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    Scuola, la parità di genere secondo i ragazzi: “In Italia non esiste”

    In Italia c’è parità tra uomo e donna? I ragazzi non hanno dubbi, rispondono nell’80% dei casi con un deciso no. In quale ambito? Anche in questo caso le loro indicazioni sono significative: mondo del lavoro, soprattutto se si tratta di ruoli manageriali, mondo dello sport e della politica. Ma anche in situazioni molto concrete, quando cioè sei fuorisede e devi affittare una stanza. A rispondere sono 15mila giovani interpellati nel sondaggio di OneDay e ScuolaZoo nell’ambito dell’evento #IoGiocoAllaPari, organizzato insieme a Terre des Homme e e Junior Achievement, con il patrocinio del Ministero per le politiche giovanili.Rispetto al mondo del lavoro risuona il monito del presidente Sergio Mattarella alla premiazione, l’altro ieri al Quirinale, delle vincitrici della XXXII edizione del premio Marisa Bellisario: l’occupazione femminile in Italia è troppo bassa, e questo è un fatto “inconcepibile” e “paradossale” per un Paese che fa parte del G7. I ragazzi coinvolti nel sondaggio ne sembrano consapevoli. Alla domanda su cosa significa “discriminare” i più rispondono che è sinonimo di “offendere” (62%), mentre per il 38% significa “ignorare”. Non è proprio centrato, ma certo è che fare una differenza, in questo caso di genere, offende e isola. LEGGI TUTTO

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    Scuola, a un mese dall'avvio mancano migliaia di prof

    ROMA – All’Istituto comprensivo Ardigò di Padova, presidio dalle scuole d’infanzia alle medie, il dirigente scolastico Andrea Mudo ha inviato trecento mail – trecento – per trovare un docente. Una supplenza. Nessuno ha risposto. “Molti giovani prima si inseriscono nelle graduatorie dei singoli istituti e poi non accettano l’insegnamento che offriamo. Una cosa del genere non  l’avevo mai vsta”. E’ trascorso un mese dall’avvio dell’anno scolastico, trentadue giorni per l’esattezza, e l’emergenza contagi ha messo la sordina a una questione centrale della scuola italiana: mancano ancora i docenti, professori di medie e superiori soprattutto, in quello che si va delineando – sul fronte reperimento supplenze – come il peggior anno scolastico della storia repubblicana.   In Emilia Romagna per nominare 12.700 supplenti, ne sono stati convocati 82.000. A Modena, per dieci supplenti alla materna 980 convocazioni: giorni e giorni di chiamate a vuoto. “Da una parte i precari hanno paura del contagio, in particolare alla materna dove non c’è il distanziamento”, dice il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Stefano Versari, “ma devo anche pensare che c’è chi preferisce a una faticosa cattedra il reddito di cittadinanza”. Un’altra spiegazione possibile è legata alle cosiddette chiamate Covid: i docenti supplenti con un contratto che cesserà di fronte a un lockdown parziale o totale. In verità, è stato approvato un emendamento parlamentare che dovrebbe cambiare la legge avida, ma il panorma è così confuso e arruffato che è difficile per un precario scegliere in questo oceano di speciali incertezze. Proprio a Modena e provincia le ultime ricognizioni dicono che tra docenti e amministrativi ci sono ancora 4.000 vuoti: un numero enorme. Quattrocenticinquanta posti vacanti sono solo sul sostegno.A proposito, il sindacato Gilda scrive: “Le difficoltà di assunzione e l’organico Covid sono questioni interconnesse perché prima di accettare una supplenza su una cattedra che potrebbero perdere poco dopo, i docenti precari, come è comprensibile, preferiscono aspettare la convocazione dalle Graduatorie online o dalle Graduatorie di istituto. La narrazione rassicurante, in cui la ministra dell’Istruzione continua instancabilmente a spendersi, è smentita dai ritardi a catena e dalle realtà vissute ogni giorno dalle scuole, dove gli studenti devono fare i conti con la mancanza di insegnanti che li costringe a orari ridotti, presenze in classe a gruppi e giorni alterni e alla didattica a distanza”.   “Entro il 26 settembre le nomine saranno tutte  a posto”, aveva detto alla terza convocazione la ministra Lucia Azzolina, dopo aver spostato le date dell’uno e del quattordici. La situazione, affidata a un controllo dei sindacalisti sul territorio della Cisl scuola, fino a poche ore fa era questa.A Bologna per l’infanzia e la primaria si è tornati a chiamare dalle cosiddette Messe a disposizione, le Mad, che poi sono i neolaureati che inviano direttamente ai dirigenti scolastici il loro curriculum. La Azzolina aveva promesso che non avrebbe più utilizzato questo istituto. Va segnalato un problema aggiuntivo, con le Mad: in una nota del capo Dipartimento Max Bruschi ea stato sottolineato che chi si inseriva nella famose graduatorie online dette Gps non poteva presentare curriculum per le Messe a disposizione, novità che ha rallentato ulteriormente la prese delle cattedre da parte di precari. Segnala la Cils che ci sono precari laureati in Psicologia che vogliono cancellarsi dalla loro classe di concorso, la A018 – consente di insegnare alle superiori – per presentare alle scuole un curriculum Mad senza titolo utile per l’infanzia e primaria. Sono escamotage diffusi, quest’anno, per cercae di oltrepassare il ginepraio dell’arruolamento. A Torino, a Brescia e a Mantova le graduatorie Gps sono ancora da esaurire. A Firenze mancano 800 posti. A Lodi mancano tutte le nomine di sostegno da graduatoria incrociata. A Massa e Lucca si convoca ancora dalle Graduatorie per le supplenze, l’invenzione azzoliniana che si è dimostrata il guaio principe dell’anno scolastico 2020-2021. A Napoli la revisione delle Gps è continua: errori nell’inserimento dei titoli, alcuni palesi falsi. Già. Nei provveditorati i rifiuti sono a blocchi: assente, assente, assente. “E’ una situazione fuori controllo, è impossibile fare conteggi, dire quante cattedre ancora mancano, non lo sanno neppure gli uffici scolastici”. Lo dice Maddalena Gissi, segretaria della Cisl scuola, lo ribadiscono Flc Cgil, Gilda, persino l’Anief, il sindacato dove la ministra ha fatto pratica prima dell’avvio alla carriera politica. Ancora Gissi: “Molti rifiuti arrivano da docenti del Sud che non intendono salire al Nord: spenderebbero 900 euro al mese con uno stipendio da 1.300”.repApprofondimento LEGGI TUTTO

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    In due settimane gli studenti contagiati sono quadruplicati

    ROMA – Ieri la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha fatto comunicare dagli uffici i nuovi dati dei positivi a scuola, questa volta senza darne enfasi. Dicono che il personale docente risultato positivo dal 14 settembre, giorno di avvio dell’anno scolastico, al 10 ottobre sono lo 0,133 per cento del totale (1.020 casi su 753 mila insegnanti). Gli amministrativi (collaboratori e personale di segreteria) lo 0,139 per cento (283 casi su 203 mila) e gli studenti che risultano contagiati dal coronavirus sono pari allo 0,080 per cento (5.793 casi di positività su 7 milioni e 241 mila).La prima considerazione è che i contagi sono aumentati, e questo era preventivato. Quanto sono aumentati? I docenti positivi sono passati da quasi cinque su diecimila (lo 0,047 per cento) del 26 settembre a oltre 13 ogni diecimila del 10 ottobre. Quasi triplicati. Nell’ultima settimana censita, dal 3 al 10 ottobre, c’è stata una forte accelerazione: da 6 casi su diecimila a oltre 13.Gli amministrativi hanno la percentuale di positività più alta: 0,139 per cento, significa 14 persone ogni 10.000. In due settimane si è passati da sei a quattordici, aliquota più che raddoppiata.Infine gli studenti, la cui base più larga dà qualche certezza in più al dato statistico. Al 10 ottobre la positività è stata riscontrata per otto alunni ogni diecimila (0,080 per cento). Due settimane prima? Erano due ogni diecimila (0,021 per cento). I contagi tra gli studenti sono, quindi, quadruplicati in due settimane.Gli studenti restano quindi i meno contagiati del comparto scuola, ma sono anche quelli che crescono più velocemente: quadruplicati negli ultimi quattordici giorni, appunto.repApprofondimento LEGGI TUTTO

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    Scuola, la protesta dei precari contro il concorso straordinario

    ROMA – Saranno davanti alle prefetture d’Italia, Roma, Napoli e Firenze, Torino, Bologna, Modena, per dire che il prossimo concorso straordinario è uno schiaffo ai docenti precari che, a fatica, stanno iniziando a insegnare, che è complicato studiare per una prova concorsuale in queste condizioni – avvio faticoso come non mai dell’anno scolastico e pandemia dentro e fuori le scuole -, che l’insegnante che ha il raffreddore, o deve rispettare un periodo di quarantena per la presenza di positivi in classe, non potrà partecipare allo scritto del ventidue ottobre rischiando di “perdere il treno della vita”.Oggi alle 16 i precari della scuola, guidati dai cinque sindacati conflittuali da inizio mandato con la ministra Lucia Azzolina e con la partecipazione assicurata dei dirigenti scolastici, avvieranno una “mobilitazione nazionale”. L’ultimo scontro è centrato sullo svolgimento del concorso straordinario, per il quale si sono levate voci dissenzienti di pezzi sempre più larghi del Pd, ma per il quale il segretario Nicola Zingaretti non ha intenzione di aprire un contrasto politico nella maggioranza. Tra l’altro, a chiusura delle prove orali, il 16 novembre, sarà avviata la prova selettiva per il maxi-concorso per le superiori (ordinario) con oltre 430.000 candidati.“Queste selezioni”, hanno scritto i segretari generali dei cinque sindacati della scuola, “non produrranno alcun effetto immediato in termini di assunzioni, mentre esporranno il sistema e il personale coinvolto a un possibile aumento dei contagi e al rischio che molti precari, trovandosi eventualmente in situazione di contagio o di quarantena come effetto del lavoro che svolgono, siano esclusi dalla partecipazione al concorso. Oggi il lavoro nelle scuole poggia per il 30 per cento su precari che operano con professionalità e serietà, con loro si è abusato del ricorso al contratto a termine senza offrire mai alcuna possibilità di abilitazione o di stabilizzazione”.Su questa linea si muove, e sarà presente sotto le prefetture, il Comitato Priorità alla scuola, favorevole a una stabilizzazione dei docenti supplenti seguendo titoli riconosciuti e anzianità di insegnamento. Il comitato “esprime sconcerto” per la sottrazione agli istituti appena riaperti, “e in molti casi non ancora a pieno regime”, sessantaseimila docenti per almeno due giorni. LEGGI TUTTO

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    Scuola, effetto Covid sulle mense: caro vassoio, costa il 25% in più

    Effetto covid sulle mense: il pasto sale da 4,80 euro a 6. Un rincaro del 25%. A denunciarlo è Massimiliano Fabbro, presidente di Anir Confindustria, l’associazione nazionale imprese della ristorazione. Il motivo? I contratti tra le aziende della ristorazione e il comune – unico committente per quanto riguarda le mense scolastiche – sono pluriennali e sono stati stipulati tutti prima dell’epidemia, non tengono quindi conto delle nuove problematiche legate alla pandemia.Mentre Giorgio Vecchione, del comitato Mense di Torino, l’avvocato che da anni porta avanti le cause delle famiglie “pro panino” a scuola mette in guardia: “In alcune scuole continua a succedere che vengono chiesti soldi extra per le pulizie dei tavoli e locali dove ci sono i bambini che consumano il pasto da casa e per la sorvegliana dei bambini che consumano il pasto da casa. Ribadiamo il concetto: le pulizie le deve fare il personale Ata e la sorveglianza i docenti, perché è vietato subappaltarla a cooperative”. LEGGI TUTTO

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    I presidi accolgono l'introduzione dell'Educazione civica

    ROMA – L’introduzione dell’Educazione civica a scuola come materia piace al mondo dell’istruzione. Lo dice il rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, presentato oggi pomeriggio dalla Fondazione Intercultura in collaborazione con il ministero dell’Istruzione. L’insegnamento dell’Educazione civica ha un valore per quasi tutti i presidi: il 97 per cento dei dirigenti scolastici sa che la disciplina ha l’obiettivo di formare cittadini consapevoli, mentalmente aperti verso l’altro (34 per cento), migliora il senso civico e la convivenza civile (29 per cento) e diffonde la conoscenza della Costituzione (19 per cento).L’insegnamento in vigore, tuttavia, è giudicato poco efficace e per qualcuno addirittura fallimentare. La maggior parte è convinta che la nuova materia rappresenti uno stimolo alla modernizzazione della scuola italiana: una giusta palestra per sperimentare un metodo di insegnamento che vada al di là del tradizionale approccio frontale, con l’auspicio di confronti e dibattiti con esperti (richiesto dal 64 per cento dei presidi), lavori di gruppo (48 per cento) e uscite didattiche (45 per cento). LEGGI TUTTO

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    Altri 115 contagi nelle scuole. “Così le classi non sono sicure”

    ROMA – Il bollettino, conosciuto, dei contagi a scuola, ieri diceva “altri 115 casi”. Quarantatré positivi – venti più ventitré  “individuati in un secondo momento” – solo in alcune classi della scuola elementare Carnicella di Molfetta, provincia di Bari. Qui il cluster, l’insorgenza del focolaio, appare propriamente scolastico. Si è già passati alla didattica a distanza. In Puglia, ancora, una docente positiva a Brindisi (e sessanta alunni da controllare). Il plesso scolastico Orto Borrelli di Minervino Murge, qui è Barletta, è stato chiuso dopo la positività al coronavirus riscontrata su un alunno. Il presidente della Regione, Michele Emiliano, è tentato dalla chiusura tout court: “L’avvio dell’anno scolastico ce l’hanno imposto, le scuole sono un luogo pericoloso”, dice. Un’insegnante a Palermo, un bimbo in un’elementare di Caltanissetta, un docente a Catanzaro (plesso scolastico “Laura D’Errico” chiuso). Due casi di Covid e quaranta bimbi in fila al tampone a Sant’Agnello, nel Napoletano. Un docente positivo con due classi in quarantena a Torre del Greco (sempre Napoli). A Lauro, il sindaco Antonio Bossone ha pronta l’ordinanza che impone, tra le altre cose, la serrata delle scuole.È stata chiusa per un giorno la scuola primaria di Montenero di Bisaccia, provincia  di Campobasso. Un secondo caso di positività si è registrato al Liceo Cuoco di Isernia e tre nella scuola media “Andrea d’Isernia”, polo chiuso per  sanificazione. Uno studente è stato certificato positivo al Liceo Giordano di Venafro (Isernia)Nelle Marche quattro casi all’Istituto comprensivo Federico II di Jesi, uno studente contagiato e classe in quarantena all’Agrario di Fabriano (Ancona). A Montalcino, Siena, due istituti superiori hanno interrotto le attività fino al 18 ottobre: due studenti fuorisede, poi risultati positivi, “hanno gravitato” sui plessi.Domenica scorsa il Dipartimento di Sanità pubblica dell’Azienda Ausl di Bologna ha ricevuto notifica di quattro casi di positività, riconducibili a tre studenti e un docente che frequentano quattro diversi istituti scolastici di Bologna, Casalecchio di Reno e Castiglione dei Pepoli. Quattro casi a Rimini. A Parma niente lezioni da ieri alla scuola elementare Martiri di Cefalonia: la settimana scorsa erano stati evidenziati dieci casi fra gli alunni più uno tra gli insegnanti. Tre situazioni rilevate in tre istituti nella provincia di Cesena.La positività di una maestra della primaria di Crema (Cremona) ha messo in quarantena 35 alunni per due classi, una prima e una terza. Tra sabato e martedì si sono registrati 19 casi complessivi nelle scuole in lingua italiana e tedesca della provincia di Bolzano. Triplicate negli ultimi dieci giorni le segnalazioni nelle scuole di Venezia. A Gorizia nove i casi al Liceo classico Dante Alighieri, con una classe già in quarantena, e uno all’Istituto tecnico per geometri.È un bollettino ampio, che spinge le Regioni a chiedere la chiusura degli edifici scolastici con spostamento della didattica a distanza. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina risponde che la scuola è un luogo sicuro e offre cifre con riferimenti, tuttavia, non chiari. Il secondo rapporto affidato alle rilevazioni dei presidi ha monitorato i contagi dal 14 settembre al 3 ottobre: bene, gli studenti risultati positivi al Covid sono stati 2.348, 402 i professori, 144 gli amministrativi. Con una settimana di lezioni in più, rispetto al primo report, gli alunni sono cresciuti di 856 (in aumento percentuale, quindi, rispetto ai 1.492 delle prime due settimane).repApprofondimento LEGGI TUTTO

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    Scuola, arrivano gli psicologi

    ROMA – Gli psicologi servono a questa scuola così stressata, già affaticata, ora di nuovo impaurita. Per l’anno scolastico in corso ogni istituzione ha 4.800 euro a disposizione per “attivare il supporto psicologico per studenti, insegnanti e genitori”. E’ una misura chiesta dalle stesse scuole, imposta al ministero dell’Istruzione dai sindacati e affidata per la realizzazione al Dipartimento risore umane. Il quadro c’è, dal 6 agosto scorso, e ora si è siglato anche un accordo formale con l’Ordine degli psicologi. Gli istituti più avanti sul piano dell’organizzazione hanno già fatto partire i bandi per il reclutamento del professionista, la maggior parte dei dirigenti, però, è ancora immersa nella gestione di un quotidiano fatto di docenti che mancano e positivi che salgono: non ci sono ancora le condizioni per far crescere il controllo del benessere psicologico degli attori scolastici. Al ministero, dalla stagione 2016-2017, quella dei terremoti dell’Italia centrale, esiste una task force per le Emergenze educative chiamata a intervenire nelle situazioni di emergenza per garantire il diritto allo studio in tutti gli 8.290 istituti scolastici italiani. Per far fronte all’emergenza sanitaria da Covid-19, la task force ha realizzato – in collaborazione con l’équipe clinica e medico-psicologica dell’Ido di Roma, la Società italiana di Pediatria e il portale di informazione Diregiovani – una proposta di assistenza psicologica che si integri con la didattica curriculare.repApprofondimento LEGGI TUTTO