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    Le mangrovie viste dai satelliti

    La perdita delle mangrovie è diminuita nel periodo compreso tra il 2000 e il 2016, in parte perché alcune delle cause naturali scatenanti di questo processo sono state meno frequenti, come l’erosione e le condizioni meteorologiche estreme, mentre l’effetto dell’azione antropica è stato meno significativo. E’ quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Global Change Biology e condotto dagli esperti del centro Goddard della Nasa e l’United States Geological Survey Landsat, che hanno elaborato la prima mappa delle cause del cambiamento negli habitat globali delle mangrovie, degli arbusti resistenti che crescono nei terreni salati, umidi e fangosi delle coste tropicali e subtropicali della Terra e proteggono le coste dall’erosione e dai danni provocati dalle tempeste.

    L’uomo che piantò 152 milioni di mangrovie. “La deforestazione fa avanzare il deserto”
    di GIACOMO TALIGNANI

    “Queste particolari specie – spiega Lola Fatoyinbo Agueh, scienziata ambientale presso il Goddard Space Flight Center della Nasa – immagazzinano il carbonio nelle loro radici, nei tronchi e nel suolo, e forniscono habitat per specie marine commercialmente importanti. Il nostro lavoro evidenzia la necessità di strategie che tengano conto delle cause naturali della perdita di mangrovie per spingere verso la conservazione della specie”.

    (foto: NASA Earth Observatory/Joshua Stevens)L’esperta aggiunge che la mappa andrà a beneficio dei ricercatori che studiano gli impatti del ciclo del carbonio del guadagno e della perdita di mangrovie e potrebbe aiutare le organizzazioni di conservazione a identificare i modi più adeguati per proteggere questi habitat costieri vitali. “Nel 2010 – continua la scienziata – le mangrovie coprivano circa 85 mila chilometri quadrati delle coste terrestri. La maggior parte di questi ecosistemi si trova nel sud-est asiatico, ma esistono in tutte le latitudini tropicali e subtropicali del globo. Le mangrovie forniscono protezione del litorale da tempeste estreme e maremoti, perché sono in grado di accumulare il terreno che giunge dal monte o dalla costa”. La ricercatrice ricorda che le mangrovie sono state minacciate dalla deforestazione per decenni, poichè l’agricoltura e l’acquacoltura, lo sviluppo urbano, la raccolta di arbusti e in generale l’azione antropica hanno causato la perdita di oltre un quarto delle foreste di mangrovie negli ultimi 50 anni. “I fattori di perdita – sostiene Fatoyinbo – sia umani che naturali, sono diminuiti, ma l’impatto umano è diminuito più rapidamente”.Il team ha utilizzato immagini ad alta risoluzione raccolte dai satelliti dell’agenzia spaziale americana e algoritmi di apprendimento automatico per creare una mappa ad alta risoluzione delle perdite di mangrovie tra il 2000 e il 2016, distinguendo i fattori che hanno influenzato tale processo.

    Una ricetta globale per salvare gli oceani. “Ma facciamo presto, abbiamo appena 30 anni”
    di GIACOMO TALIGNANI

    “Secondo i nostri risultati – commenta Liza Goldberg, stagista presso la Nasa e autrice principale dell’articolo – quasi duemila chilometri quadrati di foreste di mangrovie sono state perse durante il periodo di studio, pari a circa il 2% delle mangrovie a livello globale. il 62% delle perdite era dovuto a cause umane, principalmente agricoltura e acquacoltura, e il 38% è dipeso da cause naturali”.Secondo la studentessa, questo dimostra che l’efficacia degli sforzi di conservazione sta aumentando, anche se in alcune aree la perdita è stata già troppo ingente e non ci sono più alberi da considerare. “Il punto cruciale – affermano gli autori – è che gli sforzi di conservazione e restauro dovrebbero continuare e aumentare ulteriormente l’efficacia, perchè le mangrovie sono vitali per il ciclo del carbonio terrestre”. Il gruppo di ricerca sta collaborando con organizzazioni non profit e altre organizzazioni per un’applicazione concreta dei dati, e in futuro spera di riuscire a effettuare stime precise sulle emissioni di carbonio e la situazione delle mangrovie nel globo. LEGGI TUTTO

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    Il giro d'Italia di Francesco Accardo: 2 mila km in bici post lockdown

    Ha girato l’Italia in bicicletta per testimoniare lo stato di salute del Paese dopo il lockdown con un progetto chiamato “Tramonti”. La tappa finale sul Predoi, dopo aver macinato chilometri pedalando e attraversando il mare. Ora Francesco Accardo, ingegnere trasportista e operatore culturale e direttore della Fondazione Siotto, 30 anni, è tornato a Cagliari con il mezzo che lo ha accompagnato in queste settimane.In sella ha raggiunto la vetta d’Italia, in Valle Aurina (Alto Adige), a chiudere un percorso che in poco più di un mese lo ha visto attraversare 11 regioni, percorrendo più di 2 mila chilometri. L’obiettivo? Uno sguardo all’Italia nell’emergenza scatenata dalla pandemia, per misurare il sentimento e osservarla con altri occhi.

    Accardo, l’ingegnere in bici: il mio viaggio lento e sostenibile nell’Italia della ripresa
    di MONIA MELIS

    Oltre 40 sono state le tappe di questo tour lungo poco più di un mese, tutto testimoniato sui social tra Facebook e Instagram: da Palermo a Castel di Tusa, da Rocca Imperiale a Matera, e ancora L’Aquila, Gubbio, Urbino, Ravenna, Venezia, Mestre, Borca di Cadore, Brunico e infine Predoi. “La mia percezione – ha detto al ritorno a Cagliari – è che l’Italia stia tutto sommato bene, anche se da un certo punto di vista è un po’ arrabbiata. Ho trovato un senso diffuso di frustrazione, principalmente per motivi economici, ma anche un grande rispetto per le regole e per tutte le norme”.

    Un bel tour: “In tutto il sud, fino all’Abruzzo ci si ricorda di Federico II di Svevia. E il suo Castel del Monte è un luogo davvero unico al mondo che ho avuto il privilegio di vedere da solo. Per non parlare di città come Venezia e Roma. In quest’ultima ho avuto la fortuna di avere un cicerone d’eccezione, il prof. Gastone Breccia, volto di Rai Storia, che in una corsa di 12 km alle 5 del mattino mi ha mostrato angoli nascosti e spiegato anedotti interessantissimi”.

    Il post quarantena? “Mi ha sorpreso che la Sardegna sia l’unica regione d’Italia con l’obbligo di registrarsi per entrare. Allo stato di fatto nessuno mi ha però chiesto alcun tipo di documentazione. E questo mi ha fatto sorridere. Ambientalmente dovremmo prendere esempio dall’Alto Adige, che ha puntato tantissimo sul trasporto pubblico e sul treno, incentivandolo soprattutto per i turisti”.Tanta Italia attraversata e vista, fino all’arrivo. “Quanto sei bella Cagliari”, scrive Accardo su Facebook appena toccata la sua terra. Fine. LEGGI TUTTO