cablate per garantire un servizio di qualità”, ma “abbiamo imposto l’uso della mascherina all’interno dell’università, anche durante le lezioni. Sicuramente è un fastidio – ha detto a SkyTg24 – ma è una necessità”.Manfredi ha rimarcato l’esigenza di più investimenti per la ricerca che in Italia sono di molto inferiori agli altri Paesi europei: servirebbero 10-15 miliardi nei prossimi anni aggiuntivi a quelli che abbiamo sempre investito. “Dobbiamo essere capaci di essere competitivi sulle grandi sfide globali e dobbiamo guardare anche alla ricerca di base e alle scienze umane e sociali”.”Il Recovery Fund dobbiamo usarlo per superare quei Gap anche nelle Università, per alzare il diritto allo studio, l’offerta formativa, dobbiamo guardare anche alle nuove competenze – digitali o green – a offrire più dottorati di ricerca perché abbiamo bisogno di maggiori competenze”.  LEGGI TUTTO

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    Scuola, i sindacati coi genitori in piazza il 26. La Uil: “Negata una supplenza a una precaria in gravidanza”

    “Tutti chiediamo che sulla scuola ci sia quell’attenzione che anche questo Governo non ha riservato; non è il primo, anche se c’è stato in passato chi ha massacrato la scuola con i tagli. L’obiettivo deve essere rilanciare la scuola pubblica. Non si devono spegnere i riflettori ora che è iniziata, anzi devono essere mantenuti accesi” dice Francesco Sinopoli segretario della Flc-Cgil con i segretari di Cisl, Uil, Snals e Gilda. I sindacati della scuola rilanciano così la manifestazione del 26 settembre in piazza del Popolo a Roma (ore 15) promossa dal comitato Priorità alla scuola con i Cobas, aperta ai movimenti. In conferenza stampa hanno fatto il bilancio del ritorno tra i banchi. Tra mille difficoltà: organico colabrodo, emergenza sostegno, banchi ancora non consegnati. E il caso di una precaria a cui è stata rifiutata la supplenza perché in gravidanza.”Non siamo quelli che scioperano all’avvio della scuola” mette in chiaro Maddalena Gissi della Cisl, il tema sono i ritardi accumulati ribadiscono i segretari, “se le risorse si fossero stanziate a maggio, la riapertura sarebbe stata più semplice”, mentre sulle assunzioni “ora è evidente che la strada da noi indicata era la più sensata”. In realtà ci sarà uno sciopero del mondo della scuola e dell’università, non raccoglierà grandi adesioni, ma qualche disagio sì in un momento già difficile: è stato indetto il 24 e 25 settembre da Unicobas scuola e università, Usb P.I., Cobas scuola Sardegna e Cub scuola università e ricerca.Il caso della supplenza negataIn un istituto  comprensivo di Ciampino, denuncia la Uil Scuola, è stata negata una supplenza ad una precaria al quinto mese di gravidanza. Era stata convocata direttamente dalla scuola per coprire un posto come organico Covid. “Il preside non le ha fatto assumere servizio” contesta il segretario Pino Turi.  “Stiamo ricevendo altre richiesta di chiarimenti, si tratta di una riduzione dei diritti inammissiobile. E’ gravissimo, con la scusa del Covid si sta cercando di aggirare le leggi, le norme a tutela della maternità non sono state abrogate anche con quetso tipo di contratti che non differiscono dagli altri se non nel punto in cui possono essere conclusi in caso di lockdown. E’ in atto una riduzione dei diritti dei lavoratori e vi sono condizionamenti sui dirigenti scolastici che invece sono tenuti ad applicare le norme e le leggi esistenti”.Cattedre vuote, emergenza sostegnoA proposito delle immissioni in ruolo “sono rimaste 60mila cattedre vuote e per questo la ripartenza non è stata possibile per tutti nello stesso giorno. Molte Regioni hanno preferito lo slittamento proprio perché non c’erano le condizioni, perchè manca il personale docente e anche il personale Ata: dal ministero sono arrvati dati rassicuranti, ma non sono veri” attacca Elvira Serafini, segretaria di Snals-Confsal. E il rischio è che potrebbero esserci cattedre vuote fino a Natale, perché, rileva Maddalena Gissi (Cisl) dietro l’angolo ci sono i contenziosi: gli errori e i reclami per le graduatorie potrebbero far rivedere le assegnazioni delle cattedre nell’ordine corretto. “Chi subirà questo danno? I bambini, i ragazzi, i disabili: siamo arrivati ai 100 mila posti di sostegno vuoti, in molti casi le nomine non sono nemmeno cominciate oppure sono stati utilizzati dei docenti provvisori che poi cambieranno tra qualche settimana. La call veloce? Ha prodotto 400/450 nomine in ruolo, quindi è stata un’altra perdita di tempo”.Scuola LEGGI TUTTO

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    Scuola, il grande vuoto dei docenti: servono 260 mila supplenti

    ROMA – Il grande sforzo di presidi e docenti nel corso dell’estate e la responsabilità, lunedì scorso, di “famiglie consapevoli” e “studenti felici” (le definizioni sono di alcuni insegnanti) hanno fatto ripartire poco più della metà delle scuole italiane (4,5-5 milioni di alunni su 8,3 in totale) il 14 settembre. E hanno mostrato, contemporaneamente, la grande piaga dell’istruzione nel Paese: la mancanza di insegnanti, di ruolo e di supplenza. La piaga, quest’anno, si è allargata. I ritardi dei banchi e le rarefazioni delle mascherine, certo, pesano. La carenza della materia prima per l’insegnamento, i docenti appunto, pesa di più.repApprofondimento LEGGI TUTTO

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    Scuola, l'incognita dei docenti: oltre 150mila ancora da nominare

    La scuola è partita, ma mancano i docenti, lo si è visto dagli orari ridotti del primo giorno e di questa settimana: ogni istituto si è arrangiato come ha potuto – due-cinque ore di lezioni, giorni alternati per classi – mettendo anche docenti di religione su cattedre scoperte e insegnanti curriculari sul sostegno. Quanti ne mancano ancora? La stima la fanno i sindacati: almeno 150mila ancora da nominare. Non è più una corsa contro il tempo per arrivare pronti al suono della prima campanella, ma a gara già avviata. Almeno nelle regioni che hanno avviato ieri l’anno scolastico.Ritardi che la scuola conosce da anni, purtroppo, ma che il nuovo sistema di graduatorie (Gps) ha allungato: sono da ricontrollare, al punto che ora il compito è stato affidato ai presidi. Risultato: così si tenta di accellerare le nomine per le supplenze annuali, ma gli insegnanti chiamati potrebbero poi in corso d’anno cedere il posto a chi magari vince il contenzioso avviato sugli errori nella posizione in graduatoria. Il rischio è la girandola dei supplenti. E poi, in emergenza sanitaria questa farraginosa macchina delle nomine dei supplenti ha effetti maggiormente pesanti, perchè mai come quest’anno ci sarebbe stato bisogno di avere in fretta tutti gli insegnanti al loro posto. Invece la partenza della scuola ad orari provvisori rischia di allungarsi a ottobre.”Le nomine in ruolo sono andate peggio dello scorso anno” osserva Annamaria Santoro della Flc-Cgil, a fronte di un contingente autorizzato molto consistente, ben più elevato che in passato: 84.808 cattedre di ruolo. Solo che di queste ne sono state assegnate solo 24.400 – sempre secondo fonte sindacale – per mancanza di insegnanti assumibili nelle graduatorie di merito (quelle che derivano dai concorsi) e nelle Gae, graduatorie ad esaurimento.Ai posti attivati nel 2019-20 –  862.623 in tutto – ipotizzando una loro sostanziale riconferma, si devono aggiungere quelli del cosiddetto “organico Covid”, desumibili dall’entità delle risorse stanziate con due decreti legge (Cura Italia e Decreto agosto) di quasi 2 miliardi. Qui la stima, secondo calcoli della Cisl Scuola, è di 50-60mila insegnanti che le scuole potranno chiamare con contratti di nove mesi. Personale sulla carta licenziabile in caso di un nuovo lockdown della scuola.Insomma, per questo nuovo anno scolastico sarebbero attivati complessivamente 922.623 posti fra comuni e sostegno. Di questi, poco più di 200mila (22,45% del totale) sarebbero coperti da personale precario. Considerando che 60mila posti per le nomine su cattedre disponibili, sono già iniziate – ma non si sa quante ne sono state fatte in questi giorni – poi ci sono 77mila posti in deroga da assegnare per il sostegno e il personale Covid si arriva al contro di 150mila e oltre.”Cifre al ribasso, penso saranno anche di più”, commenta Pino Turi della Uil Scuola. I sindacati lamentano la mancanza di trasparenza sugli organici: “Quante nomine sono già state fatte? Il ministero continua a non darci i dati, a non dirci a che punto siamo con le immissioni” dichiara Lena Gissi, segretaria della Cisl Scuola. E ancora, nel merito: “I disabili che tornano a casa perché non ci sono docenti è il segnale più grave”.Le scuole si sono arrangiate, ma fino a quando potranno durare senza tutti i docenti necessari? “La ripartenza della scuola ci racconta del grande senso di responsabilità e dell’impegno straordinario dei dirigenti, degli insegnanti, dei collaboratori scolastici, delle famiglie e degli studenti, che hanno fatto davvero ogni sforzo per riuscire a riaprire in presenza”, ha detto nel suo intervento  ieri all’assemblea generale della Cgil Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc-Cgil ricordando le denunce dei sindacati rispetto “alla vistosa perdita di tempo prezioso, all’incapacità di rispondere all’emergenza delle cattedre vuote con l’assunzione di personale in modalità semplificata”. LEGGI TUTTO

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    Mattarella nella scuola di Vò Euganeo, città simbolo della pandemia

    Ha scelto Vò Euganeo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’apertura dell’anno scolastico. Un arrivo importante quanto simbolico nel primo comune italiano ad essere dichiarato zona rossa durante i mesi più intensi della pandemia da coronavirus e, quindi, il primo ad affrontare la chiusura delle scuole il 22 febbraio scorso.Mattarella è stato accolto da una ‘standing ovation’ alla scuola Guido Negri e ha voluto visitare il complesso scolastico e i nuovi spazi didattici. Poi lo spettacolo ‘Tutti a scuola’, assieme al ministro all’istruzione Lucia Azzolina e ad altri membri del governo e autorità locali. Successivamente, nella piazza del municipio, è prevista la cerimonia dei saluti istituzionali.Ad accogliere il presidente Mattarella e la ministra Azzolina, la direttrice dell’ufficio scolastico del Veneto Carmela Palumbo insieme al dirigente scolastico Alfonso D’ambrosio e al presidente della Regione Luca Zaia.”Durante il lockdown ho parlato spesso con il Presidente Mattarella ed è uscita quest’idea di averlo all’inaugurazione dell’anno scolastico. Ben venga, siamo onorati dell’arrivo del Presidente. Penso che sia un bel segnale nei confronti di questa comunità di Vo’, che si è prestata ai tamponi di massa. Sono diventati un elemento simbolico della lotta al coronavirus” ha detto il governatore. “Qui a Vò – ha aggiunto – i tamponi li ho fatti io, nessun altro, visto e considerato che il 21 febbraio ero da solo e tutti gli altri sono arrivati dopo. Quindi, la decisione l’ho assunta io in autonomia, senza nessun consiglio, 3.500 tamponi. Tanto è vero che i giorni dopo mi hanno accusato di fare danno erariale, perché non c’era nessuna indicazione della comunità scientifica. Se si sono fatti, li ha decisi il sottoscritto. Visto che mi sono preso le parolacce e gli insulti, è giusto che mi porti a casa anche i meriti”. LEGGI TUTTO

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    Arrivano le mascherine, mancano i banchi. Viaggio nelle città dove tornano le campanelle

    Non è mancata l’emozione, al suono della prima campanella stamattina, dopo un silenzio che durava dal 5 marzo. Mascherine presenti (il commissario straordinario Domenico Arcuri ha rassicurato che sono arrivate in tutti gli istituti), banchi un po’ meno. Solo una piccola minoranza delle classi li ha ricevuti per il momento. Ma ognuno si è organizzato come ha potuto, anche con lezioni all’aperto o nei locali religiosi. La preoccupazione più grande resta la mancanza di decine di migliaia di insegnanti, anche di sostegno.Primo stop in una elementare vicino Arezzo. Un disabile di Pisa resta a casa: manca l’insegnanteCampanella per 22 mila classi oggi in Toscana, ma subito qualche stop. In provincia di Arezzo per esempio per un caso legato a una dipendente della scuola risultata positiva al Covid vengono sospese le lezioni alla scuola elementare Pertini e Righi. A Firenze all’istituto alberghiero Buontalenti abbiamo il primo caso di studente in isolamento per sottoporlo ai controlli anti-covid.  “La scuola ce la mette tutta ma è veramente difficile coi i numeri degli studenti che abbiamo” dice un ragazzo del Russell Newton, uno dei grandi istituti tecnici fiorentini, all’uscita dopo la prima mattinata. A Firenze le lezioni sono cominciate ovunque in aula eccetto che in 15 scuole che le terranno a distanza. In altre 25 scuole invece dove oggi l’attività didattica è in presenza il sindaco Nardella ha mandato i vigili urbani fuori dagli istituti per aiutare negli ingressi. A Pisa poi lo sfogo di una mamma che su Facebook accusa la scuola di non aver predisposto l’insegnante di sostegno: “Mio figlio, ha sei anni, ha la sindrome di down e da una settimana non vedeva l’ora di cominciare, si metteva davanti allo specchio con lo zainetto e il grembiule…chi glielo dice adesso?”Rientro in classe a Genova, ma a La Spezia si decide di aspettareIn Liguria le scuole hanno riaperto questa mattina, fatta eccezione per la città di La Spezia, dove la ripresa delle lezioni è stata rinviata al 24 settembre, a causa dell’alto numero di contagi da Coronavirus. A Genova tre istituti sono rimasti chiusi. Gli altri hanno adottato ingressi scaglionati, tra le 7:30 e si arriverà alle 9. Alle elementari e alle medie i banchi monoposto sono ancora insufficienti. Molte scuole lamentano di avere mascherine solo per pochi giorni e invitano le famiglie a portarle da casa. In alcune scuole dell’infanzia ai bambini viene chiesto di portare anche delle pantofole da usare solo in classe.A Roma si rompe subito la metro. Il premier Conte sfugge ai fotografiDopo 193 giorni di chiusura riapre, col fiatone, il 70% degli istituti scolastici del Lazio. Gli altri lo faranno con date variabili dal 16 al 24 settembre. E proprio nel primo giorno di scuola si registrano i primi problemi con il traffico intenso e i mezzi pubblici: sulla metro A, infatti, di prima mattina sono rimaste chiuse per un guasto tecnico due stazioni, Ponte Lungo e Furio Camillo. Al liceo Visconti prima e seconda sono già in aula, mentre per la prima settimana le classi di terza faranno lezione a distanza. Alcuni ragazzi, per via della mancanza dei banchi, andranno anche nella cappella dello storico edificio dei gesuiti. Primo giorno di scuola, oggi, anche per il figlio del presidente del consiglio Giuseppe Conte, Niccolò, alunno della classe terza dell’istituto ‘Belli-Col di Lana, nel quartiere Prati. Conte però, atteso dai giornalisti, non si è fatto vedere davanti ai cancelli della scuola, dove non sono ancora arrivati 500 dei banchi ordinati. Piemonte, termoscanner (e qualche fila) all’ingressoIn Piemonte, dove si è deciso di misurare la temperatura agli ingressi, c’è qualche coda all’ingresso degli istituti, dove sono stati installati i termoscanner. Secondo il governatore Alberto Cirio, in classe mancano ancora 20mila insegnanti, di cui molti di sostegno. Alla scuola elementare dell’istituto comprensivo Marconi Antonelli di Torino, questa mattina il rito del primo giorno si è ripetuto in modo diverso dal solito, così come nelle altre scuole della città, fra ingressi scaglionati, mascherine e distanziamento. Per garantire il rispetto delle norme anti Covid-19 i genitori non hanno potuto accompagnare i figli fino alla porta d’ingresso, ma sono rimasti fuori dalla cancellata che circonda il cortile, dove sono stati posizionati cartelli con le lettere delle diverse sezioni. Uno a uno i bimbi sono entrati ordinatamente raggiungendo le maestre mentre mamme e papà, con la mascherina ben calzata sul volto, salutavano con la mano. Un saluto che è diventato corale, trasformandosi in applauso, nel momento in cui la classe si è mossa per entrare a scuola e iniziare questo nuovo anno. Lezione nel parco a Milano, mentre gli studenti delle superiori contestanoSu circa 250 scuole elementari e medie di Milano, sono al momento solo sei le classi rimaste a fare lezioni nel parco all’aperto, alle elementari di via Graf. E se pioverà o ci saranno altri problemi si troverà rifugio nei locali della parrocchia. Dal Comune fanno sapere che rientreranno nelle loro classi dopo il referendum. Al di fuori dei licei storici di Milano, il Berchet, il Tito Livio, il Vittorio Veneto e il Vittorini, sono intanto apparsi striscioni di protesta da parte degli studenti – ‘Bentornati/e! (..ma come?’), “Siamo tornati (…ma come?) – contro le regole decise per la riapertura delle scuole. In città infatti mancano ancora 13mila insegnanti, di cui 4mila di sostegno. LEGGI TUTTO

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    Giannelli: “Mettiamo un attimo da parte l'ansia. E' un momento da ricordare”

    “L’anno scolastico 2020/21 si avvia sotto il segno della straordinarietà, così come si era concluso il precedente. L’emergenza sanitaria ancora in atto ha amplificato le tante lacune strutturali e procedurali che caratterizzano la scuola italiana, imponendo nei mesi estivi uno sforzo immane a tutti i livelli per cercare di colmarle”. Lo scrive Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, in una lettera inviata a tutti i soci dell’associazione per augurare un buon inizio di anno scolastico.”La scuola italiana ha messo in campo le sue capacità progettuali per offrire scenari che garantissero la ripartenza e ha saputo mantenere sempre aperti i canali comunicativi con le famiglie, con l’Amministrazione e con gli Enti locali. – prosegue Giannelli – Alla vigilia della ripresa delle lezioni in presenza, permangono, in numerose realtà, vari nodi da sciogliere ma non è su questo che mi voglio concentrare ora”.”Voglio augurare a tutti coloro che nella scuola operano di riuscire a mettere da parte, anche solo per un attimo, le tante preoccupazioni di questo terribile periodo e di riassaporare il momento speciale, per cui tanto abbiamo lavorato, in cui le alunne, gli alunni, le studentesse e gli studenti carichi di aspettative, varcheranno nuovamente la soglia della scuola. E’ un momento da ricordare”, ha concluso Giannelli. LEGGI TUTTO