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    Il diavolo della Tasmania ritorna nell’Australia continentale dopo 3.000 anni

    Il motivo per cui questa specie è scomparsa dall’Australia millenni fa è sconosciuto, ed è probabilmente da ricondurre alla presenza dell’uomo: quando i primi cacciatori sterminarono la maggior parte della megafauna del continente, i diavoli della Tasmania non ebbero più niente di cui cibarsi. 
    In qualità di “animale spazzino”, il diavolo gioca un ruolo fondamentale nel mantenere un ecosistema sano ed equilibrato, e questo è il motivo per cui gli scienziati hanno cercato così fortemente di ripristinarli nel loro territorio. 
    “Abbiamo  lavorato per più di dieci anni per arrivare a questo punto”, afferma Tim Faulkner, presidente di AussieArk, organizzazione che si occupa del recupero della specie. Questo gruppo collabora strettamente con le organizzazioni non-profit Global Wildlife Conservation e WildArk per pianificare il rilascio di animali allevati in cattività in un’area recintata di circa 400 ettari chiamata Barrington Wildlife Sanctuary, appena a nord del Barrington Tops National Park in Australia orientale.
    Nonostante la tremenda reputazione, “non sono una minaccia per l’uomo né per l’agricoltura”, aggiunge. 
    Considerando che la reintroduzione degli animali non porta sempre a un esito certo, gli scienziati hanno pianificato un rilascio iniziale di 15 esemplari a Marzo di quest’anno. Il team ha monitorato i diavoli liberati con l’ausilio di collari radio e piazzato carcasse di canguro per assicurare il nutrimento agli esemplari nel primo periodo di adattamento alla nuova casa. Dopo che tutti i diavoli hanno mostrato segni di benessere, gli scienziati si sono sentiti abbastanza ottimisti da rilasciare altri 11 esemplari il 10 settembre, e ora se la cavano per lo più da soli. 
    “Sono liberi, sono là fuori”, afferma Faulkner. “Abbiamo qualche strumento di base per tenerli d’occhio, ma sostanzialmente adesso è compito dei diavoli badare a se stessi”. 
    Scacciare gli invasori 
    Per organizzare l’arrivo dei diavoli, il team di Faulkner ha recintato una grande porzione della foresta protetta di eucalipto, ha sradicato piante invasive, tolto il fogliame che avrebbe potuto causare incendi e attraverso il controllo letale a opera dell’uomo ha eliminato la volpe rossa e il gatto selvatico, predatori non autoctoni che hanno devastato le popolazioni di piccoli mammiferi del continente. LEGGI TUTTO

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    La predisposizione dei cani al gioco deriva dagli antichi lupi o dall'uomo?

    La maggior parte dei cuccioli amano giocare, che si tratti di inseguire una palla, cimentarsi nel “tiro alla fune”, o ridurre in mille pezzi un giocattolo sonoro. All’uomo, giocare con un cane generalmente porta allegria, infatti la scienza ci mostra che chi ha un cane ride molto più spesso di chi ha un gatto.
    Quindi non sorprende che la predisposizione che i cani hanno a giocare con noi possa essere stato un fattore chiave nella loro domesticazione (e potrebbe aver guidato le nostre attività di allevamento dei cani per funzioni specifiche) secondo un nuovo studio pubblicato oggi sulla rivista Biology Letters. Mentre continua il dibattito tra i ricercatori su quando, dove e come l’uomo ha iniziato ad addomesticare il cane, la maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che il primo contatto dell’uomo sia stato con l’antenato del lupo.
    Questa specie di lupo non ancora identificata iniziò probabilmente a girovagare intorno agli insediamenti umani in Germania o in Siberia tra i 20.000 e i 40.000 anni fa, in cerca di rifiuti e avanzi. Gli individui meno paurosi del branco probabilmente persero i comportamenti più selvatici e feroci, come l’ombrosità e la diffidenza, e nel tempo diventarono quegli allegri, amichevoli e leali cani domestici che riscaldano oggi i nostri cuori e le nostre case.
    In questo nuovo studio, gli scienziati hanno cercato di capire se sono stati i lupi più curiosi e amanti del divertimento a tramandare questi tratti distintivi alla nuova specie di cane domestico, oppure se l’uomo ha intenzionalmente allevato il cane in modo che sviluppasse tali caratteristiche. Ricerche precedenti, ad esempio, hanno riscontrato che alcuni cuccioli di lupo istintivamente giocano a palla con l’uomo.
    “La predisposizione al gioco dei cani probabilmente è stata importante per noi nel processo di domesticazione”, afferma il responsabile dello studio Niclas Kolm, biologo dell’evoluzione presso l’Università di Stoccolma in Svezia. In effetti, dopo aver analizzato le relazioni evolutive tra le razze canine moderne, il team ha scoperto che il loro antenato più comune, un animale simile all’attuale basenji (un tipo di cane da pastore africano), avrebbe giocato con l’uomo, sebbene a seguito di qualche incoraggiamento. 
    Hanno anche scoperto che i cani da pastore, come il Bracco ungherese e il Pastore australiano, sono “di gran lunga i più giocherelloni”, si mettono subito e attivamente a giocare, afferma Kolm. “Tutto questo ha un senso a livello pratico: se un cane vuole giocare con te, sarà più facile anche addestrarlo”, afferma, aggiungendo che i cani da pastore hanno bisogno di avere un forte legame con il loro padrone per essere efficienti, e il gioco può rafforzare questa relazione. 
    La personalità dei cuccioli 
    Quasi tutti i giovani mammiferi si dedicano al gioco, generalmente con altri individui della stessa specie. Il gioco serve allo sviluppo fisico, sociale e cognitivo, e per allenare le abilità, quali la caccia, di vitale importanza in età adulta. LEGGI TUTTO

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    Da dove nasce la nostra paura degli squali?

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