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    Ogm, una nuova tecnica per identificare le colture non autorizzate

    Una nuova tecnica permetterà di individuare le colture geneticamente modificate non autorizzate. L’annuncio è di Greenpeace che, insieme a un gruppo di associazioni impegnate sul tema degli Ogm e a un’azienda della Grande distribuzione organizzata (Gdo), rivela lo sviluppo del primo metodo open source – descritto sulla rivista scientifica Foods – che in laboratorio individua le colture che sono state geneticamente modificate tramite le nuove tecniche di editing genetico (tecnica di ingegneria genetica che consente di ottenere nuovi tratti senza aggiungere materiale genetico estraneo) e considerate nuovi Ogm.Cambio di passo nel campo del rilevamento degli Organismi geneticamente modificati (Ogm) con l’individuazione di un nuovo metodo che consentirà alle autorità, da ora in poi, di identificare le colture geneticamente modificate non autorizzate. L’annuncio è di Greenpeace che, insieme a un gruppo di associazioni impegnate sul tema degli Ogm e a un’azienda della Grande distribuzione organizzata (Gdo), rivela lo sviluppo del primo metodo open source in grado di rilevare in laboratorio colture che sono state geneticamente modificate tramite le nuove tecniche di editing genetico (tecnica di ingegneria genetica che consente di ottenere nuovi tratti senza aggiungere materiale genetico estraneo) e considerate nuovi Ogm. Il nuovo metodo è stato pubblicato sulla rivista scientifica Foods.

    Il sistema – spiegano da Greenpeace – è in grado di rilevare una colza Ogm resistente agli erbicidi che è stata sviluppata utilizzando l’editing genetico permettendo così ai Paesi Ue di effettuare controllipiù stringenti. Facendo in modo che tale coltura Ogm, non autorizzata secondo la normativa vigente in Ue, non entri illegalmente nelle filiere alimentari e mangimistiche europee. Fino ad ora, i Paesi dell’Ue non avevamo modo di rilevare la presenza di questa colza Ogm coltivata in alcune parti degli Stati Uniti e del Canada, tra quella importata.

    Ogm nei cibi, sono nel 3% dei campioni. Ma vengono rispettati i limiti

    Le autorità potranno d’ora in poi identificare anche le colture geneticamente modificate non autorizzate. Questo aiuterà gli agricoltori, gli apicoltori, gli allevatori, le aziende di trasformazione di mangimi e di alimenti e i rivenditori a tenere questi nuovi Ogm fuori dalle loro catene di approvvigionamento e soddisfare la domanda dei consumatori che chiedono alimenti privi di Ogm”. – dichiara Heike Moldenhauer, consulente per le politiche dell’Ue presso l’associazione tedesca Food without Genetic Engineering (VLOG). LEGGI TUTTO

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    In Italia bici e auto battono il bus. Così il Covid-19 ha cambiato la mobilità

    Gli italiani hanno abbandonato i mezzi pubblici per spostarsi con l’auto privata o in bicicletta. Una conferma di quello che già dalla fine del lockdown appariva essere lo scenario più probabile è arrivata da una ricerca condotta della società di consulenza Bcg, secondo la quale potremmo essere all’inizio di una nuova mobilità. Secondo lo studio How Covid 19 will shape urban mobility, che ha coinvolto 5.000 abitanti delle principali città negli Stati Uniti, Cina ed Europa occidentale (Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito), il 37% degli italiani ha dichiarato di utilizzare molto meno di prima i mezzi pubblici, preferendo piuttosto la propria auto, la bici o le camminate.Rep

    Mezzo milione di furti l’anno record dei ladri di biciclette
    di CRISTINA NADOTTI

    L’Italia è il secondo Paese fra quelli oggetto dell’indagine (dopo la Cina) per utilizzo della macchina privata come mezzo principale e terzo (dopo Cina e Usa) per interesse nell’acquisto di un’auto. “Tuttavia, nel medio termine il mezzo destinato a vincere è la bicicletta: nei prossimi 12-18 mesi, complici forse anche i recenti incentivi all’acquisto, un quarto dei connazionali userà più che in passato le due ruote per spostarsi in città (al primo posto insieme a Paesi come la Germania) – si legge nello studio – Similmente a quanto avvenuto in Italia, le bici private e lo spostamento a piedi sono state le modalità preferite dai cittadini di tutto il mondo, passate dal 21 al 59%”. Negli Stati Uniti e in Cina si è registrato anche un vero e proprio boom del bike sharing, fenomeno che non si è invece verificato in Europa.

    Finito il lockdown l’Italia è salita in bicicletta
    di MARCO FROJO

    I cinesi sembrano più disposti a utilizzare i mezzi pubblici rispetto a europei e americani. In generale, dopo la fase di lockdown una quota tra il 40% e il 60% in tutti i Paesi manifesta la volontà di utilizzare i trasporti pubblici meno o molto meno frequentemente. “I cambiamenti nel comportamento dei consumatori sono evidenti, rimane da capire se queste nuove abitudini siano destinate a rimanere e cosa significheranno per la domanda futura – spiegano gli esperti di Bcg – Le prime conseguenze si osservano sull’acquisto di auto, prospettiva concreta per oltre il 60% dei cinesi.Negli Stati Uniti è boom di biciclette, le cui vendite sono raddoppiate a marzo rispetto allo scorso anno. Va poi considerato che i consumatori rimangono fedeli alla tipologia di mobilità che erano abituati ad utilizzare più di dieci volte alla settimana prima del Covid 19. Nel breve termine, infatti, una quota tra il 67% e il 76% degli utenti che usufruiva della mobilità condivisa prevede di continuare a utilizzare o, addirittura di aumentare, l’utilizzo di ride hailing (Uber, Lyft), taxi, car, bike ed e-scooter sharing. I mezzi pubblici si confermano i perdenti del post-lockdown, soprattutto in Europa”.Nel medio termine, ovvero nei prossimi 12-18 mesi, Bcg prevede invece due potenziali scenari: la conferma della mobilità privata come modalità più usata o il grande ritorno dei mezzi pubblici, la cui riluttanza – che riguarda adesso il 50% degli intervistati – si ridurrà di circa la metà. Il secondo scenario sembra il più probabile, ma l’esito dipenderà dalla capacità dei fornitori di servizi di continuare con le misure di sanificazione e altre misure di sicurezza che garantiscano la riduzione dei rischi. LEGGI TUTTO

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    Dalle mele al pane, gli scarti della frutta tornano nel nostro piatto

    Un ingrediente da miscelare alla farina di grano per un pane a maggior contenuto di fibre o un integratore alimentare utile a contrastare i processi di ossidazione. Sono i due prodotti nati nel laboratorio Micro4Food dalla valorizzazione degli scarti della lavorazione della mela per la produzione industriale. Entrambe le linee di ricerca sono state sviluppate al parco tecnologico NOI di Bolzano dal team della microbiologa degli alimenti Raffaella Di Cagno. Dai silos dove vengono raccolti i resti della lavorazione della mela emerge una nuova opportunità di produrre alimenti funzionali sostenibili, naturali e a basso costo.

    Economia circolare, se da una mela marcia può nascere una scarpa
    di GIULIANO ALUFFI

    Gli autori dello studio sono i ricercatori e le ricercatrici del Micro4Food Lab – specializzati nella ricerca dei processi di fermentazione in ambito alimentare – guidati dalla Raffaella Di Cagno e Marco Gobbetti, microbiologi e docenti alla Facoltà di Scienze e Tecnologia. Nei due lavori, recentemente pubblicati sulle riviste Food Chemistry e Frontiers in Microbiology, Di Cagno ha descritto il processo di fermentazione attraverso il quale assieme ai suoi collaboratori è riuscita ad ottenere dagli scarti del frutto – essenzialmente polpa e buccia – due nuovi prodotti interessanti sia per l’industria nutraceutica che, in generale, per quella della panificazione. Si tratta di un ingrediente in polvere da aggiungere alla farina di grano per fortificare il pane, incrementandone la disponibilità di fibre, e di un integratore alimentare, anch’esso ricco di fibre e composti fenolici, quindi con proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie.
    L’innovazione è sorta nel contesto della collaborazione scientifica avviata dal laboratorio di ricerca della Libera Università di Bolzano con l’azienda Pan Surgelati Srl., impresa altoatesina del settore alimentare e nota produttrice di strudel. La protagonista delle due linee di ricerca, sviluppate in parallelo dai ricercatori del laboratorio, non poteva che essere la regina dei frutti della provincia di Bolzano: la mela, di cui l’Alto Adige è il produttore leader in Italia, si legge in una nota dell’Università di Bolzano. LEGGI TUTTO

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    Acqua, il vadamecum per non sprecare

    I consigli di Inabottle.it per ridurre lo spreco con piccoli accorgimenti e azioni quotidiane volte al risparmio.In bagno. Chiudi il rubinetto quando ci si lava i denti, ma anche quando si puliscono frutta e verdura, usando una bacinella invece del getto corrrente.Doccia e non vasca. Installa soffioni o rubinetti a flusso ridotto. E’ consigliabile preferire la doccia alla vasca, visto che richiede un terzo dell’acqua.Il riuso. Attenzione a eventuali perdite e ‘riciclare’ quando possibile l’acqua, come quella in cui si sono lavati frutta e verdura per innaffiare.In casa. Sostituisci i vecchi elettrodomestici con modelli ad alta efficienza.In giardino o balcone. Per irrigare serviti di temporizzatori. Metti arbusti sotto le piante ad alto fusto per evitare l’evaporazione.L’auto pulita. Per lavare la macchina evitare l’acqua corrente ed usare un secchio di acqua. LEGGI TUTTO

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    Sostenibilità, dalla tv al frigo: 10 cose da non fare

    Attenzione all’aumento dei consumi d’estate. Dalla tv con luci accese intorno al frigo troppo pieno o troppo vuoto, ecco 10 errori tipici della bella stagione da evitare perché nemici del risparmio (anche energetico). I consigli della startup NeN per rispettare l’ambiente e ‘tagliare’ le bollette1. Il frigorifero disordinato. Non tutti lo sanno, ma il modo in cui organizziamo il frigorifero ha un impatto sulla bolletta, specialmente in estate. Regola numero uno: non sovraccaricarlo né lasciarlo troppo vuoto (in questo caso, è opportuno riempirlo con delle bottiglie d’acqua che hanno una buona capacità termica e aiutano il compressore e il consumo di energia). Regola numero due: ogni piano del frigo ha una temperatura diversa, via via più fredda mentre scendiamo verso gli scomparti più bassi. Ogni cibo va messo nel piano giusto: salumi formaggi e latticini in alto, prodotti aperti nel centro, carne e pesce negli scomparti più bassi.2. Nel frigo: no ai cibi caldi. In estate aumentano i piatti freddi  – insalate di paste o di riso, ad esempio  – che però sono anche loro piatti caldi appena cucinati. Mai, mai, mai mettere i cibi ancora caldi in frigorifero: lo sbalzo di temperatura non fa bene né al frigo, né al cibo e neanche alla bolletta. Stesso discorso vale per gli avanzi o per i piatti cucinati in anticipo che poi riscalderemo.3. Se non stacchi la spina. Per chi è in partenza per più di una settimana l’errore più comune è lasciare l’appartamento completamente ‘on’, anche quando non c’è nessuno in casa. Il consiglio è di organizzarsi per tempo e approfittarne per fare anche qualche intervento di manutenzione: svuotare frigo e freezer, sbrinarli, pulirli e lasciarli con le porte aperte  – staccati  – per tutta la durata della vacanza.  Il frigo può arrivare a pesare fino al 40% della bolletta.4. La spia che non serve. Per chi invece arriva alle agognate vacanze con tanta stanchezza da non poter neanche affrontare l’idea di un intervento di manutenzione su frigo e freezer, la raccomandazione è: spegni almeno le spie rosse. Lo stand-by  – ovvero quella lucina che appare sulla TV spenta, sulla batteria dell’aspirapolvere, sugli altoparlanti o sugli assistenti personali smart  – pesa l’8% della bolletta. Bene ricordarsi di staccarli, almeno durante le vacanze.5. Lavastoviglie a go go. Meglio fare la lavastoviglie una volta a settimana che lavare i piatti a mano ogni giorno. Questo vale sempre, non solo in estate: non è vero che la lavastoviglie consuma più dei lavaggi a mano, specialmente se riusciamo a portarla a pieno carico. In estate però siamo accaldati e più pigri, quindi può essere una buona occasione per sviluppare una buona abitudine.6. Bucato troppo caldo. Lava i vestiti a bassa temperatura, rimangono più morbidi (proprio come il polpo). L’errore più comune è di affrontare i lavaggi più frequenti in lavatrice con cicli ad alta temperatura, che, oltre a rovinare gli indumenti, consumano di più. Il lavaggio a bassa temperatura permette di mantenere in sicurezza le proprietà dei tessuti e pesa meno sulla bolletta.7. A luci accese. Se hai in mente di vedere una partita di calcio in casa con gli amici, organizzare cineforum estivi o fare maratone di serie tv?, spegni almeno le luci inutilizzate: vedi meglio, senti meno caldo e consumi di meno.8. Freddo polare. Non impostare temperature polari: aria condizionata sì, ma senza esagerare. Una degli errori più comuni è quello di contrastare il caldo impostando temperature troppo basse: il consiglio è invece quello di mantenere un’escursione fra esterno ed interno che non superi i 7-8 °C. Evitando di appesantire la bolletta e procurarsi qualche malanno.9. Finestre aperte. Sembra un’ovvietà, ma è un errore in cui cadiamo ancora tutti molto spesso. L’aria condizionata non va d’accordo con le finestre aperte. Ma neanche con le porte che si aprono e si chiudono in continuazione.10. Il pc stanco. Un classico dell’estate: il rumore della ventola del pc, che si attiva per raffreddare i componenti che si stanno surriscaldando. Con un notevole dispendio energetico. Lascialo respirare, quando è acceso, evitando di soffocarlo sopra i cuscini del divano o all’interno di mobili senza prese d’aria. Anche lui, con il caldo, fa più fatica. LEGGI TUTTO

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    Rinnovabili battono combustibili fossili, la prima volta in Europa

    Nella prima metà del 2020 le energie rinnovabili hanno generato il 40% dell’elettricità dell’Ue-27, sorpassando per la prima volta i combustibili fossili, che si fermano al 34%. Questo ha fatto diminuire le emissioni di CO2 del settore energetico del 23% per lo stesso periodo. Lo rileva un nuovo rapporto del think tank sul clima Ember.
    NEW REPORT | #Renewables beat #fossilfuels for the first time in Europe!Coal-fired electricity reaches historic low in the first half of 2020, squeezed on two fronts by growth in wind and solar and falling demand due to COVID-19 lockdowns.https://t.co/tryivHvm7Spic.twitter.com/Ufu48GrpjC
    — Ember (@EmberClimate) July 22, 2020L’energia rinnovabile è aumentata dell’11% nella prima metà del 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ciò è stato trainato dalla crescita dell’eolico e del solare (rispettivamente dell’11% e del 16%), con nuove installazioni e condizioni favorevoli durante un inizio mite e ventoso dell’anno.

    L’emergenza Covid frena l’Italia sulle rinnovabili

    Il settore eolico e quello solare hanno visto quest’anno quote di mercato senza precedenti, generando il 21% dell’ elettricità totale europea e raggiungendo una livelli ancora più elevati in Danimarca (64%), Irlanda (49%) e Germania (42%). In confronto, l’idroelettrico ha generato il 13% dell’elettricità in Europa, aumentando del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso a causa delle condizioni più umide nelle regioni nordiche e iberiche.Le bioenergie hanno generato il 6% dell’elettricità in Europa nel primo semestre del 2020, anche se una piccola parte ( LEGGI TUTTO

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    Nelle Marche le ciclabili a colori: una rete di 500 km che parla la 'stessa lingua'

    Ciclovie inserite nel paesaggio, che parlano la “stessa lingua” in termini di segnaletica anche per i collegamenti ‘intermodali’, le indicazione su punti d’interesse, siti monumentali, caratteristiche dei percorsi, soste attrezzate: un “grande progetto di mobilità sostenibile che connette il territorio” dalla costa all’interno, dalle zone del cratere sismico al mare. E’ il progetto presentato oggi dal presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli e la vicepresidente Anna Casini “Linee guida per la realizzazione e la segnaletica della Rete ciclabile regionale”, circa 500 km che attraversano la regione: la ciclovia Adriatica (Marche capofila), 1.127 km di cui 297 km nelle Marche (166 km finanziati e realizzati o in realizzazione, 131 da finanziare) con fondi regionali per 14,3 milioni negli ultimi 5 anni; previste 13 direttrici trasversali a pettine: del Foglia, Metauro, Cesano, Misa, Esino, Musone, Potenza, Chienti, Tenna, Ete Vivo, Aso, Tesino e Tronto, con cinque ponti ciclopedonali (Cesano, Chienti, Ete Vivo, Aso, Tronto).

    Bonus bici al traguardo: basterà lo “scontrino parlante”. E il governo accelera sulla app
    di RAFFAELE RICCIARDI

     “E’ un grande progetto di mobilità sostenibile e di interconnessione di tutto il territorio regionale – spiega Ceriscioli – attraverso questo progetto di qualità abbiamo dato ai cittadini e turisti quell’immagine forte dell’ambiente sano e dei paesaggi bellissimi della nostra regione. Oltre a collegare i tratti ciclabili esistenti, abbiamo voluto anche utilizzare un linguaggio comune fatto di segnaletica e indicazioni che raccontano un progetto unitario con lunghi percorsi e punti di interesse in grado di accompagnare e guidare chi va in biciletta. Inoltre, grazie all’interconnessione con il sistema delle ferrovie è possibile portare sul treno gratuitamente la bicicletta e in futuro con i treni più moderni addirittura di ricaricare la batteria delle bici con pedalata assistita”.
    “Tutto questo fa parte di un’idea delle Marche completamente diversa a basso impatto ambientale – ha sottolineato Casini -, non a caso abbiamo pensato alle ciclabili come delle vere e proprie infrastrutture andando incontro ad un turismo interessato alle aree interne attraverso le intersezioni con le aree costiere”.

    Piste ciclabili, all’Emilia-Romagna 11,5 milioni in due anni

    La Ciclovia delle Marche prevede un asse costiero (nord-sud) di carattere nazionale, che percorre il litorale adriatico, e 13 direttrici trasversali (est-ovest) che collegano l’adriatica con le aree interno risalendo le principali vallate fluviali: un impianto “a pettine” che consentirà, attraverso la mobilità dolce, il collegamento delle aree interne con la costa con evidenti ritorni non solo in termini di turismo, ma anche di qualità della vita.La Ciclovia turistica nazionale Adriatica attraversa complessivamente 99 Comuni, 17 Province, 6 Regioni; il costo complessivo dell’opera è 250 milioni di cui 16 già assegnati dal Mit. I finanziamenti regionali attivati negli ultimi cinque anni sono 14,3 milioni di euro. Il costo stimato per il completamento dell’Adriatica (parte regionale) ammonta a 53 milioni di euro. LEGGI TUTTO