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    Covid Campania, la rivolta della scuola contro De Luca: “Chiudere è una sconfitta”. Conte: “Non è la soluzione migliore”

    “È una grave sconfitta per tutti. La pagheranno i ragazzi più fragili, quelli che non hanno una famiglia alle spalle che riesca a sostenerli anche nello studio. Una sconfitta, ma non si possono fare miracoli. Le scuole sono avvolte nel caos, tra gestione di casi Covid, tracciamenti dei compagni e degli insegnanti, difficoltà a contattare le Asl, famiglie pronte a qualsiasi tipo di rimostranza nei nostri confronti..”. Angela Cambri è la dirigente di un istituto comprensivo della provincia. La sua voce si unisce a quella dei presidi che non ci stanno alla chiusura delle scuole disposta dal presidente della Campania Vincenzo De Luca.”Chiudere così in blocco le scuole non è la migliore soluzione” ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine della prima giornata dei lavori del Consiglio Europeo a Bruxelles. “Una decisione grave e sbagliata” ha tuonato la ministra Lucia Azzolina. LEGGI TUTTO

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    De Luca, scuole chiuse in Campania fino al 30 ottobre. La ministra Azzolina: “Decisione grave e sbagliata”

    Attività didattiche “in presenza” sospese nelle scuole della Campania per due settimane: si farà lezione solo a distanza. È una delle misure adottate dal presidente della Regione Vincenzo De Luca per il “livello di contagio altissimo registrato anche nelle famiglie e derivante da contatti nel mondo scolastico”. I numeri: dal 24 settembre ad oggi, nelle scuole di Napoli e Caserta sono 541 i positivi tra alunni e docenti, la maggior parte dei quali “diretti”. I contagi salgono a 611 contando anche altri 70 casi “connessi” registrati dall’Asl Napoli 3.Cronaca LEGGI TUTTO

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    Roma, nella scuola sotto Covid anche i compiti finiscono in quarantena. E ginnastica sì, ma senza sudare

    Anche i compiti vengono messi in quarantena. In questo primo mese di lezioni, le scuole di tutta Italia hanno messo in pratica una serie di misure – obbligatorie e necessarie – per scongiurare la diffusione del contagio. Ma in alcuni casi il giusto scrupolo ha involontariamente prodotto, a tratti, risultati grotteschi e comportamenti improbabili. Abbiamo raccolto i racconti paradossali che arrivano dalla zona di Roma.Quaderni in “isolamento”In una elementare di Cerveteri, la Giovanni Cena, le maestre mettono – letteralmente – i quaderni in isolamento.Per evitare pericoli – raccontano alcuni genitori – le insegnanti conservano per quattro giorni i compiti consegnati dai bambini in un armadietto, senza toccarli. Poi, dopo averli corretti, li tengono nuovamente “in quarantena” per altri quattro giorni. Solo a quel punto gli alunni possono riprenderli.Per evitare di lasciarli per oltre una settimana senza quaderno, hanno chiesto ai genitori di comprare blocchi con gli anelli, così da togliere solo alcuni fogli.Politica LEGGI TUTTO

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    L'assessore dell'Emilia-Romagna: “Togliamo i professionali: siano tutti licei”

    BOLOGNA – L’uscita è destinata a fare discutere e riapre il tormentone sulla licealizzazione della scuola superiore italiana. E sulla situazione critica dei professionali in calo di iscrizioni. Dice l’assessore allo Sviluppo economico dell’Emilia Romagna Vincenzo Colla a un convegno: “Dobbiamo togliere gli istituti professionali, che non possono essere solo dei riformatori, considerati istituti di serie B perché ad oggi sono presidi sociali: devono diventare tutti licei”.Un giudizio che poi l’assessore spiegherà meglio: “Non dico che i professionali sono dei riformatori, ma che questa è l’idea comune che gira e che va contrastata. Intendevo dire che questi istituti, dove ci sono docenti di valore, vanno qualificati e valorizzati, non considerate scuole dove vanno gli studenti difficili, che provengono da contesti svantaggiati”. Rimane la proposta, che apre una riflessione nel mondo della scuola a un mese dalla partenza degli Open Day per la scelta delle superiori. Licei professionali, immagina Colla, così come le vecchie ragionerie sono diventare licei economici e le Magistrali licei delle Scienze umane.Come a dire: se le famiglie corrono tutte verso i licei, allora chiamiamo anche gli istituti professionali licei. “Non basterà cambiare nome, ma almeno diamo un segnale: non è possibile che solo il nome di una scuola diventi una questione di censo e che una volta finita la scuola le opportunità siano ancora una questione di censo. Facciamo capire che i professionali non sono istituti di serie B, dove vanno solo i ragazzi in difficoltà, mentre le élite vanno ai licei. Stiamo parlando di ragazzi e di scuola pubblica. Il tema è creare uguaglianza. Ricordo, con Tullio De Mauro, che esiste una intelligenza delle mani”.La ricetta per l’assessore ex sindacalista è quella di investire sui professionali, al contrario penalizzati con l’ultima riforma, “occorre dare dignità a queste scuole dal punto di vista del ruolo e delle potenzialità”. Dunque laboratori all’avanguardia, stage nelle imprese innovative e nei tecnopoli e possibilità di percorsi dignitosi di lavoro.Il convegno (online) era sulla green economy e l’Emilia Romagna sta costruendo il patto per il lavoro e per il clima. Questo il contesto, in un territorio fatto da piccole e medie imprese. “Dire green new deal per me significa anche riscoprire la cultura tecnico-scientifica di questa regione – afferma Colla- l’istruzione deve avere un indirizzo politico, non è solo un fatto sociale. Devo dire ai ragazzi che c’è un ultimo miglio e che c’è una direzione in cui è più facile trovare lavoro, devo fare un’operazione di verità con le famiglie sugli sbocchi professionali. E allora devo fare le lauree professionalizzanti, gli Its e integrare questi due strumenti, così un ragazzo può fare la passerella da uno all’altro. E dobbiamo fare più Ifts”, ovvero percorsi di Istruzione e formazione tecnica superiore.Secondo Colla, del resto, “non si fanno prodotti green se non c’è una sterzata sulle competenze. E noi abbiamo bisogno di un ‘new deal’ anche su questo”. Perciò, afferma l’assessore, nel nuovo Patto per il lavoro “faremo un grande investimento in questa direzione: i fondi europei di Fse e Fesr saranno destinati alla ricerca e allo sviluppo delle competenze”. LEGGI TUTTO

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    Firenze, scuole con orari dimezzati e professori assenti: illusione tempo pieno

    Una scuola a metà, dove si fanno sì e no quattro ore di lezione al giorno e poi si torna a casa. Una scuola dove l’orario provvisorio è diventato la regola e il tempo pieno resta un miraggio. Sono decine gli istituti di Firenze, dalle materne alle elementari fino alle medie che, a un mese esatto dal suono della prima campanella, non hanno ancora abbastanza insegnanti per garantire il regolare svolgimento della didattica.C’è chi non ha mai visto la maestra di matematica e c’è chi, invece, ne ha cambiate almeno tre da settembre a oggi. Il risultato, però, è sempre lo stesso: orari ridotti, persino dimezzati, con gli studenti costretti ad andarsene subito dopo il pranzo a mensa o ancor prima di averlo consumato. Un senso di incertezza che ha scatenato le proteste dei genitori, da giorni attaccati ai centralini degli istituti o a quello dell’ufficio scolastico in cerca di risposte.”Siamo esausti, non è più possibile andare avanti così, pretendiamo chiarezza – è il grido di protesta che arriva dalle famiglie – . Non era mai accaduto che a metà ottobre non fosse ancora partito il tempo pieno. È in discussione il diritto allo studio dei nostri figli”. A essere coinvolte nel risiko delle mancate supplenze, solo per citarne alcune, la scuola dell’infanzia Villani, le primarie Salviati, Colombo e Cairoli, la media Pieraccini. I papà e le mamme dei bimbi che frequentano la Villani hanno deciso di scrivere una lettera direttamente alla preside e al provveditore: “Sono passate quattro settimane (questa è la quinta) e continuiamo a vivere nell’attesa del famigerato venerdì per sapere se finalmente l’insegnante mancante sarà assegnato alla nostra sezione – si legge nell’appello – . Nel frattempo i nostri bambini ancora oggi vedono negarsi il diritto a un’educazione completa: quanto ancora credete debba durare per noi e per loro questo regime di scuola “a metà”?”.Secondo le famiglie il problema non si traduce solo nei costi per reclutare baby sitter extra o per chiedere permessi al lavoro che consentano loro di andare a prendere i bimbi in anticipo: “Ci sono famiglie che in alcuni giorni stanno evitando del tutto di mandare i figli a scuola nell’impossibilità di organizzarsi per l’uscita – si denuncia nella lettera – . La scuola “a metà” finisce quindi per diventare talvolta “zero scuola”. Occorre un cambio di passo immediato”.Ad andare a bussare alla porta dell’ufficio scolastico anche i genitori della Pieraccini, dove continua a esserci il tempo ridotto. Sul sito dell’istituto campeggia un avviso con su scritto “si conferma che l’orario delle lezioni 8-12 resta in vigore fino a nuova comunicazione”. Da allora, però, nessuna informazione in più. “Viviamo nella totale incertezza e la preside non è purtroppo in grado di dirci quando potranno effettivamente arrivare gli insegnanti – rivela una mamma – I nostri figli stanno facendo 20 ore settimanali anziché le 30 previste dal piano di studio. Ci sono classi a cui manca la professoressa di italiano e altre dove non si sta facendo storia e dove la cattedra di tedesco è scoperta. Ai ragazzi è stata tolta la continuità e dopo i difficili mesi di marzo speravamo che potessero ritrovare una certa normalità e invece niente”.Dall’ufficio scolastico provinciale fanno sapere che le operazioni sui posti disponibili si sono concluse proprio ieri. “Molti docenti non prendono servizio dalle Gps (le graduatorie provinciali per le supplenze) e questo costringe gli uffici a ulteriori scorrimenti” specifica il dirigente Roberto Curtolo. Questo significa che ci sono alcuni insegnanti che stanno dicendo no alle proposte di incarico, magari in attesa delle nomine sul sostegno o su altri posti più vicini al proprio luogo di residenza. A complicare la situazione c’è anche l’organico Covid, vale a dire la task force di docenti in più previsti dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che dovrebbero rafforzare il numero di insegnanti nelle scuole. Peccato che in questo caso si parli di contratti destinati a chiudersi immediatamente in caso di nuovi lockdown. Clausola che spingerebbe molti a rifiutare.Se per molte scuole c’è il rischio del tempo ridotto a oltranza, anche per chi ha finalmente raggiunto l’obiettivo la situazione non è rosea: “Finalmente oggi partirà il tempo pieno, ma l’insegnante di matematica che attendiamo dall’inizio della scuola non ci sarà – denuncia la mamma di un alunno della primaria Cairoli – . Il preside lo sostituirà con un docente di potenziamento, ma ci ha già avvertito che se qualche insegnante dovesse ammalarsi, torneremo all’orario dimezzato”.  LEGGI TUTTO

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    A Parma gli studenti preparano Bontà: “Acquistate i prodotti per sostenere il Food Farm e la formazione”

    Gli studenti sono tornati alla Food Farm 4.0, il primo laboratorio territoriale per l’occupabilità della Food Valley. Dopo lo stop causato dal lockdown e la pausa estiva, la produzione dei prodotti a marchio Bontà di Parma ha ripreso il 21 settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico.Confetture, passate di pomodoro, biscotti, cracker e schiacciatine vengono realizzati ogni giorno nell’innovativo laboratorio – realizzato in un ex edificio rurale lasciato in eredità da un benefattore all’istituto Bocchialini – grazie agli alunni delle scuole superiori tecnico professionali Galilei-Bocchialini, Magnaghi–Solari di Salsomaggiore e Fidenza, Berenini di Fidenza, il liceo artistico Toschi che si occupa della parte grafica delle confezioni, e due scuole del primo ciclo: l’Ic di San Secondo e Ic di Sissa e Trecasali.Quest’anno sono coinvolti oltre 1.600 ragazzi che, grazie ai loro insegnanti, apprendono direttamente sul campo e non solo sui banchi di scuola.Si occupano infatti di tutte le fasi della produzione agroalimentare utilizzando i più moderni sistemi hardware e software dell’industria 4.0, acquisendo capacità tecniche e soft skills.Food Farm: ecco le Bontà di Parma preparate dagli studenti – Foto”Questo Lto – spiega la dirigente dell’istituto Magnaghi Solari Luciana Rabaiotti – è uno spazio in cui istruzione professionale dialoga con il mondo del lavoro e le sue imprese. Il rapporto è di avanguardia in un settore altamente significativo per il nostro territorio. Ci stiamo attrezzando inoltre per fare ancora di più. Vogliamo ospitare show cooking ma anche lezioni di respiro nazionale. Il prossimo obiettivo? Allargare la vendita oltre i confini della regione e arrivare anche all’estero”.”Non ci rivolgiamo solo agli studenti – continua Rabaiotti – ma ci apriamo anche a un pubblico più ampio offrendo corsi di vario genere, dalla cucina alla pasticceria ed enologia. La nostra sede si presta poi come training center per studenti stranieri nei vari progetti Erasmus che vogliono conoscere il know-how italiano, invidiato in tutto il mondo”.Il laboratorio si apre anche alle aziende che vogliono sperimentare nuove produzioni e ricette o mettere a punto il loro packaging.Tutti i prodotti Bontà di Parma sono destinati alle tavole dei cittadini che vogliono sostenere il progetto formativo e qualificante per i professionisti di domani.È possibile infatti acquistarli direttamente nella sede in via Fraore o nei punti vendita aderenti: supermercati Paladini, Spaccio Barilla, Enoteca Medici, La Bottega di Vicofertile e prossimamente nel Consorzio Agrario di Borgotaro e da Romani, in tutti i suoi negozi.Recentemente Food Farm 4.0 ha attivato le consegne a domicilio, dentro l’anello della tangenziale, grazie alla collaborazione con il servizio La Sajetta di Andrea Saccon. Come si legge sul sito www.foodfarmparma.it, è possibile prenotare contattando via e-mail o telefonicamente il laboratorio. I proventi delle vendite sono interamente reinvestiti nella struttura per l’acquisto delle materie prime o di nuovi macchinari e strumentazioni destinati ad ampliare e migliorare il progetto per gli studenti.Food Farm: le foto dell’inaugurazione a ParmaDa quest’anno Food Farm 4.0 dovrà infatti stare in piedi con le proprie gambe grazie alla vendita dei suoi prodotti.Dalla primavera del 2021 si partirà anche con formaggi di breve stagionatura, come ricotte e caciotte, realizzati con il latte acquistato rigorosamente da produttori locali, come per tutte le altre materie prime utilizzate nel laboratorio.Vista l’importanza del canale commerciale in questo processo, il laboratorio ha chiamato a raccolta la settimana scorsa i negozianti della città per conoscere e aderire al progetto. “Facciamo un appello ai negozianti per venire a conoscerci e ai cittadini – conclude la dirigente Rabaiotti – per acquistare e regalare per Natale i prodotti Bontà di Parma. Questo ci permetterà di sostenere il laboratorio e dare una formazione concreta ai nostri studenti che saranno in questo modo pronti quando si affacceranno nel mondo del lavoro”. LEGGI TUTTO