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    Australia, 90 balene pilota morte al largo della Tasmania. I soccorritori: “Sono 270, ne perderemo altre”

    SYDNEY – Di circa 270 balene pilota, bloccate al largo della Tasmania ne sono morte almeno un terzo. E secondo i soccorritori australiani ne moriranno altre. Gli equipaggi sono stati in grado di salvarne 25 e i biologi marini dicono che la missione di soccorso richiederà probabilmente giorni.Le balene pilota sono state trovate lunedì nelle acque troppo poco profonde al largo della costa occidentale dell’isolaEsteri LEGGI TUTTO

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    Botswana, strage di elefanti: più di 300 uccisi da un batterio

    Questa volta la strage degli elefanti non dipende dai bracconieri. La moria era iniziata in estate nel Nord del Botswana. Le carcasse erano state ritrovate nella zona del delta del fiume Okavango, vicino alla città di Maun. I funzionari dello Stato hanno detto che “sono state le neurotossine cianobatteriche a causare il decesso di oltre 330 pachidermi. Sono batteri che sono stati trovati nell’acqua” e che sono prodotti da alghe che proliferano nell’acqua stagnante. L’ha riferito oggi, in una conferenza stampa riportata da Al Jazeera, Mmadi Reuben, ufficiale capo veterinario presso il Dipartimento della Fauna selvatica e dei Parchi nazionali. Una delle pozze inquinate dal batterio tossico che ha ucciso gli elefantiCondividi   LEGGI TUTTO

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    Hong Kong, nella baia tornano i rarissimi delfini rosa: “Uno degli effetti del lockdown”

    HONG KONG – I delfini rosa sono tornati nella baia di Hong Kong. Il blocco del traffico dei traghetti dovuto alla pandemia ha reso possibile il loro riavvicinamento. E i ricercatori ora chiedono che siano protetti prima che le imbarcazioni riprendano a funzionare. Negli ultimi anni la popolazione dei delfini megattere indo-pacifici, noti anche come delfini rosa o bianchi cinesi (Sousa Chinensis), ha subito notevoli perdite, complici la costruzione del ponte che collegaa Hong Kong a Macau e il crescente inquinamento delle acque della città.Did you know you can see #dolphins in #HongKong? ??#traveling #traveltribe #pinkdolphin https://t.co/ezIMNtYzlG— Becky Exploring (@beckyexploring) October 30, 2019Da quando è iniziato il blocco del coronavirus a marzo, secondo quanto riporta il Guardian, sembra che la loro attività nelle acque di Hong Kong sia aumentata del 30%. Secondo i dati del WWF, la popolazione nell’estuario del fiume Pearl, inclusa Hong Kong, è di circa 2.500 esemplari, anche se il calo del numero di giovani potrebbe ridurne il numero in futuro.I delfini megattere indo-pacifici, noti anche come delfini bianchi cinesi e delfini rosa, sono originari dell’estuario del fiume Pearl, ma in genere evitavano le acque tra Hong Kong e Macao a causa dell’elevato volume di barche ad alta velocità. La dottoressa Lindsay Porter, ricercatrice senior presso l’Università di St Andrews, ha detto al quotidiano britannico di aver notato un aumento dei delfini quasi immediato da quando Hong Kong e Macao hanno chiuso i loro confini.”Era l’ultima settimana di febbraio, letteralmente la settimana dopo che i traghetti hanno smesso di viaggiare tra Hong Kong e Macao”, ha detto. “Studio questi delfini dal 1993 e non ho mai visto nulla di simile a questo drastico cambiamento prima d’ora, e l’unica cosa che è cambiata è che 200 traghetti hanno smesso di viaggiare”.Gli abitanti di Hong Kong hanno prestato alla sua squadra uno yacht e una barca in modo che potessero vivere a bordo, nelle corsie vuote dei traghetti e condurre uno studio sulla popolazione dei mammiferi. “Dalle nostre osservazioni abbiamo notato che i delfini trascorrono molto più tempo a socializzare, nuotare in superficie, giocano, si corteggiano, fanno sesso”, ha detto. “I delfini di Hong Kong normalmente vivono ai margini, sono stressati, passano il loro tempo a mangiare e riposare. Quindi, vederli cantare… divertirsi, è davvero uno spettacolo fantastico”.Il team ha posizionato sott’acqua alcune stazioni di registrazione e Porter ha spiegato che la fase successiva della ricerca sarà stata quella di confrontare le vocalizzazioni dal pre-Covid ad alto traffico con quelle di ora.Il team ha una partnership con il WWF di Hong Kong e Porter ha detto che l’ong proporrà una deviazione della rotta dei traghetti a pochi dollari in più a biglietto. Idealmente sarebbe meglio ci fossero meno traghetti. Ma l’industria dei casinò di Macao è molto popolare. “Si dovrebbe fare un uso migliore del un ponte tra i due territori aperto nel 2018”, ha detto Porter.  LEGGI TUTTO

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    Dal Messico all'Alaska, la misteriosa strage delle balene grigie

    NEW YORK – Nel 2019 215 balene grigie del Pacifico settentrionale si sono arenate senza vita sulle coste dal Messico all’Alaska. Un numero enorme che aveva portato la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) a dichiarare l’evento  “insolito” e ad affidare agli scienziati il compito di studiarne le cause.Quest’anno la situazione è migliorata anche se di poco e gli esperti marini trovano che il nuovo dato, 144 giganti del mare morti da inizio anno tra il Messico e l’Alaska, rappresenti una lieve speranza.Esteri LEGGI TUTTO

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    Trump nella California devastata dalle fiamme

    WASHINGTON – “Incendiario, piromane del cambiamento climatico”, così Joe Biden definisce Donald Trump, mentre il presidente è in visita nella California devastata dalle fiamme. Per la prima volta in tre settimane, da quando è iniziata questa nuova ondata di roghi che assedia tutta la West Coast (bruciano anche foreste nell’Oregon e nello Stato di Washington), Trump si avventura nella “tana del leone”. La California è territorio ostile, essendo il più grosso serbatoio di voti democratici. E’ anche il collegio elettorale della senatrice Kamala Harris, candidata vicepresidente.A fare gli onori di casa, è stato il governatore Gavin Newsom, anche lui democratico. Non è stato tenero con il presidente, lo ha subito affrontato sul terreno del negazionismo climatico: “Le estati calde diventano sempre più torride, le siccità diventano sempre più aride. Qualcosa colpisce l’impianto idraulico del nostro pianeta. Noi affermiamo la scienza: il cambiamento climatico è reale”. Roccaforte dell’ambientalismo, la California ha proclamato la sua fedeltà agli accordi di Parigi e ha trascinato dietro di sé metà degli Stati Usa, continuando ad applicare normative che impongono le riduzioni di CO2 proprio mentre l’Amministrazione Trump abbracciava la deregulation dell’energia fossile. Una guerra infinita ha opposto “le due Americhe” in questi quattro anni, con tanto di strascichi giudiziari per impugnare le normative di Washington o quelle di Sacramento (capitale californiana).Trump ieri è tornato a sostenere la sua versione preferita sulle cause degli incendi: “Sono dovuti alla cattiva gestione locale delle foreste. Ho visitato paesi stranieri che hanno tante foreste e mi hanno spiegato quali errori non bisogna commettere, come si fa la prevenzione dei roghi”. Il governatore Newsom gli ha ricordato che il 56% del territorio forestale della California è di proprietà federale o sotto la diretta competenza delle autorità centrali.Tuttavia è noto che dietro gli incendi ci sono anche errori locali, per esempio una politica urbanistica dissennata: sotto governi locali di ogni colore, ma più spesso di sinistra, i californiani hanno costruito abitazioni in zone che sono ineluttabilmente esposte al fuoco, e che semmai andrebbero lasciate libere, per effettuarvi quelle “deforestazioni mirate” che servono a costruire barriere anti-fiamme. Altro tasto dolente della politica locale è il ruolo nefasto di Pacific Gas & Electricity (PG&E), la utility elettrica locale che da decenni accumula ritardi criminali nell’interrare le linee dell’energia elettrica: i suoi tralicci sono stati spesso all’origine di roghi, l’azienda è stata condannata in sede penale e civile, ma lo scandalo continua.I contenziosi con Trump però non si limitano all’ambiente. La California è un “santuario degli immigrati” che ha boicottato tutte le direttive di Trump sulle espulsioni di clandestini. Però in una fase in cui l’ordine pubblico attira la massima attenzione, va ricordato che Kamala Harris fu uno “sceriffo” implacabile.Prima di essere eletta senatrice la Harris era stata Attorney general dello Stato, un incarico equivalente a quello di ministra della Giustizia, con estesi poteri di orientamento dell’azione penale. La sua fu una gestione dura, con una politica delle pene che le attirò l’ostilità della sinistra radicale. La Harris, come Biden, non ha approvato la scelta del sindaco democratico di Los Angeles, Eric Garcetti, che di recente ha tagliato i fondi alla polizia per venire incontro alle richieste di Black Lives Matter.  LEGGI TUTTO

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    Orche all'assalto: imbarcazioni sotto attacco tra Spagna e Portogallo

    È allarme in Spagna e Portogallo.  Negli ultimi due mesi sono stati segnalati numerosi attacchi delle orche alle imbarcazioni. Il Guardian riporta numerosi episodi del genere, sottolineando che la comunità scientifica è ‘sconcertata’. Sono eventi del tutto eccezionali, mai verificatisi prima con questa frequenza. I mammiferi hanno preso di mira le barche, provocando danni gravi e, in almeno un caso, ferendo un membro di un equipaggio. L’ultimo attacco risale a venerdì scorso, davanti a La Coruña, una cittadina spagnola che si affaccia sulla costa settentrionale del Paese: un’orca si è scagliata almeno 15 volte contro la poppa di una barca di 11 metri che si dirigeva verso il Regno Unito. La barca ha perso il timone e ha dovuto essere rimorchiata nel porto più vicino.Sempre venerdì scorso è stata segnalata via radio la presenza di orche a circa 120 km a sud di La Coruña, vicino a Vigo, nella stessa zona in cui lo scorso 30 agosto erano state attaccate e danneggiate una barca battente bandiera francese e una spagnola che si stava recando ad una regata.
    La spagnola faceva parte della Marina. La Mirfak ha perso parte del suo timone dopo l’aggressione delle orche sotto poppa. Il capitano, Cándido José Couselo Sánchez, ha raccontato ai media che la sua paura “non era per le orche di per sé, ma per i danni alla nave.  Cándido José ha raccontato che “l’intera imbarcazione ballava e le sentivo premere sul timone. Era un gruppo di giovani orche. Potrebbero essere state alla ricerca di banchi di tonno”.Il 29 luglio scorso nove orche hanno attaccato una barca a vela di 14 metri davanti a Capo Trafalgar, nel sud della Spagna, speronandola per più di un’ora mentre comunicavano tra loro con forti fischi: anche in questo caso l’imbarcazione ha dovuto essere rimorchiata a causa dei danni subiti al timone. La notte precedente era stata attaccata una barca a vela di 12 metri di proprietà di una coppia britannica, mentre poche ore prima la stessa sorte era toccata a una barca di 10 metri.Secondo i ricercatori che studiano le orche nello Stretto di Gibilterra è normale che questi mammiferi inseguano le imbarcazioni, ma prima d’ora non si erano mai registrati attacchi. Gli esperti ritengono che almeno un gruppo di orche  è responsabile degli attacchi, ma non si conoscono ancora i motivi di questi comportamenti, definiti dagli scienziati “molto insoliti”. LEGGI TUTTO

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    La svolta dello Zimbabwe: vietate tutte le attività minerarie nei parchi nazionali

    HARARE – Il governo dello Zimbabwe ha vietato tutte le attività minerarie all’interno dei territori dei parchi nazionali. La decisione del consiglio dei ministri di Harare è arrivata dopo le proteste di gruppi ambientalisti che avevano contestato la decisione di concedere a due società cinesi le licenze per la ricerca del carbone nel Hwange national park, la più grande riserva del Paese, casa del più alto numero di elefanti del continente.Hello Twimbos!1/2 @ZELA_Infor we are monitoring activities in mining communities.We are disheartened by the shocking levels of the involvement of school children in artisanal gold mining activities.Drug abuse,early pregnancies & marriages across ???? ‘s mining areas is rampant. pic.twitter.com/MJa0v5rfiH— Zimbabwe Environmental Law Association (ZELA) (@ZELA_Infor) August 28, 2020La ministra dell’informazione, Monica Mutsvangwa, ha annunciato che “l’estrazione mineraria nelle aree che fanno parte di parchi nazionali è vietata con effetto immediato”. L’esecutivo del presidente Emmerson Mnangagwa ha inoltre deciso di vietare, si legge sul sito d’informazione Zim live, tutte le attività di estrazione nei depositi alluvionali e negli alvei dei fiumi, fatta eccezione per due corsi d’acqua.#PostCabinetBriefingMining on areas held by National Parks is banned with immediate effect. Steps are being undertaken to immediately cancel all mining title held in national parks. pic.twitter.com/XbUwfcLvKY— Ministry of Information, Publicity & Broadcasting (@InfoMinZW) September 8, 2020 Una vittoria per i gruppi ambientalisti che si sono detti soddisfatti del risultato, pur continuando a indagare com’è stato possibile che i cinesi siano riusciti ad ottenere i permessi in questi luoghi, santuari della natura. La Zimbabwe environmental law association (Zela) aveva presentato due giorni fa un esposto all’Alta Corte di Harare contro la decisione del governo di concedere alle compagnie cinesi Zhongxin coal mining Group e Afrochine Smelting per i diritti di effettuare valutazioni di impatto ambientale e perforazioni nei 14.651 chilometri quadrati del parco Hwange.Secondo Zela, permettere l’attività minerarie nell’area protetta, che ospita circa un decimo di tutta la popolazione degli elefanti africani, oltre a decine di altre specie, “poneva un altro rischio di irreversibile danno ecologico”.Zimbabwe is home to a stunning array of wildlife and breathtakingly beautiful landscapes. Her national parks represent a huge, sustainable economic opportunity if managed properly. #wildlife #ZimbabweanLivesMatter #SaveHwangeNationalPark @ZELA_Infor pic.twitter.com/AdoYgjQTcG— charlotte ashton (@CEAshton) September 8, 2020La prossima battaglia di Zela sarà quella di trasformare il divieto in legge. LEGGI TUTTO

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    Il “catastrofico declino” della fauna selvatica: in 50 anni persi due terzi della popolazione globale

    Diete più sane e rispettose dell’ambiente e ridurre gli sprechi. Così, forse, si può evitare l’estinzione degli animali. Il Wwf lancia l’allarme con un rapporto che contiene numeri da brividi: in 50 anni abbiamo perso il 68% della popolazione globale selvatica. Un danno causato dalle nostre azioni, a cui solo l’essere umano può porre rimedio. Se non si vuole fare per amore degli animali, almeno per la propria salute e sopravvivenza, legata a quella dell’ambiente selvatico.Our Living Planet Report 2020 shows two thirds wildlife populations lost since 1970. We need to secure a #newdealfornature and people at #unga75 to halt and reverse the decline – for all inhabitants of planet earth. https://t.co/R23rdzfFAH— WWF Media team (@wwf_media) September 9, 2020Il Living Planet Report 2020, il rapporto annuale del Wwf che monitora la riduzione delle popolazione globale di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci, quest’anno ha registrato un calo medio di due terzi degli animali selvatici. “Il rapporto sottolinea come la crescente distruzione della natura da parte dell’umanità stia avendo impatti catastrofici non solo sulle popolazioni di fauna selvatica, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita”, ha affermato Marco Lambertini, direttore generale del Wwf Internazionale: “Non possiamo ignorare questi segnali: il grave calo delle popolazioni di specie selvatiche ci indica che la natura si sta deteriorando e che il nostro pianeta ci lancia segnali di allarme rosso sul funzionamento dei sistemi naturali. Dai pesci degli oceani e dei fiumi alle api, fondamentali per la nostra produzione agricola, il declino della fauna selvatica influisce direttamente sulla nutrizione, sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza di miliardi di persone”.Ambiente LEGGI TUTTO