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    Anna Zegna, l’origine e l’evoluzione dell’Oasi Zegna: “Il nostro dono all’umanità”

    Qual è il segreto per conservare e sviluppare il territorio italiano?
    È fondamentale comunicare eventi e azioni positive in maniera corretta per portare le persone all’osservazione e farle sentire parte di qualcosa di più grande. Il progetto Zegna Forest porta alla conoscenza, alla responsabilità e alla partecipazione a un patrimonio straordinario. Il segreto è lasciarsi contagiare dalla bellezza della natura perché nessuno nasce pollice verde ma tutti respiriamo grazie agli alberi. Dobbiamo essere i giardinieri del pianeta e stupirci dei suoi frutti straordinari.
    Che ricordi ha del “Pensiero Verde” di Ermenegildo Zegna?
    Il “Pensiero Verde” era un concetto profondamente innovativo per l’epoca. Oggi si parla tanto di “green” ma nei primi del Novecento era un modo di vivere e vedere le cose. Ermenegildo Zegna pensava in verde quando ha costruito uno dei rari esempi di strade turistiche a beneficio del territorio. Ha valorizzato la bellezza del paesaggio per accedere a una fruizione costruita sempre più nell’ottica del turismo. Il “Pensiero Verde” era una visione di Ermenegildo Zegna sulla natura, l’ambiente, il territorio, il benessere fisico e spirituale che donava alla gente che viveva sul territorio e a chi arrivava da fuori. Il suo era un atto visionario di generosità.
    Sport, natura e divertimento. Quali sono gli altri benefici dell’Oasi Zegna?
    Siamo figli del nostro tempo. La nostra grande sfida è essere contemporanei da 110 anni sia nell’Oasi Zegna che nello stile. Oggi ci vestiamo diversamente pur indossando sempre pantaloni, camicia e giacca. È interessante vedere la trasformazione della nostra identità nel corso del tempo. Il nostro pensiero sull’Oasi Zegna si è evoluto insieme all’evoluzione dello stile di vita e delle problematiche sociali e ambientali. Quando parliamo di “visione” raccontiamo la sperimentazione avveniristica di un benessere fisico e spirituale che le persone vivono nella natura. Camminare in un bosco, esporci alla bellezza di una foresta, alla purezza dell’aria e della luce, alle sostanze volatili dei monoterpeni, elementi impalpabili che hanno un impatto sui nostri campi energetici ed elettromagnetici, ci fa stare meglio. Un’energia che non vediamo ma che la fisica quantistica ci mostra rendendo l’Oasi Zegna sempre più amata e frequentata. LEGGI TUTTO

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    Spiagge. Con l'erosione l'Italia perde quasi un miliardo d'euro l'anno

    In circa 50 anni l’Italia ha perso dai 35 ai 40 milioni di metri quadri di coste, spiagge e arenili. Secondo una proiezione di Nomisma, un metro quadro di costa produce un reddito pari a circa 1000 euro in termini di entrate turistiche, il che significa che l’erosione ha provocato, in questo mezzo secolo, un danno al sistema Paese che si aggira sui 45 miliardi di euro, sottovalutando l’indotto. Lo rileva una ricerca svolta da BlueMonitorLab, il centro studi sulla Blue Economy in Italia, sulla base dei dati e degli studi elaborati dalla start up Corema Spiagge.Allo stesso tempo, però, secondo un’analisi di Corema Spiagge, ogni anno Stato e Regioni spendono più di 100 milioni in interventi di protezione delle spiagge, ovvero pennelli, moli, scogliere artificiali e, in parte, nel ripascimento delle spiagge stesse con materiale di risulta proveniente spesso dai greti dei fiumi. (segue)Questi interventi di protezione della costa, secondo lo studio, non hanno arrestato il fenomeno erosivo, ma anzi lo hanno accelerato: secondo le più recenti ricerche scientifiche, sottolinea lo studio, non è direttamente il moto ondoso, bensì la corrente litoranea di fondo la vera responsabile dell’erosione. Mentre le onde tendono ad accumulare a riva (prova ne sono anche le mareggiate) materiali talora ripescati anche dai fondali, le correnti generano un effetto diametralmente opposto.Le correnti, distorte da difese rigide e strutture fisse in mare a funzione protettiva, generano un effetto perverso. A questo proposito, lo studio riporta un caso emblematico, quello del litorale che dal porto di Margherita di Savoia si estende sino a Manfredonia.La costruzione del porto ha fermato il flusso di sabbia trasportato dalla corrente da sud-est a nord-ovest, creando una spiaggia amplissima a sud e un processo erosivo intenso a nord, a cui si è risposto con pennelli e barriere che hanno via via spostato l’erosione verso nord: “si sono costruite circa 25 km di opere rigide, spendendo decine di milioni di euro, senza risolvere il problema, come ammesso dalla stessa Regione Puglia”, sottolinea lo studio. Effettuando una proiezione sui prossimi dieci anni, il fenomeno erosivo è destinato ad accelerare in modo esponenziale e ciò – ribadisce la ricerca – accadrà soprattutto “se le centinaia di interventi già approvati, in carenza di un qualsivoglia studio sulle correnti sia stato anche solo abbozzato, saranno concretamente effettuati”.”Dagli anni 70 a oggi sono stati spesi quasi 5 miliardi di euro in opere di protezione che nella stragrande maggioranza dei casi hanno prodotto solo danni e più di mezzo miliardo in ripascimenti puntualmente spazzati via dalle prime mareggiate. Somme queste che si aggiungono ai danni diretti da erosione nel silenzio totale delle Regioni e dello Stato”, conclude la ricerca. LEGGI TUTTO

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    Le leggendarie spedizioni sulle montagne più alte della Terra

    MANASLU, 1983-84 Sotto la guida di Lech Korniszewski, i due scalatori Maciej Berbeka e Ryszard Gajewski, di Zakopane, in Polonia, completarono la prima ascesa invernale del Manaslu il 12 gennaio. La loro scalata fu particolarmente degna di nota perché fu la prima volta che un ottomila venne scalato durante il periodo invernale senza l’uso di ossigeno […] LEGGI TUTTO

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    Cos’è più difficile che scalare l’Everest? Far sì che gli scalatori lo rispettino

    CORY RICHARDS sedeva su una poltrona nel suo ufficio di Boulder, Colorado. Ha appoggiato con disinvoltura una gamba sul bracciolo, e un cucciolo di tre mesi di nome Rupert gli è subito saltato in grembo. “Come preferiresti morire?” chiese, accarezzando amorevolmente il cane “cadere in free solo su El Capitan o sull’Everest?” Era una domanda […] LEGGI TUTTO

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    Everest: dall’epidemia di influenza al coronavirus

    Everest campo base, Nepal – Scalare una delle montagne più alte del mondo è già un’impresa piuttosto ardua, ma immaginate di tentare l’impresa con l’influenza. Questa è la scoraggiante prospettiva che attendeva  all’inizio della Primavera dello scorso anno. I medici avevano rilevato un significativo nei rifugi ad alta quota per gli escursionisti nella regione del monte Everest, il che […] LEGGI TUTTO

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    L’ultimo sopravvissuto della storica spedizione sull’Everest di Edmund Hillary e Tenzing Norgay

    Namche Bazaar, Nepal – La storia della conquista del monte Everest da parte di Edmund Hillary e Tenzing Norgay è da tempo diventata leggenda. Ma il brivido e l’emozione di quei giorni entusiasmanti di 66 anni fa, e i colossali cambiamenti che hanno portato alle comunità locali sotto la montagna, rimangono vividamente impressi nella memoria di […] LEGGI TUTTO

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    L’incredibile storia dello Sherpa che ha portato il Wi-Fi sull’Everest

    Nota dell’editore: L’articolo fa riferimento alla situazione sull’Everest prima della pandemia di coronavirus. Monte Everest, campo base, Nepal – Gli escursionisti che ogni primavera arrivano al campo base si preparano ad affrontare miriadi di sfide, dal mal di montagna fino a valanghe e malattie infettive, per avere l’opportunità di . Eppure, arrivati al campo base, li […] LEGGI TUTTO